Roma violenta. L'allarme sicurezza boomerang per Alemanno

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"Finora misure inadeguate" ha detto il sindaco dopo l'omicidio di Torpignattara. L'ultimo episodio di una serie che ora si ritorce contro colui che aveva conquistato il Campidoglio proprio sulla scia delle polemiche contro la città "insicura" di Veltroni

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Roma, città violenta. Trentatré omicidi nel solo 2011. Trentacinque, se si sommano il padre e la bimba, una neonata, ammazzati in una rapina il 4 gennaio. Per una metropoli di 2,7 milioni di abitanti, vuol dire più di un morto ogni centomila. Ma al di là dei numeri, vuol dire la sensazione crescente di una città insicura. Dove in strada si spara, per uccidere, gambizzare o anche solo portare a termine una rapina. E così, scrive il Corriere della sera, “un sindaco come Gianni Alemanno, che ha vinto le elezioni dalla trincea muscolare della sicurezza”, al terzo anno del suo mandato deve arrendersi all’evidenza che “la cambiale della paura, da lui riscossa nel 2008, è di quelle che tornano indietro sempre in protesto, prima o poi”. Alemanno però, al centro delle polemiche che ruotano intorno all'allarme sicurezza da alcuni mesi, si difende così: "Ci sono troppa droga e troppe armi che circolano nei quartieri più a rischio. Sono mesi che denuncio questa emergenza criminale ma le misure che fino adesso sono state attuate sono chiaramente  inadeguate". E sul duplice omicidio di Torpignattara: "L’ultimo tragico episodio di violenza che ha portato alla morte di una bambina di pochi mesi e di suo padre è veramente troppo. La pazienza di Roma e dei romani è finita. Ci sono belve criminali che agiscono nella nostra città che devono essere fermate a tutti i costi"

Far west o romanzo criminale? – “Roma è ormai come la Chicago degli anni venti. Un territorio senza regole dove la criminalità regola i conti con il piombo” (Angelo Bonelli - Verdi, 22 novembre 2011). “Sono convinto che la serie tv Romanzo criminale ha contribuito negli ultimi tempi a implementare quella certa disinvoltura che caratterizza la violenza delle bande territoriali in azione a Roma” (Gianni Alemanno, 27 settembre 2011). “Questa destra al governo della città fa promesse sulla sicurezza, ma poi a Roma regna il Far west” (Pd, 2 settembre 2011).
Nel corso dell’anno, mentre le notizie di cronaca aggiornano un bilancio che a partire dall’omicidio di Flavio Simmi si fa sempre più preoccupante, il dibattito politico sul tasso di violenza delle vie della capitale s’infiamma. E intanto, senza spingersi a scomodare gli anni ’70 o addirittura l’America anni ’20, il prefetto Giuseppe Pecoraro a settembre descrive una realtà in cui a sparare sono soprattutto “gruppi emergenti”, “una nuova generazione di criminali violenti, meno riflessivi, più inclini all’esercizio della forza che alla mediazione”. Banditi che uccidono o feriscono, spiega, per “occupare spazi lasciati liberi dalla disarticolazione dei gruppi criminali più importanti”.
“Nella società romana c’è una violenza eccessiva e incontrollata, anche per quanto riguarda quella spicciola”, dice il procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara alla commissione parlamentare Antimafia l’11 ottobre. E il procuratore della Dda Giancarlo Capaldo: “Più che essere gli omicidi a destare allarme – dice – il dato che dovrebbe preoccupare di più sono le gambizzazioni”. I sequestri di beni alla ‘ndrangheta segnalano che la criminalità organizzata si è infilata nelle attività economiche della capitale, ma, secondo Capaldo, “ha lasciato il controllo a gruppi autoctoni di livelli medio bassi”.

Alemanno e la sicurezza – “Roma è una città sicura che deve, comunque, esserlo sempre di più”. Parole del sindaco capitolino dopo la notizia del pestaggio alla Arancia meccanica del musicista Alberto Bonanni nel centralissimo quartiere Monti. E’ il 30 giugno e Alemanno rispedisce al mittente le aspre critiche dell’opposizione di fronte a stupri, pestaggi, omicidi. E cita dati che parlano di “calo dei reati” e di una “situazione complessivamente più sotto controllo”, anche se “non bisogna abbassare la guardia”.
Il 24 maggio, quando il sostituto procuratore Antimafia Diana De Martino descrive Roma come un “mercato ideale” per la criminalità organizzata, Alemanno si indigna per “dichiarazioni enfatizzate e titoli diffamatori”. Poi però l’escalation degli omicidi incalza lo stesso sindaco. Che a un certo punto, con un’inversione di tendenza, lancia preoccupato l’allarme per il rischio “dell’arrivo della grande criminalità di stampo mafioso a Roma”. E così Alemanno incalza i ministri dell’Interno perché aumentino le forze dell’ordine della capitale. Mentre l’opposizione in Campidoglio incalza lui: “Ha mentito per anni ai romani, minimizzando la questione sicurezza”.

L’omicidio Reggiani – Pensare che proprio la sicurezza era stato il cavallo di battaglia della campagna elettorale di Alemanno contro il centrosinistra nel 2008. “Inizieremo da lì – prometteva – perché riteniamo che questa sia una città sempre più insicura e vittima del degrado”. “Se sarò eletto sindaco - assicurava - provvederò all’espulsione dei 20mila stranieri che hanno commesso reati: nomadi, immigrati o romeni che siano, non è una questione etnica”.
La sinistra, in affanno, proponeva con Francesco Rutelli un braccialetto elettronico da fornire alle donne con un pulsante per la richiesta d’aiuto. Ma per l'allora sindaco Walter Veltroni e per tutto il centrosinistra l’uccisione violenta di Giovanna Reggiani, a ottobre 2007, era stata un duro colpo. Il centrodestra, Alemanno in testa, si era recato sul luogo del delitto per denunciare l’insicurezza e poi aveva fatto di quel tema il grimaldello per conquistare il Campidoglio (qui un video con le dichiarazioni di Alemanno poco dopo la sua elezione).
Ecco perché oggi suonano come una rivincita postuma le parole pubblicate su Twitter da Veltroni, subito dopo l’ennesimo omicidio: “Hanno tolto l’anima a una città, il senso di solidarietà e di comunità. E la violenza la fa da padrone”.

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