Monti e Berlusconi: questioni di stile. E non solo

Mario Monti e Silvio Berlusconi in aula
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Il lessico, il rapporto con l'Europa e con i media, persino la scenografia della sala stampa di Palazzo Chigi: il nuovo corso imposto dal premier sembra essere distante anni luce da quello del Cavaliere. Al di là degli omaggi e delle formule rituali

Da Berlusconi a Monti: tutte le foto

di Serenella Mattera


Mario Monti omaggia Silvio Berlusconi in Aula. E Silvio Berlusconi, appena uscito dall’Aula, assicura “lealtà” a Monti (il video). Ma a venti giorni dalla nascita del nuovo governo, quella che già all’esordio appariva come una netta discontinuità tra il professore e il Cavaliere, emerge nei riti e nelle parole dell’ennesima manovra economica di questo 2011, come una distanza tra il nuovo premier e il suo predecessore che neanche il fairplay ostentato adesso dai due nei rapporti reciproci, riesce a dissimulare.

La scenografia –
Innanzitutto via, dopo tre anni e mezzo, la riproduzione del dipinto del Tiepolo “La verità svelata dal Tempo”, che Berlusconi aveva voluto (con seno ‘istituzionalmente’ coperto) nella sala stampa di Palazzo Chigi (guarda le foto). Arriva un semplicissimo sfondo azzurrino. E per la conferenza stampa di presentazione della manovra (video), spostata per l’occasione nella più grande e ancor più ‘british’ sala ‘polifunzionale’ nella galleria Sordi, Monti sceglie di apparire con alle spalle solo il logo del governo. Null’altro.

La ‘nuova era’ – L’annuncio della decisione di Monti di presentare agli italiani le linee della manovra nel salotto di Porta a porta, ha subito fatto gridare allo scandalo, al ritorno alla politica-spettacolo berlusconiana, con i suoi riti, i vertici notturni e i messaggi ai militanti, le dichiarazioni a margine, i retroscena, le decisioni prese nella dimora privata del Cavaliere e illustrate nei salotti televisivi.
Ma Monti ha corretto la rotta, facendo precedere la presenza nello studio di Vespa da un passaggio in Parlamento. E dopo il varo delle misure ha impressionato i giornalisti con una conferenza stampa lunga due ore e piena di domande, mentre neanche mezz’ora era durata il 12 agosto quella di Berlusconi, che poco spazio aveva lasciato ai quesiti. Non solo. Il nuovo premier ha anche dedicato oltre due ore e mezza a un confronto con i cronisti stranieri. Un evento che ha portato Tobias Piller, presidente della stampa Estera in Italia, ad esultare: inizia “una nuova era” dopo “il medioevo, l’era della pietra” del governo Berlusconi.

Le lacrime e il sangue “Il nostro cuore gronda sangue”, diceva agli italiani Silvio Berlusconi nel ferragosto 2011, mentre con la sua manovra metteva “le mani” nelle loro “tasche”. Una scena che sembrerebbe fare il paio con le lacrime che il ministro Elsa Fornero non è riuscita a trattenere, il 4 dicembre, nell’annunciare i “sacrifici” contenuti nella nuova manovra. Ma Mario Monti, il professore chiamato “boss” dai suoi studenti, ha subito cancellato qualunque impressione di continuità con il Cavaliere: ha preso la parola per archiviare il momento emozionale (video) e spiegare nel merito le misure, richiamando ‘all’ordine’ la collega: “Commuoviti, ma correggimi”.

Il Monti-style – “Se dovete fare una scelta, ascoltate, non applaudite”, aveva detto Monti ai parlamentari, nel suo discorso di insediamento al Senato il 17 novembre. Come un professore ai suoi studenti. E come un professore è stato ascoltato in Aula il 5 dicembre in un silenzio quasi assoluto, interrotto solo da qualche brusio leghista. Senza la colonna sonora degli ultimi anni, fatta di scroscianti applausi berlusconiani e tuonanti grida antiberlusconiane. “Ovviamente questa manovra è solo l’inizio”, è stato l’avvertimento del premier. “Anche se non proporremo altrettanti carichi ogni 17 giorni…”, ha rassicurato bonario.
Per poi menare la stoccata: “Speriamo che non sia necessario… ma questo dipenderà anche dalla velocità con la quale il Parlamento approverà e convertirà in legge questi provvedimenti”. Silvio Berlusconi, seduto nel suo scranno di deputato, prendeva appunti diligente. In un quadernone bianco, stile universitario.

Il professore e l’imprenditore – Monti oggi si schernisce: “Piuttosto che chiedermi se io sia l’uomo giusto, preferisco fare il mio lavoro”. Berlusconi a ottobre, ancora premier, parlava invece così di sé in terza persona: “Se fosse tutto facile, non credo che quello che è stato considerato l’imprenditore più capace negli ultimi decenni, sia diventato improvvisamente incapace di farlo”.

Monti, l’Europa e noi – Ma al di là dello stile, delle scelte programmatiche e delle misure in concreto inserite nelle rispettive manovre, la distanza ‘di merito’ più profonda tra il professore e il Cavaliere sembra segnata dall’atteggiamento scelto da ciascuno dei due nell’affrontare la crisi e presentarla agli italiani.
Il 12 agosto, mentre la Borsa crollava, Berlusconi spiegava ai suoi cittadini che con la manovra ferragostana il governo ottemperava alle richieste che gli venivano dalla Bce. E che se lui era costretto dalle pressioni europee a “mettere le mani nelle tasche degli italiani”, lo si doveva alla “speculazione” e alla situazione “mondiale”, “planetaria”. Possono dunque apparire quasi come una presa di distanza le parole pronunciate quattro mesi dopo dal presidente Monti, nell’illustrare la sua manovra: “Non chiederei mai un sacrificio perché l’Europa lo chiede, né darei la colpa all’Europa di cose che noi dobbiamo fare e che sono impopolari. Certe cose dobbiamo farle per noi e per i nostri figli, non per l’Europa. E preferisco essere considerato io impopolare piuttosto che l’Europa, perché di me si può presto fare a meno, dell’Europa no”.

Ancora. Il leader del Pdl ha a più riprese affermato che l’euro “non ha convinto nessuno” e alla sua entrata in vigore è legato “l’impoverimento” degli italiani. Monti al contrario spiega che l’euro “non ha bisogno di essere ‘salvato’, perché non è mai entrato in crisi”.
Il Cavaliere sosteneva che “proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo l’Italia sta facendo pesanti sacrifici”, il professore al contrario dichiara che l’euro rischia di essere “distrutto per infamia dell’Italia”. Berlusconi ha ostentato fino all’ultimo il suo proverbiale ottimismo, Monti non nasconde “il rischio di sprofondare nell’abisso”. “Noi vogliamo un’Italia orgogliosa. E che gli italiani non si sentano derisi come accaduto in passato”, afferma il nuovo presidente del Consiglio. E il pensiero va alle risatine di Merkel e Sarkozy a sentir pronunciare in conferenza stampa il nome di Berlusconi.

Manovra economica: tutti i video

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