Manovra: il governo pone la fiducia, la Lega fischia. VIDEO

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Nuova bagarre a Palazzo Madama. Schifani: "Non è un'arena. Dovreste vergognarvi". Berlusconi intanto avrebbe lanciato un avvertimento: "Monti ci consulti prima o non ci stiamo". E ancora: "Se continua sul fisco pronti alle urne"

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Il governo, tra i fischi della Lega, pone la fiducia sulla manovra anche in Senato. Il decreto "salva-Italia" giovedì 22 dicembre sarà convertito definitivamente in legge e consentirà di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Durante la giornata, nell'aula di Palazzo Madama, la Lega ha dato battaglia ricorrendo ai toni forti, ma anche facendo baccano a suon di fischietti quando il ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ha chiesto la fiducia sul testo. La colorita protesta dei leghisti ha provocato la dura reazione del presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani: "Questa non è un'arena. E' l'aula del Senato. E' uno scempio al Parlamento". Poi ha aggiunto che giovedì 22 dicembre arriverà la censura ai "singoli soggetti che si sono resi protagonisti". Intanto, l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un brindisi natalizio con i senatori del Pdl, avrebbe lanciato un avvertimento al nuovo governo: “Questa volta con la manovra è andata così e per questioni di urgenza l'abbiamo approvata ma a Monti ho detto che è la prima e
l'ultima volta. Ci consulti prima o non ci stiamo”.

Il Carroccio all'attacco - Sin dall'apertura della seduta del Senato, il Carroccio è andato all'attacco, iscrivendosi in massa alla discussione generale che poi ha impegnato l'aula per tutta la giornata. Prima che iniziasse il dibattito Roberto Calderoli ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità contro il decreto: secondo i leghisti il decreto non sarebbe costituzionale perché "figlio di un governo non legittimo" non uscito dalle urne. Tesi respinta dal Pd, che con Stefano Ceccanti ha ricordato l'appoggio della Lega al governo Dini (quello del ribaltone del 1996) e la disponibilità a sostenere un eventuale governo Alfano. Il clima si è fatto teso e sono volate parole forti, come la quasi minaccia di Calderoli al premier, chiamato "ragionier Monti" da tutti i parlamentari leghisti: "Presidente Monti - ha detto l'ex ministro leghista - si ritiri, dia le dimissioni, perché diversamente ci sarà tanta gente, operai, pensionati, piccoli imprenditori, che la verranno a prendere a casa". Ma un po' tutti i senatori della Lega sono ricorsi a parole pesanti contro il decreto, definito da Giuseppe Leoni "olio di ricino" per i cittadini mentre Rosi Mauro ha più volte tuonato "vergogna, vergogna". Calderoli, poi, contestando le parole di Napolitano sulla democrazia non sospesa dal governo dei tecnici, ha affermato che il governo Monti "è un colpo di Stato". "Hanno bisogno di rifarsi una verginità - ha risposto sarcastica Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd - per far dimenticare che erano al governo fino a 20 giorni fa".

Monti incontra Berlusconi e Bersani - Nel corso della giornata intanto Mario Monti ha incontrato sia Silvio Berlusconi sia Pier Luigi Bersani. Il Cavaliere, in un successivo incontro con i suoi eurodeputati, avrebbe rivelato di aver detto al premier "abbiamo approvato la manovra economica per senso di responsabilità, nonostante le nostre perplessità, ma la prossima volta non voteremo un altro provvedimento che non ci piace." Berlusconi avrebbe inoltre chiesto di istituire una sorta di cabina di regia con i vari partiti che appoggiano il governo. Ipotesi però seccamente bocciata da Bersani che ha incontrato il professore nel corso della giornata. "Il regista ce lo abbiamo già,  lasciamo stare..." ha detto il segretario del Pd al termine dell'incontro con Monti. Per il resto, ha continuato Bersani, "anche oggi abbiamo portato a  Monti le idee del Pd e abbiamo spiegato quali sono le nostre idee".  "Noi confermiamo l'assoluta lealtà al governo e anche l'esigenza di  rendere chiare e trasparenti le nostre posizioni", sottolinea il segretario del Pd.

Silvio Berlusconi a SkyTG24:



Berlusconi: se governo continua sul fisco si va al voto - Ai senatori del Pdl, riuniti per il tradizionale brindisi natalizio, l'ex premier avrebbe prospettato anche la possibilità di tornare prima alle urne e che il Pdl possa presentarsi da solo.
Nel suo ragionamento, viene riferito, Berlusconi spiega infatti che nessuno può dire quanto durerà il governo Monti. Ma si potranno verificare alcune condizioni: la prima che si riesca a fare un accordo con l'Udc, in quel caso noi vinceremmo sicuramente e per questo cercheremo di avviare la trattativa per stringere l'alleanza con i centristi. L'altra possibilità per Berlusconi, è se i sondaggi ci dicessero che possiamo vincere anche da soli e questo è possibile se il governo continuasse con questa imposizione fiscale e se la sinistra e i sindacati continueranno sulla linea dello scontro. In questo caso, ha proseguito nel ragionamento il Cavaliere, si potrebbe andare alle elezioni. Noi siamo gli arbitri di questa situazione.

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