Aria di crisi nel Pdl, Berlusconi pensa alle liste civiche

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La magistratura indaga sulle false tessere dopo la denuncia di diversi iscritti al partito a loro insaputa. E c'è la difficoltà a stringere alleanze e trovare candidati alle amministrative. Così l’ex premier riunisce i suoi e pensa a una exit strategy

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di Serenella Mattera

C’era una volta un partito leggero, accusato di essere partito del leader, partito di plastica. Quando la stella del leader si è appannata, quel partito leggero è andato in sofferenza e ha deciso di provare a crescere, a farsi più pesante, per sopravvivere. Ma dopo un po’ sono iniziati nuovi guai. Pacchetti interi di tessere fasulle, inchieste giudiziarie, commissariamenti. In pochi giorni, sul Popolo della libertà si sono abbattute le cronache di una stagione congressuale pre-amministrative a dir poco tormentata. Con gli scandali da un lato, e dall'altro la difficoltà a stringere alleanze e trovare candidati. E sullo sfondo, il temuto crollo dei consensi, pronosticato dai sondaggi.
Un vertice notturno nella sontuosa villa Gernetto convocato da Silvio Berlusconi e Angelino Alfano con coordinatori e amministratori locali, ha cercato nella serata di lunedì 20 di porre un argine al caos.

Le liste civiche – Raccontano i retroscena in questi giorni che Berlusconi è adirato per le notizie che arrivano dal territorio e per i sondaggi, che segnalano i consensi del Pdl in netto calo. Lui che già lo scorso anno, da presidente del Consiglio, immaginava di dare al suo partito un nuovo nome, per restituirgli smalto e appeal elettorale, sarebbe convinto della necessità di far leva sulle liste civiche, legate a forti personalità locali, per evitare il tracollo alle amministrative di primavera. Qualcuno ipotizza che venga addirittura archiviato il simbolo Pdl. Ma le liste civiche potrebbero più semplicemente essere affiancate a quelle del partito.
“Ce la farà Berlusconi a tirare fuori il coniglio dal cilindro?”, si domanda Vittorio Feltri. Quella delle liste civiche, scrive, “non è un’idea strabiliante, ma è l’unica che possa salvare la faccia ai partiti in questa tornata alle urne”.

I candidati – Certo, non aiuta il venir meno degli alleati di un tempo. Con la Lega che rifiuta il sodalizio con il Pdl al Nord e l’Udc terzopolista, sempre più recalcitrante al Sud. Mentre si allontana anche un ‘ex’ come Gianfranco Micciché. Senza alleanze, il rischio è non arrivare neppure al ballottaggio in certi Comuni. Ma il problema più urgente, adesso, è quello dei candidati sindaco.
Il Pdl non ha ancora un suo nome per le partite più importanti, quelle di Genova e Palermo. Nel capoluogo siciliano il partito di Alfano, in seria difficoltà, potrebbe addirittura arrivare a sostenere Massimo Costa, il presidente del Coni regionale che corre con il Terzo polo. Ma è incognita in tanti altri centri, come a Verona, dove la Lega (pur attraversata da conflitti interni) sembra voler vincere da sola. Mentre a La Spezia il Pdl sperimenta per la prima volta le ‘primarie di coalizione’. Con tre candidati “espressione della società civile”, sostenuti da altrettante liste civiche.

Le tessere – Ma intanto a far rumore sopra ogni cosa è lo scandalo tessere che sta accompagnando lo svolgimento dei congressi locali. Pacchetti interi di adesioni al Popolo della libertà oggetto di sospetti incrociati nel partito o finiti sotto indagine della magistratura.
“Fatti gravissimi – ha affermato l'ex ministro Franco Frattini – Occorre intervenire su episodi opachi. Compito della Procura è individuare i mafiosi, ma compito di un partito è eliminarli dalle proprie liste, espellerli, appena sono identificati. Io, francamente, non voglio avere accanto a me, nel mio partito, un affiliato alla camorra”.
Alfano, da parte sua, prima ha annunciato: “Nel dubbio bloccheremo tutto”. Ma poi ha tranquillizzato sulla regolarità delle assise, spiegando che sono esclusi brogli, perché chi partecipa ai congressi deve esibire oltre alla tessera la carta d’identità e confermare di aver pagato la quota d’iscrizione.
Nonostante ciò, c’è chi come Giancarlo Galan resta a dir poco scettico: “Non prendiamoci in giro – ha detto chiaro e tondo – a che cosa serve la tessera? Sono tutte fasulle. Non ho mai conosciuto un elettore che fosse anche iscritto”. Il tesseramento serve solo a consolidare potentati locali, secondo Galan, che propone di “abolire i congressi" e sostituirli con strumenti come i comitati elettorali stile Usa.

I "casi" – “Le persone che ci hanno fatto sapere di essere state iscritte a loro insaputa sono appena lo 0,02% dei tesserati. Mentre le iscrizioni a noi risultate irregolari non superano il 4% su 1,2 milioni di tessere”, minimizza Gregorio Fontana. Ma l’affaire tessere è esploso come un’epidemia, che nel giro di pochi giorni ha infettato il Pdl da un lato all’altro della Penisola. A Bari, ad esempio, la magistratura indaga sul caso denunciato dall’esponente di minoranza Filippo Melchiorre: sui 6.500 iscritti, almeno 139 risultano tutti abitanti allo stesso civico, il numero 10 di via Colaianni. Acque agitate anche nel salernitano, dove il Ros dei Carabinieri, su mandato della Dda di Salerno, ha sequestrato circa 25 mila tessere del Pdl.
A Modena Alfano ha mandato Denis Verdini da commissario a sbrogliare la matassa congressuale, dopo le accuse lanciate da Isabella Bertolini sulla presenza di iscritti vicini alla malavita. A Savona Reginaldo Vignola, consigliere comunale del Pd, ha denunciato di essere stato iscritto a sua insaputa, insieme al figlio, al partito di Berlusconi. Mentre a Vicenza è esploso il caso di Sergio Berlato e delle sue 16 mila tessere, alcune della quali sarebbero intestate a defunti, a iscritti a Rifondazione e Lega e anche a parlamentari come l’ex pd Massimo Calearo.
E poi c’è il caso di Siena. Dove il congresso provinciale è stato spostato dal capoluogo alla cittadina di Bettolle (e poi rinviato, causa “avverse condizioni metereologiche”). Il candidato proveniente dal movimento giovanile, Francesco Michelotti, lancia il sospetto di una manovra per sfavorirlo e ‘blindare’ la nomina di Claudio Marignani, che sarebbe espressione di Verdini e Matteoli. Ed su Twitter è partita una protesta sotto le insegne dell’hashtag ironico: #bettolleombelicodelmondo.

A che serve il Pdl? – “A che serve il Pdl? A niente. Anzi, fa danno. Il partito si è mangiato la leadership, ha condotto alla perdita della maggioranza alle Camere, è stato il luogo di risse indiscernibili, di rinvii e intralci all’azione del governo”, ha scritto domenica sul Giornale Giuliano Ferrara. Definitivo: “Quando sento parlare di congressi, di tessere, di imbrogli radicati sul territorio, metto mano alla pistola. Non ce n’è alcun bisogno. C’è bisogno di raccogliere fondi, altro che rimborsi, e di raccogliere consenso”.

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