Marcegaglia al governo: il reintegro è un'eccezione italiana

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Proseguono gli incontri tra il ministro Fornero e le parti sociali sulla riforma del lavoro. Confindustria: "Negli altri Paesi è utilizzato solo in caso di licenziamenti discriminatori". E aggiunge: "Il nostro sistema di ammortizzatori è buono"

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Prima la Cgil, poi la Cisl e la Uil e ora Confindustria. Proseguono gli incontri al ministero del Lavoro tra le parti sociali e il governo.
Gli industriali - spiega Emma Marcegaglia - non affrontano il tema "in modo ideologico": dai dati emergono "anomalie nel sistema italiano" sulle flessibilità in uscita, "il reintegro in altri paesi europei non viene utilizzato".
Al ministro "portiamo solo un confronto tra l'Italia ed altri Paesi Europei, dimostramo similitudini e difformità".
E, rileva la leader degli industriali, "l'anomalia si vede sull'effettivo utilizzo del reintegro, che negli altri Paesi viene utilizzato solo in caso di licenziamenti discriminatori", per esempio su sesso o religione, "come in Francia".

"Il reintegro negli altri paesi non viene utilizzato" - Confindustria chiede dunque un confronto a 360 gradi, e senza proposte precostituite. Corredato magari da "un set di dati, di due tipi. I primi veloci che dimostrano il grave problema di competitività che il paese ha e che va affrontato". Ma "soprattutto abbiamo preparato un documento abbastanza ampio - aggiunge - di benchmark su flessibilità in entrata, ammortizzatori sociali, e flessibilità in uscita".
Dati "molto chiari che evidenziano anomalie e cose in linea con l'Europa".
Ne emerge che "non c'e un eccesso di flessibilità in entrata" nel mondo del lavoro. E che "il nostro sistema degli ammortizzatori sociali tutto sommato è buono". Mentre sulla flessibilità in uscita dai dati di Confindustria emerge "un benchmark europeo dove si evidenzia che il tema del reintegro esiste formalmente in altri paesi europei ma sostanzialmente non viene quasi mai utilizzato. Ci sono quindi alcune anomalie sul sistema italiano. Il reintegro in altri paesi europei non viene utilizzato".
Quello dell'articolo 18, poi, è "un tema molto ideologico" e, garantisce la leader degli industriali, Confindustria guarda al confronto che si apre sul mercato del lavoro senza alcuna intenzione di "affrontarlo in modo ideologico: portiamo i dati per fare un confronto con gli altri paesi".

"Il nostro sistema di ammortizzatori  è buono" - Quanto agli altri due temi sul tavolo, emerge "che non c'è un eccesso di fessibilità in entrata in termini di forme contrattuali, soprattutto nell'industria, la Cgil ne ha contate 46, non è assolutamente così, le forme sono 15 o 16. Quindi su questo tema bisogna essere cauti".
Sono "dati in linea con l'Europa" guardando anche ai "paesi europei a maggior tutela sociale", dimostrano quindi che "non abbiamo un problema di eccesso di flessibilità in entrata e soprattutto nell'industria; se c' è un problema è nella pubblica amministrazione ed in alcune aree dei servizi".
Mentre "il nostro sistema degli ammortizzatori sociali è tutto sommato buono, i dati dimostrano che le imprese si sono sostanzialmente autofinanziata Cig, Cig straordinaria, e mobilità. Abbiamo un sistema assicurativo per l'industria, pagato dalle imprese, che funziona. Quindi anche su questo, sicuramente siamo disponibili a ragionare per vedere se ci sono eccessi o anomali, ma è un sistema interessante".

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