Palermo: caos candidature. E si spacca pure il Terzo polo

Il candidato sindaco di Palermo Massimo Costa, 34 anni
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Fli ed Mpa (ma non l'Udc) ritirano il sostegno a Massimo Costa, dopo la sua apertura al Pdl. E candidano Alessandro Aricò. Lanciando una sfida interna al centrodestra per il Comune. Intanto nel centrosinistra è ancora aperto il caso primarie

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di Serenella Mattera

Si definisce un ‘problem solver’. Ma Massimo Costa qualche problema finora sembra averlo creato. Almeno al Terzo polo. Innescando nel centrodestra di Palermo la scintilla di un ‘caso’ politico quasi pari per forza dirompente all’inattesa vittoria di Fabrizio Ferrandelli alle primarie del centrosinistra.
Con la sua decisione di accettare il sostegno del Pdl per la corsa alla poltrona di sindaco, Costa ha infatti perso il sostegno di Fli e Mpa, che a stringere patti con ‘gli eredi di Cammarata’ non ci pensano proprio. E il Terzo polo così si sfalda. Perché l'Udc è invece orientato a restare con Costa, insieme al Pdl.

La rottura – Massimo Costa è stato lanciato un mese fa dal Terzo polo come candidato sindaco di Palermo. A lui, 34enne presidente del Coni siciliano, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Raffaele Lombardo hanno dato la loro benedizione. Ma nel giro di poche settimane l'idillio si è rotto. Ed è arrivata la frattura insanabile.
Cosa è successo? “Il Pdl se decide di condividere il mio programma, è ben accetto”, ha detto qualche giorno fa Costa, aprendo al partito di Angelino Alfano. E la cosa ha mandato su tutte le furie non solo i finiani, ma anche l’Mpa di Lombardo. "Una prova di tafazzismo", l'ha definita in un tweet il vicepresidente di Fli Italo Bocchino.
Ma Costa non ha fatto marcia indietro. E così Fli e Mpa hanno deciso di “costruire a Palermo una lista del Terzo polo alternativa alla sinistra e alla gestione fallimentare di Cammarata”. Una scelta, ha spiegato Fini ai suoi, che non deriva da una chiusura pregiudiziale al Pdl, ma dal veto su chi a livello locale si presenta in continuità con l’ex sindaco Diego Cammarata. E anche da una bocciatura, sottolineano dentro Fli, a un candidato, Costa, che ha rivelato una certa “spregiudicatezza”.
Finiani e lombardiani (insieme ad Alleanza per la Sicilia e i liberali di Stefano De Luca) sosterranno adesso Alessandro Aricò, 36 anni, deputato regionale e coordinatore provinciale dei futuristi. L’Api di Rutelli non si è ancora schierata. Mentre l’Udc pare orientata a restare con Costa. Fermo restando, sottolineano i finiani, che l’alleanza nazionale con il partito di Casini non è in discussione.
Gli avversari già contestano ad Aricò di essere stato membro della giunta di Cammarata. Ma lui ribatte: “Sono stato fino al 2008 assessore, ma poi ruppi e mi misi in contrapposizione con l'ex sindaco”.

La scelta del Pdl – Proprio nel giorno in cui si è consumata la rottura definitiva tra Fli-Mpa e Costa, intanto, il Pdl ha sciolto gli indugi, dopo settimane di incertezza. E ha deciso di convergere su Costa, abbandonando l’ipotesi di candidare a sindaco il consigliere regionale Francesco Cascio.
Dunque, il presidente del Coni siciliano è al momento il nome su cui puntano Udc, Pdl e Grande Sud, di Gianfranco Miccichè. Va da solo invece il Pid (partito nato in Sicilia per scissione dall’Udc), che sosterrà un altro candidato: Marianna Caronia, ex vicesindaco della giunta Cammarata.

Il nodo centrosinistra – E mentre a destra si compone il variegato quadro dei contendenti alla poltrona di sindaco, il centrosinistra palermitano è ancora nelle secche di primarie fratricide. Il comitato dei garanti potrebbe oggi pronunciarsi sul ricorso di Rita Borsellino contro il vincitore (di misura) Fabrizio Ferrandelli.
Lui ha iniziato la campagna elettorale, sicuro che la vittoria gli sarà riconosciuta. Ma resta l’incognita Idv. Perché Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo e grande sostenitore della Borsellino, continua a tuonare contro una consultazione “macchiata da brogli e anomalie” e minaccia di correre con un candidato Idv, sostenuto magari anche da Verdi e Federazione della sinistra.
“Prima di ufficializzare la nostra posizione aspettiamo, fiduciosi e rispettosi, i risultati delle verifiche del comitato dei garanti e della magistratura”, dice Antonio Di Pietro, lasciando la porta aperta a una corsa in solitaria. Ma il partito (esclusa l’area pro-Ferrandelli capitanata da Sonia Alfano) è sempre più lontano dal vincitore delle primarie. “Ci separa un abisso etico – dice il capogruppo idv Massimo Donadi – Ferrandelli sempre più dimostra di essere soltanto il cavallo di troia di Lombardo”.

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