I ministri e le parole incaute. Dai bamboccioni ai mammoni

1' di lettura

Bufera di polemiche per le esternazioni in materia di lavoro del governo Monti: dalla monotonia, all'illusione del posto fisso. Ma non è la prima volta. Altri premier e anche il Papa sono inciampati in passato su frasi ed espressioni contestate

Guarda anche:
Fornero: "Spalmare le tutele su tutti"
Monti: addio al posto fisso
Monti e la monotonia del posto fisso spaccano la politica
"Uno sfigato chi non si laurea a 28 anni", bufera su Martone


di Serenella Mattera

Il posto fisso oggi è “un’illusione”. Se ne devono fare una ragione i giovani italiani che sono ancora “fermi” all’idea del lavoro a vita, “nella stessa città e magari accanto a mamma e papà”. Poche parole, pronunciate quasi all’unisono dai ministri Elsa Fornero e Anna Maria Cancellieri. E sul governo si scatena un nuovo putiferio. Perché quelle parole fanno il paio con lo “sfigati” affibbiato dal viceministro Michel Martone agli studenti fuori corso. E soprattutto con la “monotonia” del posto fisso stigmatizzata la scorsa settimana dal premier Mario Monti. Messaggi che mirano, si affrettano a precisare i rispettivi autori, a stimolare un cambio di mentalità. Ma che in tempi di crisi e precarietà, hanno un solo effetto immediato: alzare un gran polverone di polemiche e indignazione. Come del resto già successo in passato, per le uscite estemporanee di altri governi, altri ministri.

I ‘tecnici’ e il lavoro – “Sfigati”, “mammoni”, “monotoni” e pure “illusi”. Le affermazioni del premier e i suoi ministri passano così, di bocca in bocca, di sito in sito. Riassunti in epiteti che vengono da molti considerati offensivi o semplicemente fuori bersaglio e perciò duramente contestati.
E pensare che il viceministro Martone aveva premesso di voler “far passare messaggi culturali nuovi”, quando ha dichiarato: “Se non sei ancora laureato a 28 anni, sei uno sfigato”. Lo stesso Monti, quando ha definito il posto fisso “una monotonia”, voleva spingere i giovani ad “abituarsi all’idea di non avere più il posto a vita”. Così come il 6 febbraio il ministro Fornero: “Promettere il posto fisso, che non si può dare”, vorrebbe dire “fare promesse facili, dare illusioni”, spiega.
Insomma, il governo non ha nessun intento di “esasperare” gli animi sul tema del lavoro, giura il presidente del Consiglio. Ma i nervi scoperti sono numerosi. E i ministri ‘tecnici’ vi sono già inciampati a più riprese, sollevando ogni volta un nuovo polverone.

I bamboccioni – “Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale”, afferma lunedì 6 febbraio il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri. Che dipinge i giovani italiani "mammoni", così come Tommaso Padoa Schioppa qualche anno fa li definiva "bamboccioni".
“Mandiamo i ‘bamboccioni’ fuori di casa”, si lasciò scappare, con infelice scelta lessicale, l’allora ministro dell’Economia Padoa-Schioppa nell’ottobre 2007. “Obbligherei per legge i figli a uscire di casa a 18 anni”, rilanciò nel gennaio 2010 il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, che la crociata 'anti-bamboccioni' la condivideva. In entrambi i casi, infinite le polemiche.

Il posto fisso – Monti, da parte sua, non è il primo statista ad inciampare sul tema del lavoro. E del posto fisso, in particolare. Nel 1996 una ridda di critiche investì Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro dell’Economia del primo governo Prodi, quando affermò che bisognava “avere il coraggio di arrivare a licenziare nella pubblica amministrazione”. Mentre nel 1999 ci riprovò, da premier, Massimo D’Alema. E mal gliene incolse. “E’ finita l’epoca del posto fisso, oggi l’occupazione si crea anche con i lavori a termine – disse D’Alema - Senza lavori precari, gli Stati Uniti avrebbero lo stesso tasso di occupazione di Reggio Calabria”.
Più di recente è toccato a Benedetto XVI, il Papa, misurarsi con lo spinoso tema. “Il posto fisso non è tutto”, ha dichiarato nel maggio 2010. Intendeva dire che prima di tutto viene la fede, ma la frase non fu affatto apprezzata.

I fannulloni –
Menzione a parte merita la crociata ‘anti-fannulloni’ di Brunetta. Appena messo piede al Ministero della Pubblica amministrazione, nel maggio 2008, il ministro del governo Berlusconi pronuncia la frase che segnerà il suo mandato: “I bravi vanno premiati e i fannulloni vanno cacciati”.
Apriti cielo. Brunetta si ritrova subito contro gran parte dei lavoratori pubblici. Ma non si fa scoraggiare. E più avanti, nel corso della legislatura, punta il dito con altrettanta veemenza lessicale contro i precari, contro i poliziotti “panzoni” e pure contro i chirurghi “macellai”. Inutile dire che le categorie chiamate in causa non l’hanno presa affatto bene.

Precariato e matrimoni – Memorabile, infine, l’intervento di Berlusconi in materia di precariato e lavoro, nella campagna elettorale per le politiche del 2008. Una giovane precaria, nel corso di un dibattito tv, gli chiede come sia possibile per le giovani coppie mettere su famiglia senza la sicurezza di un reddito fisso. “Io, da padre – risponde il Cavaliere – le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere. E credo che, con il suo sorriso - dice ammiccando alla ragazza - se lo può certamente permettere”. Immediata l’obiezione del conduttore: “Presidente, credo che di figli di Berlusconi in giro ce ne siano pochi…”.

Leggi tutto