Referendum: slitta a giovedì la decisione della Consulta

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Per Vincenzo Palumbo, legale del comitato referendario, "si tratta di un buon segno". Se i quesiti dovessero essere ammessi dalla Corte e poi promossi alle urne, si potrebbe tornare al Mattarellum, che assegna il 25% dei seggi col proporzionale. VIDEO

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Slitta a giovedì 12 gennaio la decisione della Corte Costituzionale sul referendum per cambiare la legge elettorale. E secondo Vincenzo Palumbo, legale del comitato referendario, si tratta di "un piccolo buon segno per i referendari". "La decisione è complessa - commenta ai microfoni di SkyTG24 - la Consulta ha deciso di approfondire la questione e siamo fiduciosi" (guarda il video in alto).

Se il referendum passerà prima il vaglio della Corte e poi, a primavera, quello delle urne, l'Italia si potrebbe trovare con un sistema elettorale misto, quello del Mattarellum (la legge scritta da Sergio Mattarella una ventina d'anni fa), che prevede un 25% dei seggi parlamentari assegnati con il criterio proporzionale. Il bipolarismo più o meno imperfetto attualmente in vigore ne uscirebbe indebolito.
A meno che non si vari in tempi rapidissimi una nuova legge elettorale, che richiederebbe un'ampia convergenza parlamentare per assicurare, per l'appunto, un iter a tempo di record.
Ma si profila anche l'ipotesi di una 'terza via'. Alcuni osservatori sostengono infatti che l'effetto abrogativo del referendum "possa essere differito fino all'entrata in vigore della nuova disciplina approvata dal legislatore". In pratica, chiedono un periodo più lungo di tempo, rispetto ai 60 giorni previsti dalla legge sul referendum entro i quali si differisce "l' efficacia degli esiti referendari", per dar modo alle forze politiche di riscrivere la legge elettorale. Pertanto hanno sollecitato la Corte Costituzionale a sollevare i dubbi di incostituzionalità dell'art.37 ultimo comma della legge 352 del 1970 sul referendum che fissa il termine dei 60 giorni.

I partiti principali, Pdl e Pd in testa, puntano invece subito su una nuova legge elettorale. L'ipotesi di una ampia convergenza "ad excludendum" agita Di Pietro e gli altri referendari e l'Idv grida al complotto. "La decisione del Pd, che vuole un tavolo per approvare una nuova legge elettorale con il Pdl e l'Udc, dimostra una cosa" dice Leoluca Orlando, "in Parlamento c'è una nuova maggioranza e che il Partito democratico vuole escludere l'Italia dei valori".
Intanto Roberto Calderoli, a poche ore dal responso, è intervenuto in favore della sua creatura. Non si tornerà al Mattarellum, avverte, per una questione di metodo e di merito. Esclude, l'ex ministro, l'automatico ritorno alla fase "ante-porcellum", e se poi qualcuno ci pensasse "il Mattarellum non sarebbe in grado di funzionare in quanto i collegi e le circoscrizioni avrebbero dovuto essere adeguati al censimento del 2001".

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