Riforma del lavoro, al via gli incontri bilaterali

1' di lettura

Continua la trattativa tra governo e sindacati. Sul tavolo i temi della flessibilità e dell'articolo 18. Ma si allontana l'ipotesi di un accordo. Le parti sociali infatti non sono convinte dei nuovi ammortizzatori sociali

Guarda anche:
Riforma del lavoro: il governo accelera, i sindacati frenano
Monti: "L'articolo 18 scoraggia gli investimenti"
Fornero a SkyTG24: "Siamo per la flessibilità buona"

(in fondo all'articolo tutti i video sulla riforma del lavoro)

Settimana decisiva per la riforma del lavoro, col governo che vuole chiudere entro il 23 marzo. Da oggi, martedì 13 marzo, il ministro Fornero avvierà una serie di incontri bilaterali sulla flessibilità in uscita e quindi sull'articolo 18, e invierà alle parti sociali due documenti: uno sul tema dei contratti, l'altro sulla parte della riforma degli ammortizzatori. Per lunedì è previsto un ulteriore incontro con il premier Monti.

Il futuro della cassa integrazione - Tra le novità annunciate nel corso dell'incontro di lunedì da parte di Elsa Fornero, c'è che la cassa integrazione straordinaria (Cigs) resterà anche con la riforma del lavoro che il governo sta predisponendo, ma non varrà più per i lavoratori delle aziende che annunciano la chiusura.  L'altra è l'Assicurazione sociale per l'impiego (Aspi), lo strumento che riassorbirà tutta una serie di indennità e sostegni al reddito oggi in funzione e nati come strumenti ordinari o straordinari per tamponare le crisi del lavoro. Una nuova indennità che, a seconda dei casi e dei lavoratori, taglierà o aumenterà, la durata e l'entità dei sussidi di disoccupazione. La terza è la deadline della trattativa. Tutto deve essere pronto per il 23 marzo al massimo prima che il presidente del consiglio Mario Monti parta per una visita in Asia.

Il nuovo sistema - L'Aspi affiancherà la Cassa integrazione guadagni ordinaria e la straordinaria, che continueranno a sopravvivere, ma la seconda non potrà più essere concessa ai dipendenti delle aziende che chiudono i battenti, facendo sparire uno degli strumenti utilizzati insieme alla mobilità per accompagnare alla pensione i dipendenti più anziani delle aziende decotte.
L'Aspi prenderà il posto dell'indennità di mobilità, degli incentivi di mobilità, della disoccupazione per apprendisti, della Cig in deroga e delle una tantum per i cocopro. Si applicherà a tutti i lavoratori privati con contratto a tempo indeterminato e indeterminato e agli stagionali della pubblica amministrazione. Nelle intenzioni del governo dovrà andare a regime a partire dal 2015, ovvero due anni prima di quanto inizialmente preventivato. Ma, secondo alcune indiscrezioni di stampa, verrà introdotta in modo flessibile a seconda dell'età dei lavoratori, più velocemente per i più giovani, più lentamente per i lavoratori più anziani, arrivando così a regime nel 2017. I requisiti per accedervi sono: 2 anni di anzianità e almeno 52 settimane di lavoro nell'ultimo biennio. Dura 12 mesi, 15 per i lavoratori over 58. Si abbatte del 15% dopo i primi 6 mesi e di un ulteriore 15% dopo altri 6. Sarà finanziata con un'aliquota diversa a seconda del tipo di lavoratori. Nel complesso riduce i tempi di percezione dei sussidi che oggi, almeno nel caso della mobilità, possono arrivare anche a 36 mesi e più. L'Aspi prevede un'indennità con un tetto a 1.119 euro.

Perplessità sindacali
- Ai sindacati il nuovo sistema non è piaciuto perché "riduce le coperture temporali senza che si arrivi ad un sistema universale" come ha sintetizzato il segretario della Cgil Susanna Camusso (VIDEO). Per Raffaele Bonanni l'accelerazione del passaggio all'Aspi "in un momento di crisi, crea preoccupazione: sarà un'ecatombe sociale", ha sentenziato nel corso della conferenza stampa tenuta al termine dell'incontro.
Per il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, poi, il governo avrebbe "sovrastimato i costi del sistema: hanno fatto riferimento a stime troppo pessimistiche oppure le cifre eccessive hanno motivi strumentali". (VIDEO) Probabile che, dovendo tirare i fili del confronto, il ministro Fornero si sia tenuta stretta in modo da avere qualche margine nella trattativa. Insomma, ieri, avrebbe presentato ai sindacati l'opzione minima. Anche perchè probabilmente, come ha ammesso la professoressa torinese, sulle cifre il governo non ha ancora le idee chiare. Un documento più dettagliato sarà fornito questa mattina alle parti sociali insieme ad una bozza di documento per la parte che riguarda la revisione dei contratti.

Dieci giorni di passione - Ora la trattativa deve affrontare lo scoglio più difficile. La flessibilità in uscita, l'articolo 18, e mettere a punto il dettaglio di tutta la complessa riforma del ministro Fornero. Il risultato, si sa, è scontato.  Il governo, lo ha detto, andrà avanti con o senza la firma delle parti sociali, anche le piccole imprese ieri hanno protestato per l'aumento del costo del lavoro che il nuovo sistema comporterà e il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, teme il passaggio troppo rapido all'Aspi. E probabilmente sarà proprio la distribuzione dei sacrifici l'asso nella manica del governo che spunterà le unghie alle parti sociali.

Leggi tutto