Open data, la Camera dei deputati ora è più aperta

Lo screenshot dell''Atlante istituzionale realizzato dalla Camera dei deputati.
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Un nuovo portale voluto da Montecitorio raccoglie i dati relativi alla storia e all'attività del ramo più basso del Parlamento. Un progetto pioneristico, pur con qualche limite, che si rivolge a chi vuole creare applicazioni e servizi per i cittadini

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di Raffaele Mastrolonardo

Quante sono le donne che nella storia dell'Italia unita hanno ricoperto le più importanti cariche istituzionali? La risposta è (solo) due: Nilde Jotti e Irene Pivetti, entrambe presidenti della Camera. In 150 anni, infatti, nessun altro politico di sesso femminile ha occupato la poltrona più alta di uno dei due rami del parlamento, è stata nominata presidente del Consiglio o eletta capo dello Stato. E nessuno - maschi o femmine non fa differenza - nato in Molise, Friuli o Calabria  è mai arrivato in cima alle vette istituzionali.  A certificare questi dati è il nuovo Atlante istituzionale realizzato dalla Camera dei deputati e pubblicato online poco prima di Natale. L'obiettivo dell'iniziativa è illustrare le potenzialità della condivisione di informazioni. Insieme al Portale Storico e alla Mappa delle elezioni nel Regno d'Italia andati online contestualmente, l'Atlante è solo un esempio dei servizi che si possono realizzare grazie ai dati offerti dalle istituzioni pubbliche. Le tre applicazioni, infatti, nascono all'interno del progetto Dati.Camera.it, che raccoglie e mette a disposizione di chiunque e gratuitamente statistiche sull'attività dei deputati dal 1845 ad oggi (l'atlante si ferma però al 2008) e si propone così come nuovo tassello di quella tendenza sempre più diffusa chiamata “open data”: ovvero, la condivisione da parte di enti pubblici del proprio patrimonio informativo sul web nella convinzione che questo possa stimolare la crescita civica ed economica di un Paese. Lo ha ribadito recentemente l'Unione Europea con una proposta di direttiva, mentre in Italia il Piemonte ha appena varato una legge (qui in versione Pdf) in proposito.

INFORMAZIONI LIBERATE – Le prime serie di dati disponibili su Dati.Camera.it riguardano, tra le altre cose, le anagrafiche dei deputati, i mandati parlamentari, i disegni di legge e i resoconti stenografici delle sedute in un arco temporale che va dalla prima legislatura del Regno di Sardegna a quella corrente, la XVI della storia repubblicana. Si tratta di informazioni che Montecitorio già possedeva – e che sono state prodotte e conservate con soldi pubblici, va ricordato – ma che fino a ieri erano chiuse negli archivi cartacei o pubblicate online in modi che non ne promuovevano la condivisione o il riuso da parte di terzi. “Abbiamo cercato di rendere disponibili i dati nei formati più avanzati e più diffusi tra quelli suggeriti dalle organizzazioni internazionali che si occupano di condivisione”, spiega a Sky.it Diego Camarda di Regesta.exe, l'azienda che ha realizzato il sito per conto della Camera. “Lo scopo finale è promuovere il riuso da parte altri soggetti perché sviluppino applicazioni web a partire da queste informazioni: l'Atlante e il Portale sono degli esempi per indicare la strada”.
I destinatari del progetto, dunque, sono principalmente programmatori, aziende e associazioni. Il fatto che i dati siano liberamente accessibili e scaricabili, infatti, non vuol dire che tutti sono in grado di maneggiarli. “Nella maggior parte dei casi sono necessari competenze informatiche", precisa Camarda: "bisogna specificarlo anche per evitare di generare false aspettative” .

APPLICAZIONI E APPLAUSI – Tra i possibili beneficiari di questo tesoro di informazioni finalmente liberato figurano dunque organizzazioni che monitorano l'attività parlamentare (e non solo) come per esempio OpenParlamento. E che, non a caso, si dicono entusiaste dell'iniziativa. “Il progetto ha tutti i requisiti tecnici per funzionare e per essere uno dei più avanzati al mondo, soprattutto per quanto riguarda la parte storica del database”, spiega a Sky.it Vittorio Alvino di OpenParlamento. Certo, mancano ancora dati relativi alle votazioni o all'iter dei disegni di legge che sono fondamentali per un sito che segue i lavori di onorevoli e senatori quotidianamente. Ma se e quando queste informazioni fossero disponibili e aggiornate in modo tempestivo, si aprirebbero prospettive allettanti, soprattutto dal punto di vista dei costi. “I dati sono offerti nei formati giusti per chiunque voglia riutilizzarli e questo vuol dire un grosso risparmio di lavoro”, racconta Alvino. Fino ad ora infatti, OpenParlamento e organizzazioni analoghe sono state costrette a mettere a punto e a gestire software che setacciano migliaia di pagine web e documenti Pdf per recuperare le informazioni rilevanti, spesso presentate in formati chiusi. Se in futuro fosse il Parlamento stesso a fornire i dati, in un unico punto di aggregazione e in modalità aperta, la situazione cambierebbe radicalmente. “Per noi – conclude Alvino - vorrebbe dire, retrospettivamente, risparmiare 2 anni di lavoro per lo sviluppo del software 'cattura-dati' e due mesi di lavoro all'anno di gestione e aggiornamento del programma. Tutte risorse che potremmo impiegare per offrire servizi ancora più avanzati ai cittadini”.

TENDENZA OPEN – Quello della Camera è l'ultimo (e forse tra i più avanzati tecnicamente) di una serie di progetti che nel mondo promuovono il cosiddetto Open Government, il governo trasparente. Seguendo l'esempio del Regno Unito e degli Stati Uniti, anche in Italia è stato recentemente lanciato Data.gov, un portale dedicato alla condivisione dei dati pubblici, seguito da Apps4Italy, un concorso per progettare app e soluzioni utili alla società basate sull'utilizzo del patrimonio informativo statale. Non a caso, nelle classifiche di fine anno stilate dagli esperti di tecnologie applicate al settore pubblico figurano vari progetti di open data, a livello locale ma anche sovranazionale. Alla prima categoria appartiene, per esempio, la piattaforma di dati aperti lanciata dalla città di Austin in Texas, veramente notevole per completezza. Alla seconda si iscrivono, tra gli altri, i progetti della Banca Mondiale mirati ad aiutare le nazioni in via di sviluppo – anche attraverso community online e studi - ad elaborare le proprie strategie per i dati aperti nella convinzione che possano essere un volano per la creazione di ricchezza.

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