Genova, il centrosinistra alla ricerca del candidato sindaco

Il porto antico di Genova – Flickr / ho visto nina volare
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E' cominciata la campagna delle primarie per scegliere l'aspirante primo cittadino del capoluogo ligure. In corsa due dirigenti del Pd locale e un outsider che strizza l'occhio a Pisapia. Sullo sfondo, l'alluvione

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di Raffaele Mastrolonardo

Lui, lei e l'altra. O meglio: lei, lei e l'altro. Dal un punto di vista di genere le primarie che il prossimo 12 febbraio indicheranno il candidato del centro-sinistra per le elezioni comunali di primavera vanno lette nella giusta sequenza: due donne, favorite, e un terzo incomodo, maschio. Ovvero, in ordine di importanza istituzionale, il sindaco uscente Marta Vincenzi, la senatrice Roberta Pinotti e Marco Doria, sostenuto da Sinistra e libertà. Due pezzi da novanta del Pd locale (che avrebbe fatto volentieri a meno di questo dualismo, in verità) e un professore universitario amante del basso profilo che sogna di ripetere l'impresa di Giuliano Pisapia. Da qualche giorno, il 16 gennaio per l'esattezza, sono ufficialmente in gara per convincere gli elettori di sinistra genovesi – tradizionalmente la maggioranza - della solidità della loro proposta. Sullo sfondo, una città che più di altre patisce la crisi e i danni dell'alluvione del 4 novembre 2011 che peseranno certo sul risultato. E forse per uno dei candidati lo hanno già determinato.

Sindaco in difficoltà
- Proprio il 16 gennaio, in curiosa coincidenza con l'inizio formale della gara, è giunta infatti l'ultima certificazione del calo di consensi di Vincenzi. L'edizione 2011 del Governance Poll, il sondaggio del Sole 24 Ore che ogni anno misura il gradimento degli amministratori italiani, la dava in discesa di 5 punti rispetto alla rilevazione di un anno prima relegandola all'89simo posto tra i primi cittadini del Paese. Non certo il miglior viatico per (l'ex) Super-Marta, 65 anni, che ha deciso di presentarsi nuovamente nonostante le polemiche sulla gestione dell'emergenza pioggia, le contestazioni dei cittadini e i mal di pancia del partito sull'opportunità di una sua ricandidatura. Contro di lei gli avversari sventolano il bisogno di novità e lo scarso feeling con la città. “Dicano piuttosto – ribatte lei - come faranno a mantenere i servizi sociali con un budget passato in pochi anni da 200 a 83 milioni”. Dalla sua, Vincenzi ha - e non è poco - la macchina comunicativa e il palcoscenico di Palazzo Tursi. Può inoltre contare – come ha mostrato una recente indagine del Secolo XIX - sull'appoggio della gran parte degli assessori della sua giunta. Quanto al partito, inteso come organigramma, solo una frazione è con lei, e non quella che sta nelle file più alte: alcuni segretati dei circoli dei Pd e qualche membro della direzione provinciale.

Senatrice alla carica – La maggior parte dello stato maggiore Pd si è dunque schierata (anche se non sempre ufficialmente) con Roberta Pinotti, 51 anni il prossimo maggio, e favorita per la vittoria. I vertici del partito (segretari provinciali e regionali) e anche il presidente della Regione Claudio Burlando non si sono espressi pubblicamente ma, secondo gli addetti ai lavori, hanno già scelto la candidata più giovane per ragioni di opportunità politica. Dopo il disastro alluvione – è il ragionamento dei dirigenti -  offre maggiori garanzie di vittoria contro il candidato del centro-destra. Anche per questo gli uomini più vicini al presidente Burlando hanno comunicato - loro sì in pubblico - appoggio a Pinotti. “E' fondamentale avere un partito con il quale si dialoga”, afferma lei da parte sua. Santi in paradiso a parte, la senatrice si prepara alle primarie ormai da luglio dello scorso anno e la sua macchina elettorale procede oliata. Cartelloni affissi nei posti giusti, un sito ripensato per l'occasione, una presenza radicata su Twitter e Facebook e un'immagine di novità  e dinamismo proiettata con un occhio alla Vincenzi ma anche a Enrico Musso, suo collega senatore e probabile candidato sindaco del centro-destra.

Sognando Pisapia – Chi spera di approfittare della divisione nelle file del Pd e del duello al femminile è Marco Doria, professore di storia economica dell'Università di Genova. L'assenza di padrini nel maggior partito locale, l'appoggio di Sinistra e Libertà (anche se alcuni assessori comunali di Sel stanno con Vincenzi), il radicamento nell'alta borghesia e una proposta politica radicale e indipendente hanno fatto evocare il nome di Giuliano Pisapia. Doria non rifiuta l'accostamento (e, anzi, tra sostenitori della sua campagna e quelli di Pisapia ci sono stati vari contatti), di certo spera di replicare il risultato dell'avvocato meneghino. Sulla strada verso il successo dell'outsider ci sono però elementi di contesto diversi. Pisapia ha veleggiato sulla domanda di cambiamento che proveniva da una città da tempo in mano alla destra, mentre il capoluogo ligure è tradizionale roccaforte di centro-sinistra. Inoltre, il terzo incomodo deve scontare la scarsa dimestichezza con le asprezze e i colpi bassi dell'agone politico e una certa allergia al sorriso. Di questo, però, Doria non si preoccupa, anzi. Rivendica la sobrietà come patrimonio politico e continua a fare campagna sotto traccia (decine di cene in tutti i quartieri della città). “Sono - afferma - un docente universitario e non un politico di mestiere. Sono alieno dalla frequentazione del potere e a 54 anni non ho mai seguito un disegno personale di carriera politica. Questo, invece, è un problema di altri o altre”.  Intanto, raccoglie fondi su un conto di Banca Etica e promette che quanto non sarà speso per la campagna sarà devoluto all'Associazione Gigi Ghirotti che assiste i malati di tumore.

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