Liberalizzazioni, via i vincoli su benzina, notai e farmaci

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Circolano le prime indiscrezioni sulla bozza del decreto in arrivo. Gli interventi riguarderebbero anche le vendite scontate e i trasporti pubblici. Ma Palazzo Chigi smentisce. Intanto i tassisti sono pronti allo sciopero

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(in fondo all'articolo la rassegna stampa)

Benzinai liberi di rifornirsi dove i carburanti costano meno, di vendere nei distributori anche giornali, sigarette e alimentari e di riscattare, da soli o in cooperativa, gli impianti dove lavorano. Non solo. Saldi senza limitazioni di tempo o settore, onorari dei notai meno salati, “promozione della concorrenza nei servizi pubblici locali”. Sono questi alcuni dei punti fondamentali della modernizzazione della rete contenuti in una prima bozza del decreto liberalizzazioni, che sarebbe stata diffusa nella serata dell’11 gennaio. 28 articoli in tutto di cui i giornali pubblicano alcuni stralci. Palazzo Chigi però smentisce e prende le distanze dai testi circolati, sui quali è ancora aperto il confronto politico. Mercoledì 11 gennaio, durante l'incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier Monti ha parlato di un decreto "ampio" sulle liberalizzazioni.

"Liberalizzazioni, ecco il maxi piano" titola Repubblica che riporta in modo dettagliato gli interventi settore per settore. Spicca, tra l'altro, anche una norma sull'articolo 18 che lo arricchisce di un 1 comma bis. "L'obbligo di reintegro, in caso di incorporazione o di fusione di due o più imprese che occupano un numero di dipendenti pari o inferiore a 15, scatta solo se il numero complessivo dei lavoratori è sopra le 50 unità" si legge sul quotidiano diretto da Ezio Mauro. Tra gli altri punti c'è anche il capitolo che riguarda "la promozione della concorrenza nei servizi pubblici locali".

Sempre su Repubblica un'intervista al presidente dell'Autorità per la concorrenza Giovanni Pitruzzella, per il quale non basta intervenire solo su taxi e farmacie. "Energia, semplificazioni, trasporti. E' lì la polpa delle liberalizzazioni". E spiega: "I taxi e le farmacie sono certo parte delle liberalizzazioni e gli interventi necessari vanno comunque fatti. Ma il disegno deve essere di ampio respiro: non possiamo rischiare di bloccare un processo di rinnovamento complessivo per logorarci sulle singole categorie. Perderemmo un'occasione importante per l'intero Paese".

Secondo il quotidiano la Stampa il motivo della smentita di Palazzo Chigi sarebbe la novità sull'articolo 18 che "ha irritato i piani alti delle organizzazioni sindacali".

Anche il Messaggero riporta una scheda con tutti gli interventi previsti dal decreto. Tra questi anche una maggiore concorrenza sui binari: "Al fine di consentire il raggiungimento di una piena autonomia ed indipendenza del gestore della infrastruttura ferroviaria, sul piano giuridico, organizzativo e decisionale, dalle imprese operanti nel settore dei trasporti, le azioni della società Rete ferroviaria italiana saranno cedute al ministero dell'Economia e delle Finanze, che eserciterà i diritti dell'azionistta d'intesa con il ministero dello Sviluppo economico".

Intanto è però il capitolo taxi a scatenare le polemiche più agguerrite. Riuniti a Bologna in un inedito 'parlamentino', i rappresentanti di una trentina di sigle sindacali hanno optato per la linea dura e decretato unitariamente il fermo della categoria per il 23 gennaio per protestare contro la mancata convocazione e contro le misure annunciate per il settore. Una protesta che da Bologna arriva anche a Napoli dove alcune centinaia di taxi hanno bloccato la centrale Piazza Plebiscito per una protesta spontanea nella serata dell’11 gennaio.

LA RASSEGNA STAMPA

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