Pdl, Pd e Udc: intesa sulla riduzione dei parlamentari

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Nel 2013 i deputati passeranno da 630 a 500 e i senatori da 315 a 250. Si tratta sulla legge elettorale. Ottimisti i presidenti di Camera e Senato. Bersani: "C'è ancora da discutere". Alfano: "Priorità alle riforme istituzionali". VIDEO

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I tre partiti della maggioranza che sostiene il governo di Mario Monti hanno trovato un accordo di massima sulla riforma istituzionale, che ridurrà dal 2013 il numero dei parlamentari, e sul percorso per una nuova legge elettorale. Lo riferiscono esponenti di Pd, Udc e Pdl, dopo l'incontro che si è tenuto alla Camera fra esponenti del tre raggruppamenti sul tema.
Anche se sul sistema di voto non c'è ancora un'intesa definitiva, la nuova legge potrebbe vedere il ritorno dei collegi elettorali - ma non delle preferenze - almeno per la metà dei seggi in lizza. Le tre delegazioni che hanno partecipato al vertice di venerdì 17 febbraio sarebbero d'accordo sulla necessità di una riforma della Rai, su cui però le posizioni tra ex maggioranza ed ex opposizione sembrano ancora distanti. La proposta unitaria di riforma della Costituzionale potrebbe arrivare in Parlamento entro le prime due settimane di marzo, ha detto a Reuters l'ex presidente della Camera Luciano Violante, del Pd.

Schifani: c'è stata un'accelerazione  - Ottimisti i presidenti delle Camere. "I tempi sono
ristretti, ma con un po' di buona volontà ce la possiamo fare se c'è condivisione politica. Sono fiducioso" ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani. "Ci sono segnali
positivi: il confronto tra le forze politiche si è avviato e si stanno registrando delle importanti convergenze" ha detto il Presidente della Camera, Gianfranco Fini.
"Sulle riforme pensiamo davvero di potercela fare" ha spiegato il segretario Pdl, Angelino Alfano. "Andremo avanti perché serve all'Italia. Pensiamo che il Paese abbia bisogno
di istituzioni più efficaci. Noi riteniamo che tutto ciò si possa fare anche nel corso di questa legislatura, prima che il governo compia il proprio compito". "Oggi con Alfano e Bersani abbiamo raggiunto un'intesa sulle riforme costituzionali che, a partire dalla riduzione del
numero dei parlamentari" ha detto il leader Udc Pierferdinando Casini.
"C'è intesa" su riduzione del numero di parlamentari e sul superamento del bicameralismo perfetto, ha riferito Pierluigi Bersani, che invece sulla legge elettorale non c'è ancora un accordo definitivo.

Riduzione dei parlamentari da 630 a 500 - L'intesa raggiunta dopo un mese di incontri tra "sherpa" dei partiti tra il segretario del Pdl Angelino Alfano, quello del Pd Pier Luigi Bersani e il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini più rappresentanti dei tre raggruppamenti esperti di riforme istituzionali prevede una riduzione dei deputati dagli attuali 630 a 500 circa e dei senatori da 315 a 250 circa, hanno detto sia Violante che l'esponente Udc Ferdinando Adornato.
Gli altri punti della riforma prevedono il superamento del cosiddetto "bicameralismo perfetto", differenziando i compiti di Camera e Senato; l'introduzione di un sistema di sfiducia costruttiva (no a cambi di maggioranza se non ne esiste già un’ alternativa di governo), il potere di revoca dei ministri da parte del presidente del Consiglio e una riscrittura dell'articolo della Costituzione sulle materie di competenza dello Stato e delle Regioni. Su questi punti concordano sostanzialmente anche la Lega Nord, che mercoledì scorso ha incontrato una delegazione del Pd, e l'Italia dei Valori, come ha detto oggi in una nota il capogruppo alla Camera Massimo Donadi.

Verso una nuova legge elettorale - Una volta che in Parlamento si arriverà alla prima lettura della riforma costituzionale - "a maggio-giugno", ha detto Adornato, mentre Violante non ha voluto fare pronostici - si passerebbe a finalizzare l'accordo sulla legge elettorale, che dipenderà anche dal numero dei parlamentari.
Il nuovo sistema elettorale destinato a sostituire l'attuale "Porcellum" - un proporzionale con voto su lista bloccata e premio di maggioranza - sarebbe un "tedesco corretto", con metà dei seggi attribuiti in collegi uninominali e l'altra metà su lista senza preferenze, hanno dichiarato Violante e una fonte del Pdl.
"Il lavoro svolto fin qui va in quella direzione, poi bisogna vedere se sarà confermato", ha detto Adornato. Una novità importante sarebbe l'abolizione delle coalizioni: ogni partito o lista correrebbe per sé.
C'è però ancora incertezza su una serie di questioni non marginali, come la soglia di sbarramento o un eventuale premio di maggioranza, o anche del cosiddetto "diritto di tribuna" per le formazioni minori.

Soglia del 5% per accedere in Parlamento - La ripartizione di seggi su base nazionale potrebbe comportare una soglia del 5% per l'accesso in Parlamento. Se invece la divisione fosse a livello di circoscrizione elettorale, la soglia effettiva salirebbe al 7-8%, ha detto a Reuters una fonte del Pd, secondo cui potrebbe anche esserci un sistema di doppio sbarramento. Sembra improbabile invece che la legga possa contenere un obbligo per i partiti per svolgere primarie prima delle elezioni vere e proprie, che vede contrario l'Udc, anche se il Pd ha promesso di farle comunque per i propri candidati e il Pdl non le esclude.
A margine dell'incontro, secondo quanto riferito da Adornato, si sarebbe anche parlato anche della questione della riforma della Rai, su cui nelle scorse settimane il premier Monti aveva annunciato un intervento diretto del governo, a cui però è contrario il Pdl: "Si è accennato al fatto che sarebbe il caso di mettere mano in modo condiviso anche alla riforma della governance Rai, ma non è stato fissato alcun incontro".

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