Tangenti, si dimette il braccio destro di Davide Boni

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Davide Ghezzi, indagato per corruzione insieme al presidente del Consiglio regionale della Lombardia, lascia l’incarico di capo della segreteria. Intanto, l’esponente leghista ribadisce la sua innocenza. Formigoni: “Amareggiato per il quadro che emerge"

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Mentre il presidente del Consiglio della regione Lombardia, Davide Boni, ribadisce la sua innocenza e l'intenzione di non dimettersi, il suo braccio destro, Dario Ghezzi, fa un passo indietro e lascia il posto di capo della segreteria.
Entrambi gli esponenti leghisti sono indagati dalla Procura di Milano per corruzione in un filone di indagine su presunte tangenti per concessione di aree edificabili nel Comune di Cassano D'Adda. I fatti risalgono al periodo in cui Davide Boni era assessore regionale all'Edilizia e al territorio.

Il ritorno in aula - Martedì 13 marzo, Davide Boni è tornato in Consiglio regionale della Lombardia (GUARDA LE FOTO), ma si è seduto sui banchi della Lega Nord lasciando condurre i lavori dell'assemblea al vicepresidente Carlo Saffioti. Ha infatti scelto di stare affianco dei colleghi di partito e non sedersi, come al solito, sullo scranno della presidenza.
Prima dell'inizio dei lavori in aula, però, il presidente del Consiglio regionale ha inviato una email a tutti i consiglieri in cui conferma di non volersi dimettere. "Intendo proseguire", ha scritto l'esponente della Lega, sostenendo fra l'altro che le accuse "non hanno la minima influenza sul ruolo di rappresentante di garanzia che esercito".
Intanto, però, Dario Ghezzi, capo della segreteria di Boni, ha scelto di fare un passo indietro.

Boni: "Sfido chiunque a trovare un euro nelle mie tasche" - "Si parla di somme di denaro ricevute ma sfido chiunque a trovare anche un solo euro nelle mie tasche, che non sia frutto del mio lavoro o che non sia frutto di versamenti o elargizioni ufficiali e dettagliatamente documentabili" ha invece ribadito Boni nella missiva indirizzata ai colleghi.
Il presidente del Consiglio della regione ha inoltre ringraziato tutti coloro che gli hanno manifestato solidarietà e, a proposito delle accuse mosse a suo carico dai pm, ha precisato di non aver alcuna intenzione di "parlare di complotti, né tanto meno di critiche per un uso strumentale della giustizia da parte dei magistrati inquirenti".

Forimigoni: "Si va avanti, maggioranza compatta" - Interviene anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, beccato in un imbarazzante fuorionda da un giornalista del Fatto quotidiano (il video). Si dice "amareggiato per il quadro che sta uscendo" dopo gli scandali che hanno colpito in particolare la  Giunta e che hanno visto via via coinvolti prima Filippo Penati, poi Nicoli Cristiani e ora Davide Boni. Tuttavia, ha aggiunto Formigoni, gli stessi lombardi "sanno che prima di passare da ipotesi accusatorie alle sentenze ci sono molti  spazi". Quanto al caso Boni in particolare "la maggioranza - ha sottolineato Formigoni- è salda e compatta. Certo il quadro  accusatorio è grave -ha concluso- ma lasciamo che sia la magistratura a emettere giudizi".



Inammissibile la mozione di censura - Di diverso avviso le opposizioni che hanno depositato una a mozione urgente 'di censura' nei suoi confronti. Il documento sottoscritto da Pd, Idv, Udc, Sel e Pensionati che chiedeva le dimissioni del presidente del Consiglio regionale è stato però dichiarato inammissibile.
Il vicepresidente Carlo Saffioti non ha infatti ammesso la discussione al Pirellone della mozione. Immediata la reazione dei gruppi di Idv e Sel, che hanno abbandonato i lavori. Il Pd (così come l'Udc) ha invece deciso di rimanere in Aula, ma di "non intervenire né votare" i provvedimenti all'ordine del giorno.
La mozione presentata dalle opposizioni ribadiva il principio della presunzione di innocenza, ma sul piano politico evidenziava anche che "a fronte di una situazione che sta diventando ogni giorno più insostenibile le risposte dell'Amministrazione regionale non possono essere quelle di chi inventa irrealistici e presunti complotti e di chi si esercita nel tentativo di derubricare i fatti a semplici comportamenti censurabili di alcuni consiglieri".

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