Riforma della legge elettorale, verso un accordo Pd - Pdl

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Incontro tra i due partiti per stabilire una strategia condivisa per riforme elettorali e abolizione del Porcellum. Escluso però un ritorno al voto di preferenza. Critico Di Pietro: "Incontri da sottoscala antidemocratici"

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Pdl e Pd, i due principali partiti italiani oggi entrambi nella maggioranza che sostiene il governo di Mario Monti, sono d'accordo nel riformare la legge elettorale attuale dando di nuovo agli elettori il diritto di scegliere direttamente i parlamentari e mantenendo un "impianto tendenzialmente bipolare", ma non hanno indicato esplicitamente un modello.

Dividere riforme istituzionali e legge elettorale
- In un incontro che si è tenuto oggi, martedì 7 febbraio, tra due delegazioni ufficiali - Donato Bruno, Gaetano Quagliariello, Ignazio La Russa per il Pdl, GianClaudio Bressa, Luciano Violante e Luigi Zanda per il Pd - i due partiti, in un comunicato congiunto, si sono detti d'accordo sulla necessità di attuare una serie di riforme parlamentari entro la fine della legislatura, cioè entro la primavera del 2013. Pdl e Pd hanno discusso dei temi di riforma costituzionale  in agenda ormai da tempo, dal superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto - in cui di fatto Camera e Senato hanno gli stessi compiti - di riduzione del numero dei parlamentari e del rafforzamento del ruolo del governo.

Probabile accordo sul ritorno ai collegi uninominali
- Per la legge elettorale - le cui eventuali modifiche non richiedono una legge costituzionale e dunque hanno tempi più brevi - "si è convenuto sulla necessità di cambiare l'attuale sistema elettorale restituendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti". Il che però non significa automaticamente la reintroduzione del voto di preferenza. Anzi. Violante ha spiegato che il Pd è assolutamente contrario al loro ritorno: "Aumentano i costi della politica e premiano chi usa le clientele". L'ipotesi dunque sul quale ci sarebbe l'accordo sarebbe il ritorno ai collegi uninominali.
"Con il Pdl abbiamo un accordo di fondo - continua Violante - su una legge che riduca la frammentazione parlamentare. Abbiamo parlato anche di riforme costituzionali, in particolare della riduzione del numero dei parlamentari e del superamento del bicameralismo paritario".

Forti critiche da Di Pietro
- Il vertice tra Pd e Pdl è però stato però duramente contestato da Antonio Di Pietro: "Riteniamo pericolosi e oscuri per la democrazia questi incontri da sottoscala fatti non alla luce del sole. La riforma elettorale deve essere  anzitutto condivisa con i cittadini che hanno firmato il referendum  elettorale". L'ex magistrato ha poi aggiunto che "la modifica della legge elettorale va fatta all'interno della  commissione competente, in sede pubblica e in modo trasparente. Questa idea che ci si mette d'accordo prima fra partiti e poi andare a fare  una legge, non è nell'interesse dei cittadini, ma dei partiti che la  fanno, a me pare che contenga in sé gli estremi di una scelta  antidemocratica e pericolosa". Parole alle quali ha risposto Luciano Violante, spiegando che "nessuno dovrà sentirsi escluso". Il Pd, ha spiegato, incontrerà sia l'Idv che rappresentanti di Sel. "Non c'è nessun 'sottoscala', si tratta di incontri normalissimi" ha concluso l'ex presidente della Camera.

A gennaio bocciato il referendum
- La legge attuale, il cosiddetto "Porcellum" varato nel 2005 dall'allora maggioranza di centrodestra (Udc incluso), è un proporzionale con soglia di sbarramento e premio di maggioranza. A gennaio la Corte costituzionale ha bocciato due quesiti referendari - appoggiati dai partiti del centrosinistra - che ne chiedevano l'abrogazione, allo scopo di reintrodurre il sistema elettorale precedente, il "Mattarellum", per tre quarti uninomimale maggioritario e per un quarto proporzionale con voto di lista. Presso la commissione Affari Costituzionali del Senato sono depositate decine di proposte di riforma elettorale, ma negli ultimi giorni quello che sembra aver ottenuto maggiore considerazione da Pd e Pdl è il cosiddetto sistema misto ispanico-tedesco, che prevede l'assegnazione di metà dei seggi in collegi uninominali maggioritari e l'altra metà con liste di partito senza voto di preferenza.

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