Slitta il taglio agli stipendi dei parlamentari

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Il provvedimento non sarà contenuto nella manovra. Corsaro (Pdl): "Si sta lavorando a un emendamento che fissi una data certa". E aggiunge: “Spetta al Parlamento decidere, non al governo". Fini: "Nessuna intenzione dilatatoria"

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Slitta l'annunciato taglio alle indennità dei parlamentari. La commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato parere negativo al comma 7 dell'articolo 23 della manovra, la norma che prevedeva appunto la riduzione. Si tratta infatti di un atto di competenza del parlamento e non del governo. Uno stop che però non ha mancato di far discutere e di sollevare diverse proteste. A gettare acqua sul fuoco ci prova il deputato del Pdl Massimo Corsaro (video qui sopra) che spiega come "sul taglio degli stipendi dei parlamentari vogliamo tempi certi, pertanto presenteremo un emendamento alla manovra che cancelli la norma del governo e che fissi un termine entro il quale la commissione Giovannini dovrà presentare il suo studio comparativo sulle indennità europee".

Il termine fissato per un'altra data -
"Non è vero che slittano i tempi per tagliare le indennità dei parlamentari - assicura Corsaro - è vero invece il contrario. La maggioranza presenterà una proposta di modifica proprio per fissare una data certa scaduta la quale il Parlamento avrà 30 giorni di tempo per adeguare i nostri stipendi a quelli del resto d'Europa". Detto questo, Corsaro tiene a specificare che "in ogni caso, si tratta di un atto che deve fare il Parlamento e non il governo".

La norma prevista dal governo - Nella norma scritta dal governo si diceva che la commissione Giovannini per il livellamento retributivo Italia-Europa avrebbe dovuto completare i suoi lavori il 31 dicembre del 2011. Ora è molto probabile che il termine venga fissato ad altra data, probabilmente a marzo (altro termine fissato nella legge istitutiva della commissione). Il che vorrebbe dire che il Parlamento avrebbe tempo fino ad aprile per adeguare le retribuzioni di deputati e senatori.
Ma la norma del governo, spiega il deputato del Pd Gianclaudio Bressa, era stata "scritta male" perché non si può "annunciare in un decreto che si interverrà con un altro decreto" che è un provvedimento d'urgenza. "La commissione Affari Costituzionali dunque non è entrata nel merito della norma - conclude - ma ha solo dato parere negativo per il metodo usato, per come era stata scritta".

Fini: "Escludo ipotesi dilatatoria"
- Sul tema è intervenuto anche Gianfranco Fini, escludendo "che ci possa essere un'azione dilatoria o di contrasto nei confronti di quello che inopportunamente il Governo ha inserito nel decreto: la riforma delle indennità e del trattamento economico degli stipendi dei parlamentari, adeguandoli alla media di quelli degli altri paesi europei". Fini ha ricordato che è stata istituita una commissione presieduta dal presidente dell'Istat con lo scopo di per "individuare una modalità che non si discosti troppo da quella già in atto negli altri paesi europei".

Renzi protesta su Facebook - Intanto però non sono mancate le voci di protesta. Matteo Renzi, sul suo profilo Facebook, si chiede: "Ma è davvero possibile che i parlamentari italiani stiano cercando di far saltare dalla manovra la parte che riguarda il loro (piccolo) contributo ai sacrifici?". Il sindaco di Firenze poi ricorda che "noi amministratori per chiudere i bilanci facciamo i salti mortali per evitare di tagliare i servizi ai cittadini. E i signori che siedono in Parlamento fanno i giochini sulle loro indennità che sono le più alte d'Europa? Mi accuseranno di demagogia, ma se è vero loro sono senza vergogna...".

Tabacci: "Polemiche strumentali" - Diversa invece l'opinione di Bruno Tabacci, secondo cui la realtà è più complessa. Secondo il deputato dell'Udc, infatti, lo stipendio di un parlamentare è di 7mila euro ed è garanzia che in Parlamento non ci vadano solo i ricchi. "Io sono figlio di un contadino - rivendica - non ho nessun problema a tornare da dove vengo"



Parificare gli italiani alla media europea - L'ipotesi allo studio è quella di parificare lo stipendio degli onorevoli italiani alla media dei loro colleghi europei. Attualmente un parlamentare a Roma guadagna 11.700 euro, mentre la media dei suoi colleghi nell'area della moneta comune è di 5.400 euro

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