Wiki e politica, un amore difficile

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Il senatore Belisario (Idv) lancia un progetto per raccogliere proposte dagli utenti: eliminazione delle auto blu e delle Province gli argomenti più gettonati. Ma a parte pochi casi, i precedenti non sembrano incoraggianti: soprattutto a livello nazionale

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di Raffaele Mastrolonardo

C'è chi vuole eliminare le auto blu e chi le Province. Ma c'è anche chi propone gli incentivi all'eolico marino (non proprio l'argomento di cui si legge tutti i giorni) e sgravi fiscali a chi pratica compostaggio domestico (originale). Qualcuno chiede il Wi-Fi gratis, un altro l'eliminazione delle commissioni bancarie su bancomat e carte. La democrazia lasciata nelle mani dei cittadini può essere prevedibile ma anche sorprendente. Per avere una conferma basta dare una scorsa alla proposte raccolte da Politica e Valori, il sito rivolto ai cittadini promosso da Felice Belisario, capogruppo al Senato dell'Italia dei Valori. La piattaforma, ospita al momento 250 contributi (la maggior parte, però, proposti direttamente dal senatore) sulle più varie questioni. Dalla lotta alla casta alle idee che non ti aspetti, come quella che, per combattere l'evasione, suggerisce una lotteria i cui biglietti siano gli scontrini fiscali. A Taiwan già lo fanno, assicura nei commenti alla proposta lo stesso senatore. Il quale spera che il ricorso al contributo delle masse online possa avere un impatto sulla politica nazionale in crisi di credibilità simile a quello già avuto a livello locale (Milano docet) e nel caso dei referendum sull'acqua e sul nucleare.

Wiki-politica
- Online dalla metà di dicembre, Politica e Valori nasce come tentativo di aprire un altro canale di comunicazione con i cittadini. “Da una parte – spiega a Sky.it Belisario - invitiamo gli elettori a votare e, eventualmente, arricchire e correggere le proposte del partito che io stesso inserisco. Dall'altra chiediamo idee nuove. E il bello è che ne arrivano”. Il sistema, che si basa su IdeaScale, programma per la raccolta e la gestione di contributi dal basso, è semplice. Ci si registra con un'email e si comincia a dire la propria attraverso commenti, voti e suggerimenti. Le idee che ricevono più gradimento sono spinte automaticamente verso l'alto dal software. A spingerle in parlamento ci penserà, invece, lo stesso Belisario. “Cosa ne sarà di questi spunti? Facile: quelle compatibili con il programma proveremo a farli diventare disegni di legge”. Fino ad ora, in testa alla wiki-parade ci sono i classici cavalli di battaglia del partito di Antonio Di Pietro che già sono stati oggetto di iniziative legislative: abolizione delle Province, dimezzamento del numero dei parlamentari, riduzione dell'indennità dei rappresentanti dei cittadini. Il primo contributo in graduatoria a provenire da un elettore è comunque in tema: vuole l'eliminazione delle pensioni d'oro e ha ricevuto 75 voti favorevoli. La prima somma di questa attività partecipativa degli elettori verrà tirata presto promette Belisario. “Tra quattro settimane faremo una prima sintesi degli interventi. E poi cominceremo a lavorare per farli diventare realtà”.

Precedenti
- Quello dell'esponente Idv non è il primo tentativo organico di un politico di raccogliere idee attraverso la rete. Nell'ottobre scorso il sindaco di Firenze Matteo Renzi aveva lanciato Wiki-Pd, 100 proposte che fin dal titolo evocavano condivisione e partecipazione online. L'iniziativa, tuttavia, suscitò parecchie polemiche proprio su questo aspetto. A finire sotto accusa fu la modalità di presentazione: un documento Pdf e dunque chiuso e non emendabile invece che un ambiente dove tutti possono contribuire. Qualcuno parlò ironicamente di “Wiki-PDeffe”. Nel frattempo, le proposte sono state aperte ai commenti dei lettori anche se non è chiaro quale sarà la destinazione di questi interventi nelle successive elaborazioni del programma. In realtà, un approccio più compiutamente partecipativo era stato già sperimentato l'anno prima in occasione di Prossima Fermata Italia, manifestazione promossa dallo Renzi stesso e Giuseppe Civati. Al termine dell'incontro fu creato uno spazio wiki dove più di mille utenti hanno contribuito alla stesura di un programma dal basso. Il problema, secondo Civati, fu che il sindaco di Firenze non volle dare seguito all'idea: “L'anno scorso, lui, il WikiPd non ha voluto farlo”, raccontò su Twitter.

Partecipazione
- A parte queste iniziative di singoli esponenti in Italia la wiki-politica non sembra ancora molto praticata. Almeno a livello nazionale. Sul neonato sito del Pdl, la cosa che gli assomiglia di più è Politica@Insieme. Il sottotitolo (“partecipa alla scelte del Pdl”) promette molto, un clic rivela che si tratta solo di un sondaggio. Nella casa digitale di Sinistra e libertà, ci sono i forum ma evidentemente non bastano, a giudicare dalle reazioni dei sostenitori ad un articolo sulla ricerca di intese con il Pd per la legge elettorale. “Qual è il momento e il luogo in cui è possibile confrontarsi se i dirigenti non rispondono nemmeno ai post che li interpellano e li chiamano in causa?”, domanda l'utente Chiara Cirillo. Dalle parti del Partito democratico, invece, il sito è usato per coinvolgere gli utenti soprattutto per azioni di mobilitazione sul territorio e propaganda meno per l'elaborazione di idee e proposte. Quanto all'Udc il portale rivela una scarsa propensione alla partecipazione in tutti i sensi.

Locale vs nazionale
- Perché questa ritrosia generalizzata? Secondo Alberto Cottica, che di mestiere si occupa di processi partecipati e che al tema ha dedicato il libro Wikicrazia, non si tratta solo di allergia alla partecipazione da parte dei partiti: è anche una questione di ambiti. “Sulla base della mia esperienza posso dire che più la decisione da prendere è specifica e il contesto della discussione definito più il contributo della comunità può essere prezioso”. Insomma, più che nell'elaborazione di programmi politici l'approccio wiki risulta fruttuoso quando si deve decidere su questioni pratiche. “Quanto più si riesce a tenere il discorso sull'aspetto concreto tanto più scatta l'interesse del cittadino”, spiega Cottica. E questo accade più facilmente a livello locale, come dimostrano le leggi regionali sulla partecipazione varate da Toscana ed Emilia Romagna. Oppure l'esperienza di Cagliari, dove il sindaco Zedda si è avvalso del lavoro di raccolta di idee online portato avanti dal programmatore Marcello Verona. “A livello di politica nazionale, in effetti, non si danno molti esperimenti partecipativi. E spesso si tratta di iniziative il cui scopo principale è organizzare il consenso più che costruire programmi”, dice Christian Rinaldi, docente di comunicazione politica all'Università di Bologna. Questo vuol dire che dobbiamo rinunciare del tutto all'idea wiki in politica? Non necessariamente. “Più che per cercare proposte - conclude Rinaldi - questi strumenti possono essere utili per ordinare le priorità chiedendo agli elettori quali temi, tra quelli selezionati dal partito o dal candidato, ritengono più importanti. Anche Obama li ha usati in gran parte così”.

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