Lavoro, Bonanni: dalla Camusso pretesti per litigare

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Continua a far discutere la riforma del governo. Mario Monti assicura: il testo non si cambia. Dario Franceschini (Pd): il presidente del Consiglio ha tradito la promessa. E il numero uno della Cisl attacca la leader della Cgil. LA RASSEGNA STAMPA

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(in fondo tutti i video sulla riforma del mercato del lavoro)

Mario Monti a Cernobbio difende la sua riforma del mercato del lavoro
e avverte: nessuno può pensare che la formula "salvo intese" possa rappresentare un viatico per mettere le mani sul testo appena varato (pdf). Il governo va dunque avanti sulla riforma del lavoro, se ne "assume tutte le responsabilità", riconosce soltanto "l'ultima parola al Parlamento". E' quanto basta per far dire ad Angelino Alfano che la scelta del disegno di legge rispetto a quella più netta del decreto di fatto indebolisce la compagine dei professori (VIDEO). Intanto il tema del lavoro continua a occupare le prime pagine di tutti i giornali italiani (guarda la rassegna stampa nel video in alto).

Bonanni attacca la Camusso -
"Il segretario della Cgil va cercando solo pretesti per litigare", "invece di perdere tempo in polemiche inutili bisognerebbe cercare di mettere da parte le divergenze di opinione e aprire con il governo un discorso sulla crescita". Lo dice in un'intervista al Mattino il leader della Cisl Raffaele Bonanni. Una riforma formato-disegno di legge è per il sindacalista "più positiva", diversamente da quanto "avvenuto con le pensioni". In questo modo, precisa, "è tutto migliorabile" anche se "oggettivamente" l'articolo 18 è blindato. Per Bonanni la sua riformulazione non porterà a licenziamenti facili: "E' frutto delle pressioni della Cisl la norma per il reintegro contro gli abusi sui licenziamenti per motivi economici. Insieme all'introduzione del rito processuale veloce per le controversie in materia di licenziamento contribuisce a dare più garanzie affinché nella disciplina del licenziamento individuale e nelle modifiche apportate all'articolo 18 resti forte la tutela del lavoratore rispetto alle discriminazioni. E poi sulle tipologie contrattuali e sugli ammortizzatori vengono confermati i contenuti discussi e valutati positivamente dalla Cisl". Sulla riforma, aggiunge, "non ho cambiato opinione, l'ha cambiata il governo rafforzando la parte che ho chiesto".

Franceschini: "Non si tocchino i contratti in vigore" -
Si torni a lavorare sulla "traccia" indicata dallo stesso premier durante il suo intervento in Senato a novembre per la prima fiducia, "differenziando le regole per i nuovi assunti da quelle per i contratti già in essere". Lo dice a Repubblica il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini, sottolinenando che il Partito democratico sarà impegnato in Parlamento per proporre modifiche al testo sulla riforma del lavoro. "Nessuno mette in discussione il sostegno al governo - spiega -. E penso che il cambiamento di quella norma sui licenziamenti per motivi economici non possa avvenire con maggioranze occasionali: né riproponendo la vecchia opposizione più la Lega, né con un arco di forze contro il Pd". Anche per il Pd, precisa Franceschini, c'é l'impegno a 'chiudere' la riforma del lavoro entro l'estate: "il testo modificato - afferma - potrebbe essere approvato entro gli stessi termini di un decreto legge". La norma sull'art.18, aggiunge, "è sbagliata sia per gli effetti individuali che produce, sia per l'impatto psicologico in un Paese già impaurito".

Ichino: "Articolo 18 agli statali? Andrebbe solo applicato" - "In linea teorica i pubblici non sono esclusi" dalla riforma del lavoro, "il Testo unico del 2001 estende a quasi tutto l'impiego pubblico anche l'applicazione dell'articolo 18, salvo i casi di eccedenza di organico superiori ai dieci dipendenti, per le quali è prevista una procedura speciale di mobilità". Lo dice alla Stampa il senatore del Pd e giuslavorista Pietro Ichino, sottolineando che in tal senso "l'ostacolo" è rappresentato dal fatto che "se il giudice condanna l'amministrazione a pagare al lavoratore licenziato un risarcimento, il dirigente che ha adottato il provvedimento può essere ritenuto responsabile verso l'erario per il danno" e nessun dirigente pubblico è disponibile a "correre questo rischio". Ecco perché, aggiunge, servirebbe una norma specifica "che esentasse il dirigente, in questo caso, dalla responsabilità' erariale". Per Ichino non c'è la necessità di cambiare le norme in vigore, salvo che per l'aspetto del danno erariale, ma serve piuttosto "cominciare ad applicare" le norme che già esistono. "Quando una norma non viene mai applicata - aggiunge -, è in qualche misura inevitabile che si perda il ricordo di che cosa essa dice esattamente".

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