Ici alla Chiesa per poi ridurre la pressione fiscale

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Il provvedimento nel pacchetto Liberalizzazioni. Via libera al decreto Semplificazioni. Salta il fondo per tagliare le tasse. Lotta ai furbetti dello scontrino. Lavoratori interinali equiparati ai dipendenti

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Arriva l'Ici sui beni commerciali della Chiesa


Il decreto semplificazioni; a partire dal 2013 la Chiesa pagherà l'Imu; salta il fondo taglia tasse. Questi gli argomenti in prima pagina sui quotidiani in edicola sabato 25 febbraio. (LA RASSEGNA STAMPA). Schede, grafiche, interviste per cercare di comprendere le misure contenute nel pacchetto delle semplificazioni fiscali approvato dal Cdm venerdì 24 febbraio, ma con qualche pezzo perso per strada rispetto alle indiscrezioni dei giorni precedenti. (Qui il comunicato del Consiglio dei ministri)

Tagli alle tasse, il fondo non c'è - "Dietrofront del governo. Salta il fondo taglia-tasse". Così titola a pagina 2 il quotidiano Repubblica che nell'articolo a firma di Roberto Petrini spiega il perché della retromarcia sul fondo per cominciare a pensare ad un abbassamento della pressione fiscale a partire dal 2014.
"La motivazione (...) è che promettere fin da oggi una diminuzione delle tasse sarebbe prematuro date le condizioni della finanza pubblica e l'obiettivo di pareggio di bilancio".
(Qui l'infografica del Corriere della Sera con i provvedimenti approvati in Cdm)

Imu alla Chiesa dal 2013  - "L'allarme dei salesiani. Con la nuova imposta chiuderemo le scuole" dice Don Zanini a Giacomo Galeazzi nell'intervista rilasciata a La Stampa. (GUARDA IL VIDEO).
E' stato infatti sciolto il nodo dell'Imu-Ici sugli immobili della Chiesa: è stato depositato l'emendamento del governo al Senato, dove si sta esaminando il decreto Liberalizzazioni.
Arriva così l'Imu sui bar degli oratori e sui negozietti dei santuari, ma anche nei pensionati e sulle cliniche gestite da religiosi. Non basterà più infatti che l'attività non commerciale sia "prevalente" per non pagare la nuova imposta che ha sostituito l'Ici. L'esenzione varrà a partire dal 2013, solo per i locali nei quali si svolge "in modo esclusivo" attività no-profit. Salvi dunque i luoghi di culto o i locali nei quali si fa solo opera di assistenza, per fare un paio di esempi. Per gli immobili con utilizzazione mista occorrerà distinguere i metri quadrati dove si fanno commercio e guadagni e dove no.
Le novità valgono per gli immobili della Chiesa ma non solo. Toccheranno, senza distinzioni, anche per quelli di onlus, partiti e sindacati, in pratica di tutti gli enti non commerciali, come si legge nell'emendamento del governo, firmato dal premier Mario Monti, nel quale infatti non si cita mai espressamente la Chiesa cattolica. Ma il nodo, sul quale sono puntati i fari di Bruxelles, è proprio sulla Chiesa.

Black list per chi non dà lo scontrino -
"Nuovo giro di vite contro l'evasione - spiega il Corriere della Sera - l'Agenzia delle Entrate potrà sottoporre a controlli sistematici tutti i commercianti e gli esercenti colti più volte a non battere gli scontrini fiscali.

Gli interinali equiparati ai dipendenti -
I lavoratori interinali saranno equiparati ai loro colleghi "dipendenti" all'interno della stessa impresa nella quale prestano il lavoro. Il Consiglio dei ministri modifica così la Legge Biagi sulle agenzie interinali rafforzando le norme che, in parte, già prevedevano una parità di trattamento. Arrivano sanzioni per chi prende soldi per dare lavoro e arriva una maggiore protezione per le donne in stato di gravidanza. (GUARDA IL VIDEO).

Ridotti i consiglieri provinciali - "Province in rivolta. Vogliono ucciderci". Questo il titolo dell'intervista al presidente dell'Upi (Unione delle province), Giuseppe Castiglione, realizzata da Francesco Grigneti per la Stampa.
Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato uno schema di disegno di legge che interviene sulla definizione delle nuove modalità di elezione dei Consiglieri provinciali e dei Presidenti delle Province. Al sistema elettorale attuale, basato sull'elezione diretta del Presidente e del Consiglio provinciale, si sostituisce un sistema proporzionale, fra liste concorrenti. La riforma non prevede nuovi oneri a carico della spesa pubblica. Il risparmio presunto per lo svolgimento delle elezioni è di circa 118 mila euro per lo Stato e di circa 120 mila euro per le Province.
Gli aspetti essenziali sono quattro:
1) Si riduce il numero massimo di consiglieri provinciali.
Per le province con più di 700.000 abitanti saranno 16, per quelle con popolazione compresa tra i 300.000 e i 700.000 saranno 12, mentre per quelle con meno di 300.000 abitanti il numero massimo di consiglieri previsto è di 10 unità.
2) I candidati al seggio di consigliere provinciale potranno essere solo i sindaci e i consiglieri comunali della provincia interessata. Le "elezioni di secondo grado" riducono
i costi. Gli eletti, infatti, mantengono la carica di sindaco o consigliere comunale per tutta la durata del quinquennio provinciale di carica. Le elezioni, inoltre, si svolgeranno in
un solo giorno (una domenica che verrà fissata con decreto dal ministro dell'Interno in una data diversa da quella del turno primaverile delle elezioni comunali).
3) Il Presidente della Provincia è eletto direttamente dal corpo elettorale composto dai Consiglieri comunali per abbinamento di lista.
4) Per preservare l'equità di genere tra gli eletti, si prevede la presenza necessaria di candidati di entrambi i sessi in ciascuna lista, nel rispetto del principio di pari opportunità.

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