Articolo 18, reintegro nei casi di licenziamenti economici

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Vertice tra governo e maggioranza. Iter veloce per la riforma del lavoro, intesa più vicina. Il presidente del Consiglio: "Sono stati sciolti tutti i nodi"

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Mario Monti esce soddisfatto dal lungo vertice di maggioranza a Palazzo Giustiniani, che si è tenuto nella notte tra il 3 e 4 aprile, e apre alle richieste dei partiti. E, sia pur con tutte le cautele del caso, in ambienti di Pd, Pdl e Terzo Polo si parla di una trattativa sull'articolo 18 che dovrebbe prevedere, come proposto da Pier Luigi Bersani, il reintegro anche nei
casi riguardanti i licenziamenti economici. L'intesa sul nodo licenziamenti, a quanto si apprende, dovrebbe portare ad una maggiore flessibilità a favore delle aziende per le assunzioni bilanciata da una maggior flessibilità in favore dei lavoratori in uscita. La prima formula chiesta dal Popolo della libertà, la seconda dai Democratici. "Serve un sì veloce" dice il presidente del Consiglio in un'intervista rilasciata al quotidiano La Stampa.
Cauta, invece, la leader di Cgil Susanna Camusso: "Aspettiamo il testo" della riforma. (VIDEO)

Riforma, iter efficace e tempestivo - E' scattato quindi il conto alla rovescia che vede un'accelerazione improvvisa verso le correzioni alla riforma. Tanto da far commentare a palazzo Chigi: "Il governo e i leader delle forze politiche di maggioranza si sono impegnati per un iter di approvazione efficace e tempestivo per la riforma in Parlamento". A convincere il premier ad 'aprire' alle modifiche è stato il pressing dei partiti di maggioranza. E probabilmente anche la continua 'moral suasion' del Quirinale che attende una 'telefonata' del Prof ed una sua salita al Colle per presentare il testo definitivo della riforma.

Il lodo del Pd: reintegro anche nei casi di licenziamenti economici - A smuovere le acque il cosiddetto 'lodo' proposto dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Il quale ha messo sul piatto del premier la possibilità di un accordo politico con tutta la maggioranza. Individuando un punto di caduta, "l'equilibrio" da ricercare per assicurare alla riforma del mercato del lavoro e alla modifica dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, un cammino spedito in Parlamento e soprattutto senza ricadute cruente sul tessuto sociale del Paese. E cioè, l'accettazione della possibilità di reintegro anche nei casi di licenziamenti economici, come chiede il Pd, da compensare andando incontro ad alcune richieste del centrodestra sulla flessibilità in entrata. Un accordo che sembra accontentare anche il Terzo Polo, nella convinzione che una maggiore flessibilità nell'ingresso sul mercato del lavoro non pregiudicherebbe le tutele del lavoratore ma creerebbe più opportunità di impiego.

Licenziamenti, reintegro possibile se illegittimi -
Secondo quanto spiegato da fonti tecniche la proposta di mediazione potrebbe prevedere il rafforzamento del ruolo della commissione di conciliazione tra azienda e sindacati in cui è possibile il ricorso al giudice solo in seconda battuta. L'onere della prova tornerebbe a carico del datore di lavoro. Una delle ipotesi sul tavolo è quella appunto in cui si prevede che se il giudice ritiene che ci sia stato un abuso
nella scelta del licenziamento economico si possa stabilire il reintegro. Sarebbe, quindi, il giudice a pronunciarsi, ma resterebbe l'istituto del licenziamento economico (e il non
reintegro), anche se verrebbe ridotta quindi la possibilità di applicare questa norma.

Il pressing del Colle - Sulla scorta di questo 'lodo' il premier ha avviato i suoi contatti: una girandola di incontri la maggior parte dei quali tenuti segreti. Il tutto sotto la vigile attenzione del Colle che in tutti i modi ha cercato in questi giorni di favorire un progresso positivo alla riforma chiesta, tra l'altro, dall'Europa. Giorgio Napolitano aveva ipotizzato che il testo del ddl potesse essere sottoposto alla sua firma a breve e il 3 aprile ha rinnovato la sua disponibilità: "Ho un recapito telefonico. Chi mi cerca mi trova" ha detto rientrando dalla Giordania.
Mario Monti in gran segreto aveva lasciato nel pomeriggio di ieri palazzo Chigi con una auto 'civetta' e si era fatto accompagnare al suo studio a palazzo Giustiniani. Lì ha prima incontrato il segretario del Pd il quale gli ha prospettato le modifiche necessarie per cercare di arrivare ad un punto che possa tenere in 'equilibrio' le istanze di tutte le componenti della maggioranza e le esigenze dell'esecutivo. Un compromesso che parrebbe aver convinto il premier che si sarebbe detto pronto ad accogliere le richieste in presenza di un via libera di tutti e tre i leader di 'ABC'. "Se c'è l'intesa tra tutti non sarò certo io a mettermi di traverso...".

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