Primarie: forza d'urto che "ammacca" il Pd e contagia il Pdl

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Dalla Puglia a Genova. Da Prodi a Pisapia. Breve rassegna delle consultazioni "all'americana", croce e delizia della sinistra italiana. Tra outsider e infiltrati. Berlusconi le definiva "razziste", ma adesso anche il suo partito le adotta

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di Serenella Mattera

“Non brucia: credeteci o no, non brucia. Certo, qualche ammaccatura…”. Ancora una volta tradito dalla sua creatura prediletta, il Partito democratico. Le primarie di Genova, per ammissione dello stesso segretario (eletto con primarie) Pier Luigi Bersani, lasciano sul campo democrat sbigottimento, recriminazioni, sfoghi epici e dimissioni. Mentre Nichi Vendola (campione di primarie) esulta. E il centrodestra, naturalmente, gongola.
Eppure sembra aver ben poco da punzecchiare, il Pdl. Perché a otto anni dalle prime consultazioni "all’americana" del centrosinistra, dopo aver alternato entusiasmi a perplessità, esperimenti a sfottò, in una manciata di Comuni in questo 2012 le primarie pidielline si annunciano come l’avanguardia dell’era "post Berlusconi". Una scoperta (ormai bipartisan) della politica italiana degli anni Duemila, destinata a riservare altre sorprese.

Le origini – L’idea viene attribuita ad Arturo Parisi: fai passare la tua investitura attraverso le primarie, suggerì a Romano Prodi. E bene fece il Professore: il 16 ottobre 2005 non solo si impose su Fausto Bertinotti, Antonio Di Pietro, Clemente Mastella, Ivan Scalfarotto e Simona Panzino, ma conquistò il record tuttora imbattuto di 4,3 milioni di votanti ai gazebo.
Silvio Berlusconi sentenziò beffardo: “Prodi ha un solo modo per vincere le elezioni: far votare soltanto quelli della sinistra, come ha fatto oggi”. “Ma stia zitto…”, replicò stizzito il Professore. Che qualche mese dopo alle politiche avrebbe battuto proprio il Cavaliere.

Quel che non ti aspetti Eppure le primarie si erano rivelate fin da subito strumento potenzialmente "pericoloso". Perché non vince sempre il candidato annunciato. Come si è incaricato fin da subito di dimostrare Nichi Vendola. Il 16 gennaio 2005, infatti, al secondo esperimento delle primarie di coalizione del centrosinistra (le prime risalgono al 28 novembre 2004, quando Agazio Loiero vince in Calabria) l’allora esponente del Prc sconfigge in Puglia il favorito Francesco Boccia (proveniente dalla Margherita). E poi si concede il bis nel 2010 contro lo stesso Boccia, intanto "targato" Pd.
Ma la valanga vendoliana parte nel 2011, quando sotto le insegna di Sel l’avvocato Giuliano Pisapia straccia i candidati Pd alle primarie di Milano e il giovane Massimo Zedda vince a Cagliari. Sulla loro scia si inserisce ora quel Marco Doria che si è appena imposto a Genova sulle democrat Marta Vincenzi e Roberta Pinotti.
Bersani, secondo segretario Pd ad essere eletto con le primarie (ottobre 2009) dopo Walter Veltroni (ottobre 2007), invita a non drammatizzare. “Quando si accetta che alla gara partecipino più candidati del Pd”, tra i quali rischiano di disperdersi i voti, “poi se ne devono accettare gli esiti”. Piuttosto si dovrebbe, suggerisce il segretario del Pd, scegliere il candidato democrat per le primarie di coalizione del centrosinistra “con una selezione interna”. Le primarie delle primarie, insomma.
Certo, con le regole attuali l’outsider (che sia democrat, vendoliano o dipietrista) è sempre in agguato. Come dimostra un altro ‘figlioccio’ delle primarie, Matteo Renzi, che si è imposto nel 2009 come candidato sindaco di Firenze contro il più quotato Lapo Pistelli e di cui già si ventila la candidatura da "rottamatore" alle prossime primarie per la leadership del centrosinistra, contro lo stesso Bersani.

Cinesi, peruviani… - Brogli e "infiltrazioni", sono i pericoli più temuti delle primarie. Ancor di più dopo la clamorosa vicenda delle consultazioni democrat dello scorso anno a Napoli, dove qualcuno ha denunciato la presenza anche di cinesi in fila per votare e, dopo lunghe polemiche, il vincitore Andrea Cozzolino si è fatto da parte, annullando il risultato delle urne.
Qualche settimana fa a Piacenza, la città di Bersani, sono comparse scritte anonime sui muri ad accusare l’Idv di aver portato un centinaio di stranieri, soprattutto peruviani, a votare (dietro pagamento di cinque euro) alle primarie per il suo candidato, Samuele Raggi (giunto comunque terzo, dietro a due esponenti del Pd). Una “macchina del fango”, secondo il partito di Di Pietro, che ha presentato un esposto in procura.
Molto più frequente è invece il timore di "infiltrazioni" di elettori del centrodestra per influenzare il voto. Un timore, questo, condiviso sul fronte opposto da Berlusconi, che per le primarie del Pdl ha invocato “una sorta di registro” dei votanti, per bloccare gli “infiltrati della sinistra”. E pensare che proprio lui nel 2005 definiva le primarie dell’Unione di Prodi “una manifestazione un po’ razzista”, perché c’era chi gioiva dell’assenza di militanti di Forza Italia in fila alle urne…

Berlusconi e le primarie – Ma è un rapporto di odio-amore, quello del Cavaliere con le primarie. Nel ’95 immaginava infatti le consultazioni all’americana per la scelta dei candidati di Forza Italia. Ma poi nel ’99 a Gianfranco Fini che le invocava per la leadership del centrodestra, rispondeva: “Sanno tanto di vecchi marchingegni di partito”.
Ancora cambio di rotta nella primavera 2005, quando Berlusconi ventilava la possibilità di introdurre le primarie in un eventuale partito unico dei moderati. Nella campagna elettorale 2006, invece, ci scherzava su. “Volete voi che vadano al governo i Luxuria, i Caruso, i no global?”, gridava dal palco dei comizi. E la platea: “Noo”. “Bene – replicava lui – così abbiamo fatto anche noi le nostre primarie”. Ma dopo la vittoria di Prodi, nel 2007, di nuovo: “Faremo le primarie del centrodestra – affermava il Cavaliere - E’ l’unica cosa che intendiamo copiare dalla sinistra”.

Il Pdl e le primarie – Più di recente, chi invocava le primarie nel Pdl (come Alemanno o Formigoni) veniva sospettato di voler mettere in discussione la leadership di Berlusconi. Ma poi, dopo la 'lezione Pisapia' alle amministrative e dopo l'annuncio del Cavaliere di non volersi ricandidare nel 2013, l'arrivo ufficiale delle primarie nel Pdl è sembrato scandire l'avvio dell'era ‘post Berlusconi’.
E così se l’anno scorso all’allora premier bastava un “in bocca al lupo” per ‘investire’ Letizia Moratti della candidatura a sindaco (tra l’altro nella stessa domenica in cui il Pd teneva le sue primarie), quest’anno sono tante le città d’Italia in cui il Pdl sceglie i propri aspiranti sindaci attraverso le consultazioni tra i militanti. Con i gazebo aperti per la prima volta a Frosinone il 29 gennaio e in allestimento anche a Palermo, per il 18 marzo.
Il tabù, insomma, è infranto: “Il candidato premier del Pdl verrà scelto attraverso le primarie e ho la ragionevole convinzione – già pronostica Berlusconi - che a vincere sarà Alfano”.

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