La casta piange l'addio ai vitalizi. Ma c'è chi dice 'basta'

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I parlamentari si ribellano alle nuove regole sulle loro 'pensioni': qualcuno starebbe pensando alle dimissioni per sfuggire alla tagliola. Ma se la dovrà vedere con i giovani deputati, che al contrario chiedono di abolire tutti i privilegi previdenziali

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Prendi il vitalizio e scappa. Nei corridoi del Parlamento da qualche giorno non si parla d’altro. Un mese ancora, poi la tagliola cadrà inesorabile sulle teste di deputati e senatori: contributivo per tutti e stop alle ‘baby-pensioni’. Chi già pregustava il vitalizio a 50 anni, dovrà aspettare i 60 o 65 anni. Per questo a Montecitorio si racconta che qualcuno aveva già pensato a dimettersi da parlamentare prima del 31 dicembre, per poter così scappare con il “malloppo” maturato. Ma non succederà, assicura Gianfranco Fini. Che in queste ore è stretto tra le pressioni dei tanti deputati che gli chiedono di ammorbidire le nuove regole e quelle di chi, al contrario, le vorrebbe ben più rigide.

La rivolta della ‘casta’ – Da quando i presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani, d’intesa con il ministro del Lavoro Elsa Fornero, hanno annunciato la stretta ai vitalizi, tra i parlamentari di ogni colore politico non si parla d’altro. E le segreterie dei partiti, insieme alle dirigenze dei gruppi, faticano non poco a tenere sotto controllo le proteste. Spiegando che mentre il governo si prepara a chiedere pesanti sacrifici agli italiani, non si può dare ancora l’impressione che la “casta” difenda i propri privilegi.
Ma, tra mugugni soffocati e rassegnazione montante, c’è chi non si fa remore a lamentarsi pubblicamente. Tra tutti, spicca l’onorevole Mario Pepe (ex Pdl, ora al Misto), che ha lanciato una vera crociata. “I prossimi parlamentari saranno i Colaninno e i Montezemolo: solo i ricchi potranno far politica, perché d’ora in poi per una legislatura si prenderanno 900 euro, come una pensione sociale, una miseria”, sostiene Pepe. E in un’intervista a La Zanzara, su Radio 24, si spiega meglio: “Il parlamentare deve avere la serenità economica. Sapete quanti regali di nozze ho fatto quest’anno? Ho fatto il testimone a 21 matrimoni! Sono deputato all’antica, di quelli che prendevano le preferenze, devo ascoltare i bisogni della gente. Ci sono delle spese…”.

‘Generazione Cicciolina’ – Le nuove regole non faranno di certo venir meno i vitalizi già maturati. Ma li ritarderanno, questo sì, di 10 o 15 anni, per chi come Irene Pivetti, Giovanna Melandri o Italo Bocchino avrebbe potuto fare il baby pensionato già a 50 anni. Si salva Ilona Staller, in arte Cicciolina, che i 60 anni li ha appena fatti e i suoi 3mila euro mensili inizierà a riceverli da subito.
Ma tanti altri già piangono miseria. Si racconta alla Camera di un ex parlamentare che aveva presentato come garanzia per un finanziamento il vitalizio che avrebbe dovuto percepire allo scoccare dei 50. E adesso che deve aspettare i 60 anni è in difficoltà. Ma soprattutto, si racconta dell’intenzione di alcuni parlamentari di lungo corso tuttora in carica, di dimettersi prima dello scoccare delle nuove regole, per poter incassare subito il ricco assegno.
Ma lo stop è arrivato da Fabrizio Cicchitto e Dario Franceschini: “Se ci provassero, basterebbe che l’Aula respinga le dimissioni”, hanno detto all’unisono i capigruppo. “Non credo che nessun collega possa seriamente prendere in considerazione l’ipotesi di dimettersi prima dell’approvazione delle nuove norme”, ha affermato Fini.
Una mediazione viene proposta da Giuliano Cazzola (Pdl): si alzi gradualmente l’età di pensionamento da 50 a 60 anni, scaglionando l'aumento su tre legislature. Ma è difficile che ‘l’ammorbidimento’ passi: i presidenti delle Camere sembrano irremovibili e vogliono varare le nuove norme entro il 15 dicembre.

Giovani contro vecchi – Intanto, si leva un moto bipartisan di ribellione dai giovani deputati. “Se lo possono scordare di fare un’operazione solo sulla testa delle nuove generazioni”, tuona Francesco Boccia (Pd). E insieme ad altri chiede che la sforbiciata, con il passaggio al metodo di calcolo contributivo, venga fatta valere non solo dal 2012, ma anche per i vitalizi già maturati dai colleghi anziani. “A partire da Fini e Schifani”, sottolinea dal Pdl Nunzia De Girolamo, che insieme alle colleghe Barbara Saltamartini e Beatrice Lorenzin annuncia un documento bipartisan per chiedere tagli più cospicui. Mentre Gianmario Mariniello, coordinatore dei giovani di Fli, invoca: “Paghi anche la ‘generazione Cicciolina’”.
“Sono orgogliosa di essere la prima (e per ora unica) generazione di parlamentari a non avere i vitalizi”, esulta sulla sua pagina Twitter Anna Paola Concia (Pd). Mentre Annagrazia Calabria (Pdl) e Andrea Sarubbi (Pd) rilanciano l’idea di convertire i contributi versati per i vitalizi in normali contributi all’Inps (e quindi in normalissime pensioni). Questo è del resto il contenuto di una proposta di legge che Enrico Letta (Pd) ha presentato già un anno fa e che prevede la “soppressione” totale degli odierni vitalizi.

Il vento cambia - Anche tra i giovani c’è chi continua a pensarla diversamente, in barba a qualsiasi moto 'anti-casta'. Così Simone Baldelli (Pdl): “E’ incongruo il parallelismo con le pensioni: il vitalizio è nato per garantire l’indipendenza economica degli eletti”, spiega.
Ma il vento sembra decisamente virare nella direzione opposta. Basta chiedere all'Idv, che pure oggi considera le norme lanciate da Fini e Schifani insufficienti: “Solo un anno fa – ricorda Antonio Di Pietro – l’Italia dei valori presentò alla Camera una proposta per la completa abolizione dei vitalizi, ma 22 parlamentari votarono a favore. Soltanto quelli dell'Idv".

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