Referendum e Cosentino, Di Pietro all'attacco di Napolitano

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Il leader Idv sulla sentenza della Corte che ha bocciato i quesiti referendari: "E' per fare un piacere al capo dello Stato". Replica stizzita del Quirinale: "Insinuazione volgare". Ma l'ex pm critica anche il Colle per il mancato arresto del deputato Pdl

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Prima, sulla sentenza di inammissibilità dei quesiti referendari. Poi, sul no del parlamento all'arresto di Cosentino. In poco più di due ore, Antonio Di Pietro lancia due bordate in direzione Quirinale.
La prima critica arriva appena viene resa nota la decisione della Consulta (inammissibili i referendum). Per Di Pietro la decisione è "una volgarità che rischia di trasformarci a breve in un regime". Non solo: "non ha nulla di giuridico, di costituzionale ma è politica, per fare un piacere al capo dello Stato, alle forze politiche e alla maggioranza trasversale e inciucista del Parlamento".

La replica è pressocché immediata: il Colle scrive che "negli ambienti del Quirinale si rileva che parlare, a proposito della sentenza odierna della Corte Costituzionale, come qualche esponente politico ha fatto, di "una scelta adottata per fare un piacere al capo dello Stato" è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale".

Passa qualche ora, e Di Pietro torna al contrattacco. Stavolta, l'occasione è il no del parlamento alla richiesta di arresto nei confronti del deputato Pdl Cosentino (l'Idv ha votato a favore): "Il capo dello Stato è difensore della prerogative del parlamento ma anche delle ragioni della giustizia. Non può non vedere cosa sta accadendo in Parlamento", dice Di Pietro. "In democrazia nessuno è esente da critiche - aggiunge - neanche il capo dello stato. E non c'è dubbio che questo governo e questa maggioranza parlamentare li ha voluti lui. Io chiedo: ora che con un mercato delle vacche hanno garantito l'impunità a Cosentino, il capo dello Stato intende difendere la magistratura o no?".

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