Martone a SkyTG24: "Non sono un raccomandato"

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Il viceministro del Welfare: "Sono fortunato, guadagno 170mila euro lordi, ho una smart, un motorino e una casa di proprietà, anche se purtroppo giro con l’auto di servizio". E sulla frase sui "laureati sfigati a 28 anni" aggiunge: "La ridirei". VIDEO

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"La cassa integrazione è stata uno strumento molto importante durante questa crisi, ma ha avuto un limite: non ha protetto tutti. L'obiettivo del governo è dare invece tutele a chi non le ha avute". Così il viceministro del Welfare Michel Martone spiega a SkyTG24 la posizione dell'esecutivo annunciata dal ministro Fornero, che aveva detto nei giorni scorsi di puntare sui sussidi di disoccupazione.

"Non sono raccomandato, penso di essere un uomo fortunato e ho fatto di tutto per essere all'altezza delle mie fortune", aggiunge, rispondendo alle polemiche sollevate dai quotidiani sulla sua parantela (Michel Martone è figlio di Antonio, avvocato generale in Cassazione, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex presidente dell’authority degli scioperi).
"Guadagno attorno 170mila euro lordi, ho una smart, un motorino e una casa di proprietà", "anche se giro con l'auto di servizio purtroppo e questa è una mancanza di libertà", spiega.

Sull'articolo 18 Martone invece non si sbilancia: è in corso "una trattativa", dice, e spiega invece che occorre "consenso sociale su alcuni punti determinanti: il processo sul lavoro, il tema dei licenziamenti collettivi".
Martone, a Maria Latella, spiega poi che tra gli obiettivi dell'esecutivo vi è quello di rendere l'apprendistato come "porta principale per il mondo del lavoro", anche se "di fronte a questa crisi, seconda solo a quella del 1929, occorre avere un processo gradualistico". Per questo, vecchie categorie "come destra e sinistra non sono utili a risolvere i problemi gravi di oggi".

Il viceministro torna poi sulla frase ("se non sei laureato a 28 anni sei uno sfigato") che ha creato polemiche su Twitter. "Se si guarda il video integrale, mi riferivo a quei ragazzi che considerano l'università come un parcheggio, non a coloro che lavorano e faticano per studiare e pagarsi gli studi". Per questo, "la ridirei".

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