La vita politica di Scalfaro, dal prendisole al ribaltone

1995: Il neopresidente del Consiglio Lamberto Dini giura di fronte all'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per il primo Governo tecnico
1' di lettura

"Al confronto il vescovo Lefebvre pare Brigitte Bardot", scriveva l’Unità dell’uomo che rappresentava la destra della Dc. Ma con il Colle, la stessa rigidità mostrata contro Berlusconi gli ha portato elogi dal centrosinistra e attacchi dal centrodestra

Guarda anche:

ADDIO A SCALFARO:
Tutte le notizie - La biografia - La fotostoria - Marianna, la "first daughter" - L'album fotografico

VIDEO: Scalfaro in piazza per la Costituzione - Quando Scalfaro disse "Io non ci sto"

REAZIONI: La politica: "esempio di integrità" - La notizia su Twitter

Nell'agosto 2010 l'addio a Cossiga


di Filippo Maria Battaglia

Leale, agguerrito, integerrimo. Inevitabile che encomi ed elogi adesso si sprechino, arrivando da (quasi) tutte le parti politiche. Come tutte le morti, anche quella di Oscar Luigi Scalfaro sembra cancellare il passato o quantomeno la sua più esposta superficie. Finiscono in soffitta almeno quattro decenni di conflitti e contrasti, culminati nel duello politico più noto, quello con Berlusconi.
Avversari, amici e alleati – da Napolitano a Cicchitto fino ad Anna Finocchiaro – lodano la coerenza di un presidente della Repubblica (il nono).
Eppure la storia di Scalfaro racconta perlomeno due vite politiche, recise dal ruolo che ebbe dopo l’elezione al Colle. Sulla seconda si sa e si ricorda tutto, ed è forse inevitabile che il giudizio sulla sua carriera si condensi nel settennato trascorso al Quirinale, dal 1992 al 1999, quando più di una volta si scontra con Berlusconi, negandogli dapprima il placet per alcune nomine e propiziando poi quello che per il centrodestra sarebbe stato presto definito il “ribaltone” a inizio ‘95.
Da lì, la gragnuola di critiche dei berluscones, l’accusa di aver tradito la Costituzione e  il ripescaggio di una storia giudiziaria risalente all'immediato dopoguerra in cui, da pm e assieme ad altri magistrati, lo stesso Scalfaro chiese la condanna a morte di alcuni collaborazionisti.
Critiche forti quanto gli elogi che da quel momento arrivano da sinistra, tanto che a fine mandato presidenziale, e con la nuova ascesa a Palazzo Chigi di Berlusconi, proprio gli elettori dell’allora Ds mugugnano per l’arrivo del “tiepidino” Ciampi rispetto al suo più “deciso” predecessore. E poi convegni, dibattitti, partecipazioni e omaggi deferenti, fino al ricordo commosso delle ultime ore.

Ma la prima vita politica di Scalfaro racconta di un uomo lontano, anzi lontanissimo dalle attese della sinistra, dalle sue inclinazioni e rivendicazioni. Fin dalla sua elezione alla Costituente. Anzi, a dire il vero la rappresentazione coincide con l’esatto opposto: un uomo rigido, severo, quasi arcigno – scriveva Fortebraccio infilzandolo sulle colonne dell’Unità - “al cui confronto il vescovo Lefebvre pare Brigitte Bardot”.
Il corsivista poneva il carico, come ovvio, ma Scalfaro ci aveva già messo del suo: all’inizio degli anni Cinquanta era già finito al centro di un episodio di costume poi noto come il “caso del prendisole”. In un’estate romana bollente l’allora deputato Dc insieme ad altri suoi colleghi si ritrovò nei pressi di un ristorante a battibeccare con una donna, colpevole di avere un vestito che lasciava nude le spalle. “È uno schifo! Se è vestita a quel modo è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!”, avrebbe detto il futuro presidente, secondo quanto poi riportato anni dopo, dal Foglio. Frasi smentite, che però nell’immediato dopoguerra portarono a un piccolo caso politico, finito con interrogazioni parlamentari, dibattiti arroventati sui quotidiani e persino in un mancato duello col padre della donna.
Gli anni successivi descrivono uno Scalfaro arroccato alla destra del partito, con una sua corrente (“Centrismo popolare”) ostile a ogni apertura a sinistra: prima ai socialisti (inizi anni ’60), poi ai comunisti (nella seconda metà dei ’70). E di un presente politico – siamo all’inizio degli Ottanta - che torna a farsi più luminoso, quando con Craxi premier diventa ministro dell’Interno. Anche qui contestato, anzi contestatissimo dalla sinistra (Pci ed extraparlamentari), prima di arrivare alla presidenza della Camera e poi al Colle, in un’Italia tramortita da bombe e stragi. “Religiosissimo, devoto della Madonna, conferenziere di parrocchia, da sempre iscritto all' Azione Cattolica e soprattutto amato dalla base ecclesiale”, lo descrive ancora - siamo nel maggio del ’92 - il vaticanista Luigi Accattoli, a ridosso della sua elezione. È l’ultima istantanea della prima vita politica di Scalfaro. Ed, occorre dirlo, sembra davvero un’istantanea molto lontana da quella che invece ci racconterà la sua seconda vita. Un'altra vita politica segnata forse dalla discesa in campo di Berlusconi.

Leggi tutto