Primarie a Palermo, Bersani sotto attacco

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Il risultato nel capoluogo siciliano, che ha premiato il candidato più centrista Fabrizio Ferrandelli, rimette in discussione la linea del Pd. Per Letta e i veltroniani la "foto di Vasto" ormai non esiste più

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Pierluigi Bersani cerca di calmare le acque, ma è burrasca nel Pd il giorno dopo le primarie a Palermo. La vittoria al fotofinish di Fabrizio Ferrandelli sulla candidata ufficiale di Pd Idv e Udc Rita Borsellino scatena le polemiche di chi, come il vicesegretario Enrico Letta e i veltroniani, vedono in questo voto la bocciatura della 'foto di Vasto'. Al netto delle polemiche locali su brogli e interferenze, l'eco della sconfitta della Borsellino si ripercuote sulla segreteria democrat, che aveva sposato in pieno la candidatura. L'area Modem chiede che si convochi una direzione al più presto, e dalla segreteria ricordano che è già convocata per la fine di marzo. Ma il dibattito investe anche lo strumento delle primarie.

Bersani smorza i toni e rilancia la necessità di una riforma del meccanismo delle primarie. "A Palermo - afferma - c'è un risultato al fotofinish, vedremo il risultato e il giorno dopo sosterremo il candidato vincente", ma senza Rita Borsellino sarebbero state "primarie demidiate" e comunque ora bisogna vincere "le secondarie". Quanto al dibattito politico, per il leader Pd "le primarie non sono mai pranzi di gala, certo non debbono essere nemmeno rese dei conti". "La gente le vuole e le si fa, si devono fare meglio ma non si può buttare via uno strumento del genere". Semmai, in vista della riforma più volte calendarizzata e finora rinviata, "la vera correzione sarà di mettere la politica prima delle primarie, la politica deve decidere il se e il come", anche rispetto alla possibilità di avere più candidati del Pd.

Beppe Lumia, grande elettore di Ferrandelli, va giù pesante: "Adesso ascolteremo la base e decideremo se dobbiamo chiedere le dimissioni di Bersani oppure no". Nicola Latorre e Matteo Orfini difendono il segretario: "E' indecente che si cerchi di strumentalizzare i risultati delle primarie di Palermo per vicende nazionali". Ma la polemica, tenuta abbastanza sotto traccia dopo le primarie di Genova, è scoppiata. E a poco valgono le rassicurazioni di Bersani sul fatto che il Pd ha vinto in 18 delle 23 primarie di coalizione a cui ha partecipato in quest'ultimo anno. Sulle primarie in sé, un esponente vicino a Dario Franceschini spiega: "Il problema non è se nel voto ci sono stati brogli, ma che nel voto, come dimostra l'alta affluenza in controtendenza, ci siano state interferenze politiche. Le primarie, per essere salvate, vanno cambiate. Non possono votare tutti, altrimenti il rischio di inquinamento è reale. Una riforma si deve fare, ma subito, o almeno non appena si saranno svolte le amministrative e in previsione della riforma della legge elettorale".

Ma più di tutto è la 'foto di Vasto' che molti nel partito vogliono archiviare per sempre. E i veltroniani, da Walter Verini a Giorgio Tonini, chiedono che si convochi subito una direzione per decidere la linea politica del partito nelle alleanze. "Vasto, non Vasto - afferma da parte sua Enrico Letta - al tempo giusto le alleanze nella politica di domani non potranno non farsi sui sì e sui no alle varie politiche di governo oggi". E proprio dalla foto di Vasto e dal giudizio sul governo Monti passerà il dibattito della direzione nazionale di fine marzo, un dibattito che difficilmente per il Pd si potrà esaurire in quella sede.

Ma a scompaginare ancora di più le carte in tavola arriva la proposta del vendoliano Claudio Fava, che dal sito di Sel, spinge Rita Borsellino a ignorare il risultato delle primarie e a candidarsi lo stesso. Nel sottolineare l'accresciuta partecipazione infatti, Fava osserva che "in quei diecimila voti in più rispetto alle scorse primarie c’è una quota di cresciuta partecipazione spontanea, ma ci sono soprattutto vagonate di voti che di spontaneo e di partecipato non hanno nulla. E che poco o nulla hanno a che fare anche con il PD."

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