Lavoro, Monti dice addio alla concertazione

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Il premier e il ministro Fornero presentano la riforma. Molti quotidiani sottolineano il metodo scelto dal governo, che va avanti nonostante il no della Cgil. Letture diverse sull'Articolo 18. Corriere: "varrà per tutti". Sole 24 Ore: “addio per tutti”

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(In fondo all'articolo tutti i video sulla conferenza stampa di governo e sindacati del 20 marzo)

La riforma del mercato del lavoro, articolo 18 compreso, passa senza l'accordo firmato dalle parti sociali. Il governo ricorre alla strada del "verbale" per registrare le varie posizioni in campo, su cui si baserà la proposta che presenterà al Parlamento. Con uno strumento legislativo che va deciso: potrà essere un disegno di legge delega o un decreto. Si apre lo scontro con la Cgil, che giudica l'impianto "totalmente squilibrato" e incentrato "unicamente sui licenziamenti facili", dice il numero uno Susanna Camusso. Che promette battaglia e mobilitazione: "Faremo tutto ciò che serve per contrastarla".

Per giovedì 22 marzo è fissato un nuovo incontro tra Governo e parti sociali, l'ultimo, quello "conclusivo", in cui si presenteranno i testi definitivi e si stilerà il verbale. Ma intanto la riforma presentata da Mario Monti e Elsa Fornero è al centro degli editoriali di tutti i giornali italiani (guarda la rassegna stampa nel video in alto).

"Articolo 18, addio per tutti", titola Il Sole 24 Ore. "Il nuovo articolo 18 varrà per tutti", scrive il Corriere della Sera. Due letture diverse sullo stesso tema.

Ma molti quotidiani si concentrano sul metodo utilizzato dal governo per portare avanti la riforma. Cioè lo stop alla cultura della concertazione annunciato dal premier Mario Monti. "La concertazione, che pure non dimentichiamo era stata definita come «la nostra Costituzione materiale», ieri è andata in pensione. Davanti all'incapacità del sindacato di presentarsi a Palazzo Chigi con una proposta credibile, una piattaforma capace di delineare un nuovo tipo di scambio all'altezza delle sfide che si devono affrontare in un'economia integrata, il governo Monti alla fine ha tirato dritto", scrive Dario Di Vico nel suo editoriale in prima pagina sul Corriere della Sera. Di "velo strappato" parla invece Massimo Giannini su Repubblica. Critica l'Unità che affida a Luigi Mariucci un commento dal titolo "Articolo 18, così non va". "Chi si ricorda il Circo Massimo?", si chiede invece Il Manifesto in riferimento alla manifestazione di piazza di dieci anni fa, a Roma, in difesa dell'articolo 18. Proprio una grande foto della mobilitazione del 2002 accompagna il titolo di prima pagina del "quotidiano comunista": "Parliamone".

"Tabù" è una delle parole più utilizzate dagli editorialisti a proposito della modifica dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. "Infranto il grande tabù", è il titolo del commento de Il Sole 24 Ore: "Quando sarà smaltita la lettura ideologica della riforma, resterà un compromesso equilibrato che protegge di più i giovani nella fase di ingresso nel mercato del lavoro e tutela, senza eccessi e con strumenti di normale uso in Europa, chi dal mercato debba uscire", scrive Alberto Orioli, vicedirettore del quotidiano di Confindustria. "Fine di un tabù italiano" è invece il titolo del commento firmato da Oscar Giannino sulla prima pagina del Messaggero. Stessa parola per La Stampa con un articolo firmato da Paolo Baroni: "Ma il governo ha superato i vecchi tabù". Il riferimento in questo caso è più al metodo scelto dal governo per portare avanti la riforma.

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