Pdl: arriva (tra i mugugni) la stretta al cumulo di poltrone

Il testo del messaggio mandato da Angelino Alfano ai dirigenti del Popolo della libertà
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Angelino Alfano scrive il nuovo regolamento sull'incompatibilità tra il ruolo di coordinatore locale del partito e cariche elettive o nei cda. Si salvano dalla tagliola i parlamentari, ma tanti altri saranno costretti a scegliere tra i loro incarichi

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Popolo della libertà, si cambia. Finiti i tempi del partito leggero, arrivano le regole. Le norme e i regolamenti. I congressi e le incompatibilità. Niente più nomine dall’alto, niente più cumulo d’incarichi. O almeno, questo è quanto sembra emergere da un documento inviato il 6 dicembre da Angelino Alfano a tutti i dirigenti del partito (coordinatori, consiglieri, parlamentari). E che raccontano abbia già generato non pochi mal di pancia. Perché mette nero su bianco che d’ora in poi chi guiderà il Pdl a livello locale dovrà fare (quasi) solo quello. Basta doppi e tripli incarichi. Arriva il tempo delle scelte.

Il regolamento – “Cari amici, vi invio in allegato il nuovo Regolamento sulle incompatibilità che entrerà in vigore in occasione della celebrazione dei prossimi congressi provinciali e di grandi città”, scrive il segretario Angelino Alfano nel testo della mail che Sky.it ha avuto modo di leggere, inviata agli esponenti del suo partito. E annuncia così di aver dato attuazione all’articolo 35 dello Statuto Pdl sulle incompatibilità “tra le cariche del Movimento e gli incarichi istituzionali e di rappresentanza”, rimasto finora lettera morta.
Il tema è sensibile. E, come emerso anche da una delle ultime riunioni del ‘Tavolo delle regole’ in via dell'Umiltà, in grado di spaccare il partito. Alla fine sono stati salvati dalla tagliola dei doppi incarichi i parlamentari e i consiglieri regionali, provinciali e comunali. Ma il regolamento è arrivato. E avrebbe fatto trasalire, secondo quanto qualcuno racconta, non pochi quadri pidiellini. Perché in tre paginette e cinque articoli realizza la prima piccola rivoluzione dell’era Alfano. In grado di rimettere in discussione assetti di potere interno e poltrone.

Le incompatibilità – Il regolamento riguarda i coordinatori regionali, provinciali e comunali e i loro vice. All’articolo 1 si afferma che non si potranno più cumulare le poltrone dirigenziali locali tra di loro, né con quelle nazionali di responsabile di settore o presidente di consulta. L’articolo 2 vieta di fare il coordinatore ai membri del governo, presidenti di Regione, assessori o capigruppo regionali, presidenti di Assemblea regionale, presidenti di Provincia o assessori, sindaci o assessori di comuni capoluogo, sindaci di città con più di 15mila abitanti. Inoltre, prosegue l’articolo 3, non si può essere dirigenti locali del partito e insieme essere dipendenti Pdl o sedere in un “consiglio di amministrazione di società o aziende a partecipazione dello Stato o delle Regioni o degli Enti locali territoriali”.
Le incompatibilità, dunque, non riguardano i parlamentari, gli eurodeputati e i consiglieri regionali, provinciali e comunali. Ma all’articolo 4 il regolamento stabilisce una norma destinata a generare anche tra di essi qualche lamentela. Perché i coordinatori provinciali e cittadini (non quelli regionali) “che intendano candidarsi" o ricandidarsi "a elezioni politiche, europee, regionali o amministrative, devono sospendersi dal loro incarico" nel partito "sei mesi prima della scadenza dell’organo al quale intendono candidarsi”. Insomma, dovranno scegliere: o l’una o l’altra cosa. O la campagna elettorale, o il ruolo nel Pdl.

Poltrone in bilico – La tagliola delle incompatibilità entrerà in vigore a partire dal “rinnovo della nomina o della carica”. E se i congressi di Province e grandi Comuni stanno per svolgersi, più lontani sono quelli regionali. Ma non è difficile capire, a spulciare gli attuali organigrammi, che le nuove regole faranno non poche ‘vittime’.
A partire dal governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, che adesso è anche coordinatore del partito nella stessa regione, ma dovrà rinunciarvi. Al contrario del vice coordinatore calabrese Antonio Gentile, che si ‘salva’ grazie alla caduta del governo: non è più sottosegretario, ma solo senatore e in quanto tale può tenere il suo posto nel Pdl.
In Campania scampa alla tagliola il coordinatore regionale (e deputato) Nicola Cosentino, mentre dovrà lasciare l’incarico il coordinatore di Napoli Luigi Cesaro, che è anche presidente della stessa Provincia. In bilico anche il coordinatore del Pdl siciliano Giuseppe Castiglione: per restare al suo posto nel partito dovrebbe infatti rinunciare alla presidenza della Provincia di Catania (e di conseguenza anche a quella dell’Upi). E ancora, per fare solo un altro esempio: i deputati Roberto Rosso, Aldo Brancher e Maurizio Paniz se vorranno ricandidarsi alle prossime elezioni politiche, dovranno sospendersi, secondo le nuove regole, dal ruolo di coordinatori Pdl a Vercelli, Verona e Belluno.

Vento nuovo? – L’era post-berlusconiana sta iniziando? Ci sarà una scossa agli organigrammi pidiellini? Reggeranno le nuove regole alle eventuali pressioni degli attuali dirigenti, verranno rispettate e fatte rispettare? Lo si vedrà solo alla prova dei fatti, con i congressi provinciali e comunali che dovrebbero svolgersi entro gennaio. Ma Alfano si mostra convinto della validità del metodo ‘anatomico’: “Una persona non può essere seduta in due poltrone”. E annuncia ancora altro: “A gennaio saremo in grado – dice il segretario al congresso Ppe di Marsiglia – di avere un nuovo organigramma” nazionale. Mentre al congresso in primavera il partito prenderà forse un nuovo nome. Come Berlusconi fortemente vuole.

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