Genova, alle primarie del centrosinistra trionfa Marco Doria

1' di lettura

Il candidato sostenuto da Sel e dalla società civile si impone con il 46 % dei voti su Marta Vincenzi e Roberta Pinotti, le due esponenti del Pd. 25 mila i votanti

Leggi anche
Il centrosinistra alla ricerca del candidato
Zedda: Ambiente e lavoro sono le priorità

di Raffaele Mastrolonardo

L'onda lunga di Milano e Cagliari arriva fino a Genova. E a cavalcarla, anche all'ombra della lanterna, è l'outsider della situazione. Sulla spinta di 11 mila preferenze a correre per la poltrona di sindaco per il centrosinistra alle amministrative del prossimo maggio sarà infatti Marco Doria, indipendente appoggiato da Sinistra e libertà. Con il 46 % dei voti Doria ha sconfitto l'attuale primo cittadino Marta Vincenzi (27,5 %) e la senatrice Roberta Pinotti (23,6 %), entrambe autorevoli esponenti del Pd locale. Per il primo partito della città, che paga le divisioni interne e l'incapacità di trovare una candidatura unitaria, si tratta di una batosta che aprirà di certo una fase di resa dei conti nell'apparato locale. “Non è un'onda che arriva solo da Milano, viene da tutto il Paese”, ha affermato da parte sua il trionfatore in una delle prime dichiarazioni post-vittoria.

Un serio entusiasmo. 55 anni il prossimo ottobre, Doria non ha mai fatto mistero di ispirarsi alla campagna vittoriosa di Giuliano Pisapia a Milano. Di fronte al curriculum “organico” delle avversarie (entrambe con una storia personale di lunga militanza nel partito), ha avuto buon gioco nel presentarsi come uomo nuovo, estraneo alle nomenclature e interpretare così il desiderio di cambiamento che attraversa la politica italiana. “E' entusiasmante vedere che si possono sollevare passioni positive”, ha commentato a caldo. “Ma l'entusiasmo non deve far perdere in lucidità nella valutazione dei problemi”, ha subito aggiunto in coerenza con lo stile sobrio che ha caratterizzato la sua corsa elettorale. Una prima analisi dei voti, effettuata dal politologo Fulvio Venturino dell'Università di Cagliari, dice che Doria ha “tenuto” nel Ponente della città, tradizionale roccaforte operaia dove l'organizzazione del partito democratico ha ancora un suo peso, e ha “sfondato” nel centro storico, nella borghese Castelletto e nei quartieri del Levante.

In sordina. Professore di Storia economica all'Università di Genova, Doria appartiene ad una delle famiglie più antiche della città. Suo padre Giorgio, comunista soprannominato il “marchese rosso”, fu vicesindaco nel 1974 nella prima giunta di centrosinistra con all'interno il Pci. La sua campagna è partita in sordina con l'investitura di sette esponenti della società civile e ancora un paio di settimane fa alcuni osservatori giudicavano quella delle primarie genovesi una partita esclusiva tra Pinotti e Vincenzi. Incassata la benedizione del prete di strada Don Gallo, figura assai popolare in città, la sua stella è cresciuta sotto traccia grazie ad una capillare azione sul territorio fatta di cene e incontri anche con piccoli gruppi di persone e ricorso al web (2.100 gli amici su Facebook). “Credo che i cittadini abbiano apprezzato un modo diverso di porsi e un modo diverso di interpretare la politica, lontana dall'idea del potere per il potere e capace di parlare un linguaggio chiaro”, ha dichiarato dopo essere stato incoronato candidato sindaco. E, per ribadire il concetto ha così risposto chi gli chiedeva di nomine e poltrone: “Mi sembra un modo vecchio di intendere la politica”.

Gli sconfitti. Ora per Doria arriva il difficile. Dovrà costruire intorno a sé una coalizione solida in vista della amministrative. E questo significa discutere con quei partiti rispetto ai quali ha ribadito per tutta la campagna la propria distanza. L'entità del sostegno che gli arriverà da un Pd che esce lacerato da questa competizione sarà tutta da valutare sul campo. Per ora, i leader locali appaiono divisi tra fedeltà al mandato delle primarie e imbarazzo. “Quella che è arrivata è una richiesta di cambiamento rispetto ai partiti. Ci sarà tempo per le autocritiche del caso”, ha ammesso il segretario regionale del Pd Lorenzo Basso che si è recato di persona a fare i complimenti al vincitore. “Appoggeremo comunque fortemente la candidatura di Doria – ha aggiunto - come abbiamo fatto con Pisapia a Milano”. Di “terremoto salutare” ha parlato invece il segretario provinciale Victor Rasetto invitando il partito a riflettere sul perché “Doria ha avuto questo consenso”.
"Non rimprovero niente a nessuno - è stato il commento del sindaco uscente Marta Vincenzi - ma ora si deve aprire una riflessione sui programmi avanzati, visto che al momento ho solo sentito dire dei no".

Leggi tutto