Bossi chiama Maroni: niente veti. Tregua nella Lega

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Dopo la decisione del Senatur di sospendere i comizi dell'ex ministro dell'Interno la rottura sembrava inevitabile. "Non è il momento delle polemiche", spiega il leader del Carroccio. E Bobo su Facebook: "Spero che la cosa sia chiarita definitivamente"

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"Non è il momento delle polemiche. Chi spera in una Lega divisa rimarrà deluso". Umberto Bossi ferma la resa dei conti nel Carroccio. O almeno, la rinvia. Roberto Maroni era pronto, sostenuto dalla base, ad andare allo scontro. "Umiliato e offeso" dalla decisione di vietargli di tenere comizi in Lombardia, già mercoledì 18 gennaio avrebbe sfidato la censura, a Varese. E invece il Senatur, da cui il diktat era venuto, nel pomeriggio di sabato 14 lo ha chiamato. E poi ha fatto, a modo suo, marcia indietro: su Maroni non ci sono veti, ha annunciato. Mentre Maroni chiosava: "Spero la cosa sia chiarita definitivamente".

La rottura sembrava ormai inevitabile, dopo la sera di venerdì 13. Dopo la decisione, assunta dal consiglio nazionale lombardo "su indicazione del segretario federale" Bossi, di "sospendere" tutti gli incontri di Maroni programmati nella regione. "Vogliono cacciarmi, ma non mollo", è stata subito la risposta di un battagliero 'Bobo' via Facebook. "Mi sento umiliato e offeso, non so quale colpa ho commesso per meritarmi una pena così pesante", ha commentato nella notte. Poi, in mattinata, la controffensiva dei 'maroniani'.

Dal territorio (inclusa la città del Senatur, Gemonio), sono arrivati decine di inviti all'ex ministro a partecipare a incontri, contravvenendo al diktat della segreteria. Mentre su Facebook pioveva un'ondata di messaggi di solidarietà a 'Bobo' e di dura critica al 'capo'. Infine, l'annuncio: mercoledì prossimo, in barba al divieto, Maroni in comizio a Varese. Il messaggio era chiaro: questa volta l'ex ministro dell'Interno non avrebbe accettato di essere zittito. A costo di arrivare allo scontro frontale nei congressi, che già i parlamentari a lui vicini, come Gianluca Pini, tornavano a chiedere. Uno scontro tra Bossi e Maroni, certo. Ma anche tra due anime della Lega, 'maroniani' e 'cerchisti'. Se è vero che un padano della prima ora come Erminio Boso, sollevava il dubbio che dietro la decisione anti-maroniana del Senatur ci fosse qualcuno (i 'cerchisti'?), lesto nell'approfittare "della stanchezza di Bossi".

Mentre già soffiavano forti venti di guerra, però, nel pomeriggio di sabato 14 è arrivata la svolta. Il 'capo' con un gesto di 'pace' ha telefonato a Maroni. Poi ha parlato a la Padania: "Non è il momento delle polemiche - ha detto - Chi spera in una Lega divisa e dà ascolto a intermediari confusionali rimarrà deluso". Un ramo d'ulivo, insomma: Bossi non solo ha tolto ogni veto alla partecipazione dell'ex ministro ai comizi leghisti, ma ha annunciato che lui e Maroni ne terranno presto uno insieme. Pace fatta? "Ci siamo parlati. Ora spero che la cosa sia chiarita definitivamente", è il commento di Maroni, mentre i suoi sostenitori su Facebook festeggiano il passo indietro di Bossi ("vittoria!"). "Tutto è bene quel che finisce bene", esulta anche Roberto Calderoli, che spiega di essere intervenuto per "favorire il chiarimento".

La Lega si presenterà unita alla manifestazione del 22 a Milano contro il governo Monti. "Nessuno potrà fermare - proclama Bossi - la lotta per la libertà dei popoli padani". Ma lo scontro interno al partito, per ora archiviato, rischia ancora di riemergere. I mal di pancia (e la richiesta dei congressi) restano. La resa dei conti potrebbe essere solo rimandata.

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