Google +, la guida per i politici e i candidati

Il profilo su Google+ di Pier Ferdinando Casini
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Dopo lo sbarco di Obama, il gigante di Mountain View punta sempre di più sulla comunicazione politica. Il motore di ricerca ha realizzato infatti una guida del suo social network. E gli italiani? Pochi e per nulla attivi

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di Nicola Bruno

Con le elezioni presidenziali che si avvicinano in Francia e negli Stati Uniti (due paesi da sempre all’avanguardia per l’uso dei social media nella comunicazione politica), Google non intende  lasciare il campo libero a Facebook e Twitter. E, così, se ormai si sa molto su quanto possano essere efficaci questi due strumenti durante le campagne elettorali, in pochi conoscono le funzionalità offerte da Google+, il social network lanciato di recente dopo i fallimenti di Wave e Buzz.
Proprio per far conoscere meglio le caratteristiche di Plus a politici, candidati e attivisti, Google ha ora rilasciato una guida online con esempi di successo che arrivano dagli Stati Uniti, Francia e Inghilterra. Per l’Italia, invece, ancora non si segnala nessuna buona pratica.

PAGINE - Come per Facebook (e ora anche Twitter), il miglior modo per sfruttare Google+ è quello di aprirsi una pagina personale. Non solo per raccogliere i voti che i simpatizzanti esprimono in giro per il web attraverso il pulsante +1, ma anche per pubblicare aggiornamenti e dialogare con gli elettori. Da questo punto di vista, ancora una volta, è Barack Obama il migliore esempio da seguire: sulla sua pagina G+ lo staff condivide i video dei discorsi, domande dirette ai cittadini, frecciatine ai Repubblicani, ma anche dettagli privati. E, dal numero di +1 e commenti raccolti, sembra proprio che gli elettori apprezzino molto.
Non sono così aggiornate come quelle di Obama, ma anche nel Vecchio Continente alcuni leader e partiti politici hanno aperto pagine su Google+. È il caso del premier britannico David Cameron o dei due principali partiti francesi UMP e PS sbarcati di recente sul social network di Google: qui i numeri sono ancora bassi, ma c’è star sicuri che con l’accendersi della campagna elettorale diventeranno più consistenti. Più successo sembra avere il candidato del Mouvement Démocrate François Bayrou che si è messo in anticipo sui tempi sui concorrenti e dimostra di saper gestire bene anche questo strumento 2.0.

INCONTRI RAVVICINATI - Se le pagine sembrano comunque riproporre dinamiche già viste su Facebook e Twitter, Google+ offre funzionalità più interessanti e innovative. E’ il caso degli Hangouts, i videoritrovi di gruppo che permettono di interagire in tempo reale con un elevato numero di utenti. Tra i pionieri di questo strumento c’è il programma di Fox News Special Report che sta organizzando una serie di incontri tra i principali candidati alle presidenziali statunitensi proprio su Google Hangouts. Il primo ad aprire le danze è stato Mitt Romney lo scorso 15 novembre.



Una sorta di Town Hall simile a quelli promossi da Barack Obama su Twitter, Facebook e YouTube, ma con un’interazione ancora più diretta con gli elettori.

E GLI ITALIANI? - Per quanto ultimamente siano molto attivi su Facebook e Twitter, si contano davvero sulle dita di una mano gli esponenti politici italiani che hanno aperto un profilo su Google+. I due principali partiti (PdL e PD) non sono pervenuti. Mentre sono i leader di due partiti minori come l’Udc e Italia dei Valori (Antonio Di Pietro e Pier Ferdinando Casini ad essersi mossi in anticipo. Se il primo usa il suo profilo ad intermittenza (l’ultimo aggiornamento è del 18 ottobre 2011), il secondo è sempre prolifico, anche perché rilancia gli stessi post di Facebook e Twitter.
Presente su G+, ma con un profilo poco vivo, è poi il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che continua invece a pubblicare molti messaggi su Facebook e Twitter. Il deputato del PdL Giorgio Stracquadanio ha aperto un profilo senza mai aggiornarlo, mentre l’europarlamentare Gianni Pittella da mesi pubblica molti aggiornamenti (foto e video) che sono però visibili solo a chi è stato accettato dal parlamentare Pd nelle sue cerchie di amici (a parte gli ultimi post resi finalmente pubblici a tutti).
Per ora snobbano il social network di Google gli esponenti politici di successo su Facebook: nessun profilo per Giuliano Pisapia (che durante la campagna elettorale ha puntato molto sui social media), Nichi Vendola (il politico italiano più seguito su Facebook, che da pochi giorni ha iniziato a usare più attivamente Twitter) e il sindaco di Firenze Matteo Renzi promotore del Wiki-Pd.

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