Fornero ammette: negli ultimi 15-20 anni salari bassi

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“Bisognerebbe aumentare le retribuzioni. Conosciamo il divario nella distribuzione dei redditi” ha dichiarato il ministro del Welfare. Ma è scontro sull’art. 18. Bonanni (Cisl): “Si mette a rischio la coesione sociale”

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I salari in Italia sono bassi e andrebbero aumentati. A parlare è il ministro del Welfare Elsa Fornero, che intervenendo alla cerimonia dei 100 anni dalla nascita del contratto collettivo per i giornalisti, è tornata a parlare di crisi, pensioni e lavoro.
"In linea di massima è vero che bisognerebbe riuscire ad aumentare i salari perché sono bassi. Non è una cosa che ci sfugge. Conosciamo questo divario nella distribuzione dei redditi che si è creato negli ultimi anni", ha detto il ministro.
Intanto, però, resta alta la tensione sull'articolo 18: dopo le dichiarazioni della titolare del Dicastero del Welfare, che il 19 dicembre ha anticipato l'intenzione dell'esecutivo Monti di avviare una riforma del mercato del lavoro, e la dura risposta del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il 20 dicembre è intervenuto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni.

Scontro sull'art.18 - "Non capiamo che attinenza abbia l'articolo 18 rispetto ai problemi dei giovani o dell'occupazione - ha dichiarato il segretario della Cisl ad Agorà, su Rai Tre - è una norma che serve solo a non far commettere abusi alle aziende. Toccandolo si mette a rischio la coesione sociale, e senza coesione sociale una società sbrindellata come quella italiana va in pezzi".
Sul tema è tornata anche Elsa Fornero che, a margine di un'audizione in Senato, ha sostenuto di non aver citato l'articolo 18 nella sua intervista al Corriere dela Sera:
"C'era solo un invito al dialogo, se poi qualcuno ci legge qualcosa che non ho detto, non è responsabilità mia" ha sottolineato. In ogni caso, il ministro del Welfare ha
affermato che "non c'è nessun appuntamento" nell'agenda del governo con le parti sociali "prima di gennaio". Sulla possibilità di attuare la riforma del mercato del lavoro, per la Fornero "dipende se ce lo lasciano fare come tempi e disponibilità. Da parte mia c'è piena disponibilità ma non ci devono essere preclusioni di nessun tipo". E ha aggiunto: "Non si vuole precarizzare nessuno più di quanto già lo sia".

Fini: no a dibattito ideologico -
Sul tema è intervenuto anche il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Mi iscrivo tra coloro che credono che il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, se ci si concentra solo sull'articolo 18, è un dibattito ideologico:
l'articolo 18 è garanzia del lavoratore, ma si dimentica che è frutto di una riforma nata in un momento storico e di un assetto del mercato del lavoro modificato dalla riforma Biagi". Quanto al confronto con le parti sociali, il presidente della Camera ha aggiunto che "bisogna discutere su cosa significhi confrontarsi. Significa che il governo si alza dal
tavolo solo quando le parti sociali sono d'accordo? Il governo si assumerà la responsabilità di decidere anche se non c'è il consenso di tutte le parti sociali. Non si possono fare leggi cercando il consenso di tutti, ci si assume la responsabilità".

La Cgil chiede un confronto serio - Dalla sua bacheca su Facebook, invece, la Cgil è tornata ad attaccare il governo Monti: "Che bisogno c'era di recuperare il peggio dell'ideologia del governo precedente? Serve invece aprire un confronto serio, con i sindacati e le parti sociali, perché le riforme per il Paese non si possono fare con i voti di fiducia del Parlamento", si legge sulla pagina del sindacato. "E' giusto che i sindacati si oppongano alla cancellazione dell'articolo 18", continua la Cgil, sottolineando di aver fornito "fatti e numeri, veri e riscontrabili, non totem". "Il vero totem della discussione sull'articolo 18 è pensare che cancellarlo possa aiutare il Paese a superare la
recessione, farlo crescere e creare occupazione", sottolinea il sindacato guidato da Susanna Camusso, rispondendo implicitamente al presidente di Confindustria, Emma
Marcegaglia
, che il 19 dicembre aveva invitato ad affrontare il tema senza totem né tabù. L'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è "una norma di civiltà", ribadisce il sindacato, invitando chi ne chiede l'abolizione a liberarsi "di ideologie e pregiudizi".

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