Finita la luna di miele, la maggioranza di Monti perde pezzi

La Lega contesta Mario Monti in Aula al Senato
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L'Idv dice 'no' alla manovra. E raggiunge la Lega, sempre più barricadera, all'opposizione. Intanto, segni di insofferenza si sentono in Pdl, Pd e pure Terzo polo. Monti è "disperato" e il governo non arriverà al 2013, pronostica Berlusconi

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di Serenella Mattera

La luna di miele parlamentare è già finita. In fretta archiviato il tempo degli applausi composti, degli apprezzamenti pressoché unanimi, dei voti plebiscitari. L’amplissima maggioranza del governo Monti alla prima prova importante con la manovra economica, perde subito qualche pezzo. L’Idv (non senza travaglio) raggiunge ufficialmente la Lega sulle barricate dell’opposizione. Mentre nel Pdl, nel Pd e pure nel Terzo polo prendono forma grumi di insofferenza pronti a esplodere. Mario Monti non sarà dunque “disperato”, come lo descrive Silvio Berlusconi. Ma dovrà dar ragione alla sua amica Emma Bonino, quando lo avvertiva che la fase dell’innamoramento sarebbe presto finita.

All’opposizione (con perdite) – L’Italia dei valori dice no alla manovra. E si colloca così all’opposizione del governo Monti. Con una “decisione sofferta, ma obbligata”. Rinnegando la fiducia accordata al nuovo esecutivo appena un mese fa, all’atto dell’insediamento.
Ma non tutti sono d’accordo. E in dissenso con la linea dettata dallo stesso Antonio Di Pietro, il deputato Renato Cambursano annuncia il proprio sì. Perché “bisogna pensare al Paese, mentre Di Pietro pensa di più agli elettori. Ed è una scelta gravissima”. Fuori dalla linea del partito, Cambursano annuncia l’addio: “Lascio l’Idv e vado al gruppo Misto. Poi, essendo io stato nominato e non eletto, mi sembra coerente dimettermi anche da deputato”.

Sulle barricate – Sembra aver ritrovato il suo spirito di lotta, la Lega Nord. Dopo gli anni ‘istituzionali’ di partito di governo, nel fare opposizione alla manovra dell’esecutivo “dei banchieri” sfodera tutte le sue armi. Usa parole di fuoco, esibisce cartelli, fa ostruzionismo, fischia e urla, occupa pure gli scranni del governo. E il 22 gennaio si prepara a scendere in piazza. Per dire “no”, come fa in Parlamento, ad ogni occasione utile.
Ma Monti non si fa scomporre dagli atteggiamenti barricadieri. “Ci sono cose che non devono farmi alcun effetto – afferma il premier – Inviterò i miei ministri e sottosegretari ad essere freddi e non empatici, come sono io”.

Travaglio democrat – Tra il malumore a sinistra per la riforma delle pensioni e la delusione dei riformisti per la marcia indietro sulle liberalizzazioni, anche il Pd rischia di perdere pezzi. I deputati Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi annunciano addirittura l’astensione sulla manovra, per contestare le penalizzazioni per chi va in pensione prima dei 62 anni. Ma per mantenere compatto il sostegno del suo partito al governo Monti, Pier Luigi Bersani si espone in prima persona. “Garantisco io – afferma – Non molleremo su ciò che ci sta a cuore. E, a questo punto, chi vota contro la fiducia vota contro di me”. Risultato? I due dissenzienti ci ripensano. E, salvo brutte sorprese in Aula, il Pd conferma il sì compatto. Per ora.

Fiducia a tempo – “Monti è disperato. Ha fatto marcia indietro su tutto” e potrebbe “non arrivare al 2013”, proclama Silvio Berlusconi. Il Pdl voterà la manovra. Ma il suo leader dice che lo farà solo perché è “il male minore in una situazione di emergenza”.
Che il Popolo della libertà sia pronto all’occorrenza a togliere la fiducia al nuovo governo, del resto, non è un segreto. Lo ribadisce, tra gli altri, Giorgia Meloni: “Questi sono i giorni dell’emergenza – afferma anche lei – ma mi auguro che presto venga riconsegnata ai cittadini la sovranità di cui sono unici titolari”. Alle urne appena possibile, insomma.

I ‘ma’ terzopolisti Nella larga maggioranza parlamentare, il Terzo polo si conferma la componente più ‘fedele’ a Monti. Pier Ferdinando Casini celebra le misure sulla famiglia inserite nella manovra e invita a guardare il bicchiere “mezzo pieno”. Ma non manca qualche perplessità. E l’Udc insieme a Fli e Api deposita un ordine del giorno per chiedere al governo una legge vera sulla concorrenza entro un mese. I finiani, più di tutti, invocano che le liberalizzazioni siano fatte “senza deroghe ed eccezioni”.

Dissidenti – Idv a parte, l’emorragia di voti per il governo prosegue tra le piccole componenti parlamentari. Monti può ancora contare su un’assai ampia maggioranza, ma sulla manovra si profilano defezioni anche nel gruppo Misto (annunciano ad esempio il ‘no’ i tre deputati di Noi Sud).
Quanto agli ex ‘Responsabili’ (Popolo e territorio), si preparano a manifestare la contrarietà ai contenuti della manovra votando sì alla fiducia, ma no al provvedimento. Con almeno un distinguo, quello di Domenico Scilipoti: “Sono indeciso tra il non andare a votare e il votare contro la fiducia, anche in dissenso dal mio gruppo - annuncia il 'peone' - perché la democrazia è sospesa. Anzi, è morta”.

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