Lavoro, finte Partite Iva e l’incognita ordini professionali

Il logo del blog "Iva sei partita"
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Nelle linee guida della riforma è scomparsa la clausola che escludeva dalle nuove norme architetti e ingegneri. Il blog Iva sei partita, che aveva protestato con una lettera al ministro Fornero: “Un primo passo, ma in Parlamento può succedere di tutto”

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di Chiara Ribichini

Un segnale culturale, un primo passo. Ma l’obiettivo finale, quello di stanare le finte partite Iva anche tra gli ordini professionali, resta ancora lontano. Così definisce le nuove norme contenute nelle linee guida della riforma del lavoro messe nero su bianco dal Consiglio dei ministri il 23 marzo (qui il testo integrale) Paola Ricciardi di Iva sei partita, un blog nato circa un anno fa con l’intento di “creare una rete” di architetti e ingegneri che lavorano con questa formula contrattuale pur essendo, di fatto, dei dipendenti. Nella bozza diffusa dall’esecutivo, infatti, è stata eliminata la clausola che escludeva dalle nuove regole gli appartenenti agli ordini professionali. Nuove misure, quelle sulle Partite Iva, pensate per stanare gli usi impropri di questa forma contrattuale, che stanno animando il dibattito in questi giorni, tanto che sulle pagine del Corriere della Sera di martedì 27 marzo campeggia una lettera del ministro Elsa Fornero di risposta a Dario Di Vico, che in un editoriale metteva in guardia dal rischio di equiparare tutte le partite Iva a forme di abuso, cancellando di fatto i lavoratori autonomi per scelta.

Allo stesso ministro Fornero aveva scritto una lettera di protesta l’associazione Iva sei partita, proprio per chiedere di togliere la clausola che era contenuti nei primi documenti circolati e che escludeva gli ordini professionali dalla riforma. “Era assolutamente incostituzionale - sottolinea l’ingegner Paola Ricciardi - Non c’è alcuna incompatibilità tra tempo indeterminato e iscrizione a un ordine professionale. Che si tratti di architetti, ingegneri o di giornalisti. Il fatto che nelle linee guida non ci sia più non vuol dire però che nella riforma non ci sarà. Quella uscita da Palazzo Chigi è solo una bozza, non il testo definitivo e in Parlamento può succedere ancora di tutto. Senza contare che non abbiamo avuto nessuna risposta alla nostra lettera”. Sul blog si parla però di “obiettivo raggiunto”. “Pensiamo che sia comunque una piccola vittoria perché il fatto che il governo abbia tolto un riferimento così esplicito agli ordini professionali che stanno ragionando sul tema” spiega Ricciardi.

Le nuove regole sul lavoro al vaglio del Parlamento mettono dei paletti ben precisi per evitare il proliferare delle finte partite Iva. “Si considera che il rapporto sia di collaborazione continuativa quando supera i sei mesi di tempo o determina il 75% del reddito complessivo”, si legge sul documento del Consiglio dei ministri. In questi casi scatta il contratto a tempo indeterminato. Per Iva sei partita però “non è una riforma perfetta perché affida tutto ai controlli. E di controlli io e i miei colleghi finora non ne abbiamo mai visti. Se non si fa prima un sistema di revisione dell’ispettorato di lavoro e delle sue forme di funzionamento è tutto inutile. E’ meglio fare una legge che anche al datore di lavoro conviene non eludere piuttosto che fare un controllo dove si annida la corruzione” osserva Paola Ricciardi. Dall’altro lato si tratta comunque di misure in grado di dare “un segnale culturale positivo perché finalmente il governo mostra di volersi interessare a questa problematica. Proprio per questo sarebbe gravissimo escluderci perché si farebbe passare il principio che le finte partite iva tra gli iscritti agli ordini professionali non esistono. Anche se si tratta di lavoratori che timbrano il cartellino e seguono un orario di lavoro da dipendente”.

Numeri “ufficiali” sulle finte partite Iva non esistono. Proprio per cercare di inquadrare meglio il fenomeno e “contarsi”, l'associazione Iva sei partita ha diffuso un questionario. “Su circa 1000 modelli raccolti abbiamo rilevato l’80% di utilizzi impropri di questo contratto in sostituzione a un tempo indeterminato” sottolinea Ricciardi. Uscendo dai nostri confini, “ci risulta che a livello europeo le due nazioni dove dilagano le finte partite Iva sono l’Italia e la Grecia. Anche in Spagna c’era una situazione simile alla nostra. Con una differenza: fino alla crisi gli architetti spagnoli erano pagati bene, più del doppio dei nostri. Poi il meccanismo si è inceppato e tanti professionisti si sono ritrovati disoccupati”.
Dario Di Vico, sul Corriere della Sera del 25 marzo, parla di “uno stock in Italia di circa 5 o 6 milioni di partite Iva”. E sottolinea l’importanza della compresenza in questo “stock” di figure assai diverse. “Accanto a molte finte partite Iva esistono persone che hanno scelto coscientemente il lavoro autonomo” e di cui il governo deve tener conto. Nel testo della riforma, scrive Di Vico, “si è invece costituita un’equazione tra lavoratore professionale con Partita Iva e irregolari del mercato di lavoro”. Parole alle quali il ministro Fornero ha risposto assicurando che il governo si impegnerà in questo senso. “Tutte le questioni relative al mercato del lavoro implicano la ricerca di un difficile equilibrio tra opposti interessi. Il che significa, nel caso indicato da Di Vico, contenere gli abusi valorizzando il lavoro autonomo”.

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