Liberalizzazioni, è stallo. Terzo polo: "Voto non scontato"

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Rutelli: "Non accettiamo arretramenti. Valutiamo i cambiamenti e poi decidiamo". Bersani chiede "qualche sforzo in più" su professioni, energia, benzina e farmaci. E anche il presidente della Bce, Mario Draghi, dice: "Sono una priorità per tutti i paesi"

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(In fondo all'articolo tutti i video sulla liberalizzazioni)

A meno di una settimana dall'approdo in aula (il decreto legge è atteso al Senato mercoledì 29 febbraio) e con i diversi gruppi di interesse che aumentano la pressione sul governo, è stallo in commissione Industria del Senato sul decreto legge liberalizzazioni.
Le modifiche al dl comportano "un rischio palude", ha avvertito il Terzo polo che ha aggiunto che se il testo non venisse migliorato sarebbe pronto a convocare i propri parlamentari per decidere come comportarsi al momento del voto.
Sul nodo liberalizzazioni è intervenuto anche il presidente del Consiglio Mario Monti: "Non accoglieremo alcune modifiche". E ha aggiunto: "Puntiamo molto sulle liberalizzazioni "per liberare il potenziale crescita economica italiana". Le misure inserite, ribadisce il premier,  "sono giuste e avranno i loro effetti". (GUARDA IL VIDEO)
Intanto, in un'intervista al Wall Street Journal, il presidente della Bce Mario Draghi ha parlato proprio delle liberalizzazioni, "la prima riforma strutturale che i paesi europei devono darsi".

Scontro sul decreto - Il confronto è reso più difficile dopo che il 22 febbraio il governo
ha dato il via libera a un emendamento che fa tornare ai sindaci il potere di aumentare le licenze del servizio taxi. Nella versione uscita da Palazzo Chigi il decreto attribuisce alla futura Autorità dei trasporti il compito di far salire le licenze proprio perché i sindaci si sono finora mostrati troppo sensibili alla pressione dei tassisti.
"Quello che è successo sui taxi non ci piace. Noi abbiamo riproposto il testo originale per riportare questa scelta all'Autorità", ha dichiarato il vice presidente del gruppo Udc alla Camera Gianluca Galletti nel corso di una conferenza stampa del Terzo polo alla Camera. "Non vogliamo dare l'idea di un Parlamento che arretra. Se alla fine uscirà un testo contrario [alla volontà del governo] il Terzo polo valuterà se e come votare", aggiunge Francesco Rutelli, leader dell'Api. "No al passo del gambero!" ha scritto invece su Twitter Pier Ferdinando Casini.
Nel pomeriggio del 23 febbraio, però, al termine di un incontro tra governo e rappresentanti del Terzo polo, Rutelli ha affermato di essere stato rassicurato "sul fatto
che non ci saranno arretramenti sul fronte delle liberalizzazioni". E ha precisato: se l'esecutivo "venisse spinto su posizioni di arretramento dalle corporazioni, convocheremo le
assemblee dei nostri parlamentari e valuteremo" se votare il provvedimento.
Secondo il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, "ci sono stati alcuni passi avanti e non solo passi indietro". La linea del partito, però, è quella di chiedere "qualche sforzo in più" su professioni, energia, benzina e farmaci.

Stallo nei lavori  - La commissione Industria si è riunita nella mattina del 23 febbraio per
circa 30 minuti aggiornando la seduta prima alle 16 e poi rimandandola a venerdì 24 febbraio alle ore 14:30. "Più che lavorare diciotto ore al giorno non possiamo fare", risponde il presidente della commissione, Cesare Cursi, alle critiche sui tempi a singhiozzo dei lavori mossi soprattutto da Italia dei valori e Lega Nord. 
I relatori, Filippo Bubbico (Pd) e Simona Vicari (Pdl), sono riuniti con il governo per trovare una sintesi sui capitoli più simbolici e contestati del decreto: farmacie e professioni.
Cursi per primo ammette che il numero delle nuove farmacie potrebbe alla fine essere inferiore alle 5.000 previste dal governo con il decreto. "Una delle ipotesi" sul tappeto consiste infatti nel far salire a 3.500 da 3.000 il numero di abitanti per ogni farmacia, accogliendo in parte le richieste di Federfarma.

Tariffe minime per i professionisti - Suscita forti resistenze anche l'articolo 9, che cancella le tariffe minime dei professionisti. Secondo una fonte politica un'ipotesi di compromesso potrebbe salvare le tariffe per altri quattro o cinque mesi in attesa che il ministero della Giustizia riveda l'intera disciplina individuando "parametri ottimali" di retribuzione.
Gli avvocati chiedono anche di introdurre limiti alla possibilità che nelle società di professionisti possano entrare "soci di capitali", cioè non professionisti.

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