Regione Lombardia nel caos. Formigoni: "Non mi ricandiderò"

Il presidente della Regione Roberto Formigoni
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Dopo l’arresto dell’ex assessore Ponzoni è bufera sul Pirellone. Il governatore: "Responsabilità personali, non vedo come si possano chiedere le dimissioni. Se le accuse verranno confermate, c'è stato un abbaglio anche da parte di chi lo ha votato"

Gli altri casi giudiziari che riguardano la Lombardia:
Franco Nicoli Cristiani (Pdl) - Filippo Penati (Pd) - Prosperini (Pdl) - L'inchiesta Montecity - Loris Cereda - Mirko Pennisi (Pdl)

L'arresto di Massimo Ponzoni, quello di Franco Nicoli Cristiani. E poi il caso Prosperini, le inchieste sulle tangenti e i rapporti con la criminalità organizzata. È bufera sul Pirellone e non solo nel centrodestra (nei mesi scorsi è finito sotto inchiesta il democratico Filippo Penati).
L’ultimo caso che ha toccato da vicino il palazzo della Regione Lombardia sono state le manette scattate ai polsi dell’ex assessore Ponzoni, considerato un pupillo del Pdl e del governatore Formigoni, coinvolto in un'inchiesta per appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta, corruzione, concussione e peculato.

"Il caso di Ponzoni riguarda la sua attività imprenditoriale, ed è quindi qualche cosa completamente all'esterno dell'attività in Regione – ha detto il governatore Roberto Formigoni, intervenendo giovedì 19 gennaio a “La telefonata di Belpietro” su Canale5 – Le responsabilità sono personali, non si vede come si possa spostare la vicenda sul piano politico chiedendo le dimissioni (come ha fatto Libertà e Giustizia, ndr) della giunta che si regola su una maggioranza solida e compatta".
"Da sedici anni sono alla guida della regione Lombardia. Completerò questa legislatura ma non mi ricandiderò", spiega Formigoni anche se in realtà, essendo già al suo quarto mandato al Pirellone, non potrebbe ricandidarsi per una quinta volta. "Resto a disposizione del Pdl e insieme ragioneremo se ci sono altri incarichi. Ma io sono sereno e soddisfatto di quello che ho fatto in questi anni, modernizzando la Lombardia e portandola al livello dei più avanzati Stati, non regioni ma Stati, dell'Europa".

"Se le accuse verranno confermate - ha aggiunto Formigoni, parlando anche dell'arresto dell'ex vicepresidente regionale Franco Nicoli Cristiani - sono fatti molto gravi che attengono alla responsabilità personale di queste persone. Nessuno è membro di giunta, lo sono stati in passato e in quel caso non gli è stato contestato nulla. Non a caso, forse, e lo sottolineo con una certa malizia, dal 2010 non sono più membri di giunta perché questa è stata una mia decisione".
Sia per Ponzoni che per Nicoli Cristiani, Formigoni ammette che "probabilmente è stato un errore" ricandidarli nelle elezioni regionali 2010 e ha precisato che "non sono stati privilegiati con listini chiusi o altre cose oscure". Ma "se le accuse verranno confermate, c'è stato un abbaglio anche da parte dei cittadini che li hanno votati".
Per quanto riguarda le critiche provenienti dal leghista Matteo Salvini, Formigoni ha precisato che la Lega "è unita e compatta e sa distinguere bene le responsabilità personali da quelle politiche" per poi ricordare che "Salvini è un consigliere comunale, non fa parte dei responsabili regionali della Lega: è un battitore libero".

Intanto dall’inchiesta della procura di Monza emergono nuovi particolari: nelle carte in mano ai pm i sospetti su alcune mazzette pagate  per aprire dei centri commerciali. Nel mirino anche l’ex assessore provinciale Rosario Perri, secondo i magistrati uno della “squadra” di Ponzoni. Nella sua casa, durante una perquisizione, sarebbero stati trovati 550mila euro nascosti nelle tubature.

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