Rimborsi, il tesoretto dei partiti: 2,7 miliardi in 20 anni

La tabella elaborata dalla Corte dei Conti nel 2009 sui rimborsi elettorali ai partiti, dalle politiche del 1994 a quelle del 2008
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Le forze politiche incassano dallo Stato il quadruplo di quanto spendono per le elezioni. Ciò, anche secondo la Corte dei conti, dimostra che i rimborsi sono un finanziamento pubblico mascherato. Una ricca fonte, che tiene in vita tante formazioni

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di Serenella Mattera

Più di due miliardi e mezzo di euro. Tanto hanno incassato i partiti italiani dallo Stato dal 1994 ad oggi. Come? Con i rimborsi elettorali, quel meccanismo inventato dai politici dopo che il referendum del '93 ha abrogato il finanziamento pubblico. Un sistema che avrebbe dovuto coprire le spese della campagna elettorale. E invece ha alimentato negli anni un fondo sempre più ricco, cui hanno attinto grandi partiti e partitini. Un tesoretto. O ancor di più: un vero e proprio finanziamento, ma camuffato sotto mentite spoglie.

Nei giorni in cui lo scandalo del tesoriere della Margherita Luigi Lusi riaccende i riflettori sulle casse dei soggetti politici, è utile andare a rileggere quanto la Corte dei Conti, in una relazione consegnata ai presidenti delle Camere, scriveva nel 2009 (vedi il documento, dalla pagina 177). “Quello che viene normativamente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali - hanno detto chiaro e tondo i giudici contabili - è in realtà un vero e proprio finanziamento”.

A questa conclusione la Corte è giunta dopo aver ricostruito la storia dei rimborsi elettorali attraverso le cinque elezioni politiche, le tre europee e le tre regionali che si sono svolte in Italia dal 1994 al 2008 (l’analisi non include dunque le europee del 2009 e le regionali del 2010).
Lo Stato riconosce un rimborso ai partiti che abbiano preso almeno l’1% alle politiche o un eletto, nel caso di regionali ed europee. La somma, erogata in proporzione ai voti presi da ciascuna formazione, è di cinque euro (un euro l’anno) per ogni cittadino con diritto di voto per la Camera dei deputati. Una cifra lievitata nel tempo, se si considera che fino al 2002 il rimborso era di 4mila lire: meno della metà. Ed è questa una delle ragioni per cui, scrive la Corte, c’è stata una “decisa tendenza alla crescita” dei contributi versati dallo Stato ai partiti. Tant'è che il fondo dei rimborsi è attualmente di circa 200 milioni l'anno (dal 2013 dovrebbero scendere a 145).

Ebbene, le tabelle elaborate dai giudici contabili mostrano bene come i partiti incassino molto più di quanto gli occorre per sostenere le campagne elettorali: dal ’94 in tutto hanno speso 579.004.383,83 euro, ma lo Stato gli ha rimborsato 2.253.612.233,79 euro. Il quadruplo. Per un guadagno di ben 1,6 milioni di euro. E se per le elezioni del ’93 la proporzione era stata quasi paritaria (46,9 milioni di contributi per 36,2 milioni di spese), nel tempo la situazione è andata degenerando, fino a che nel 2008 si è arrivati a 503 milioni di contributi per 110 milioni di spese elettorali. Altro che rimborsi: si tratta di un vero e proprio finanziamento, osserva la Corte.

"Dal 1994, con la truffa dei rimborsi - denuncia il segretario dei Radicali italiani, Mario Staderini - i partiti hanno incassato (considerando le ultime elezioni europee e regionali) 2,7 miliardi di euro pur avendo dichiarato spese elettorali per circa 700 milioni: un bottino di 2 miliardi di euro che è servito a tenere in vita apparati e clientele".

L’anno d’oro per i partiti è stato il 2008. Quando hanno incassato somme per quattro consultazioni elettorali diverse: la prima rata del rimborso per le politiche di quell’anno (100,6 milioni), la quarta rata delle regionali 2005 (41,6 milioni), la quinta rata delle europee 2004 (49,4 milioni) e la terza rata del rimborso per le politiche del 2006 (99,9 milioni), riscosso grazie alla norma (ora abrogata) che prevedeva comunque l’erogazione per cinque anni, anche se la legislatura era finita prematuramente.
Insomma, in totale in quel 2008 i partiti hanno ricevuto 291,5 milioni. E anche se dall’anno successivo il fondo è stato tagliato di 20 milioni, i rimborsi elettorali rappresentano ancora la parte più grande delle entrate dei soggetti politici (come mostra la tabella pubblicata da l’Espresso).

Del resto la rata 2011 per le ultime elezioni della Camera, ammonta in totale a 45,3 milioni (altrettanti al Senato): 17,4 milioni al Pdl, 15,5 al Pd, 3,8 alla Lega, 2,6 all’Udc, 2 all’Idv, 518 mila euro all’Mpa e 145 mila all’Svp. A questi vanno sommati i soldi che vanno ai partiti che non sono riusciti a eleggere neanche un deputato, ma accedono al rimborso, come la Sinistra arcobaleno (1,4 milioni) o La Destra – Fiamma Tricolore (1,1 milioni), ma anche le meno note Associazioni italiane in Sudamerica (34 mila euro).

Se si va a sbirciare, poi, tra i dati del 2011 relativi alle ultime regionali si constata facilmente come i rimborsi si disperdano in mille rivoli. Ci sono quelli che vanno alle formazioni personali dei candidati governatori (vincitori o perdenti che siano), come la lista “Renata Polverini Presidente” (1,1 milioni nel 2011), o “Insieme per Bresso” (113 mila euro) o ancora “Scopelliti Presidente” (201 mila euro). Poi ci sono i partitini iperlocali, come “Io amo la Lucania”, di Magdi Cristiano Allam (20 mila euro) o “La Puglia prima di tutto” (242 mila euro). E anche formazioni controverse, come quella dei piemontesi “Verdi Verdi”, che sono accusati dai Verdi di essere una lista “civetta”, ma intanto solo nel 2011 hanno intascato 61 mila euro di rimborsi.

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