Il governo prepara la stretta sulle pensioni. No della Cgil

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"Ora basta fare cassa sui più deboli" dice il sindacato. Susanna Camusso: "40 è un numero intoccabile". Angeletti (Uil): oltre 40 anni di contributi "è un obolo, una donazione alle casse pubbliche". VIDEO

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"Inaccettabile"; "Basta fare cassa sui più deboli". Questa la reazione della Cgil alla revisione del sistema contributivo che, secondo indiscrezioni relative alle misure contenute nella manovra Monti, potrebbe avvenire già nel 2012 e modificare al rialzo la soglia minima di contributi per le pensioni di anzianità, per ora fissata ai 40 anni, procrastinandola di 1-3 anni.
Tra le altre norme sarebbe prevista anche l'anticipazione dell'adeguamento dell'età pensionistica delle donne che lavorano nel settore privato a quella degli uomini.
Al momento l'inizio del percorso è fissato per il 2014 con conclusione  nel 2026.

La bocciatura della Cgil - La Cgil considera "inaccettabili" le ipotesi circolate sugli interventi che il Governo sta mettendo a punto in materia di pensioni. "Senza interventi sulla crescita e senza una vera svolta sull'equità - dice il segretario confederale Vera Lamonica - il Paese non esce dalla condizione difficile che si è determinata. Il ventilato blocco dell'adeguamento all'inflazione delle pensioni in essere è esattamente il contrario dell'equità perché colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d'acquisto di salari e pensioni, e non in grado di reggere ulteriori colpi". "Se sono vere le anticipazioni - dice ancora Vera Lamonica - l'approccio ai temi più generali della previdenza sarebbe ancora una volta basato sulla volontà di fare esclusivamente cassa con le pensioni, e sarebbe anche la dimostrazione che il tema giovani viene usato solo strumentalmente, e non per dare risposte effettive".

Soglia minima oltre i 40 anni - La Cgil conferma la sua netta opposizione a cancellare il tetto dei 40 anni, peraltro già oltre 41 con la finestra mobile, e a ulteriori anticipazioni dell'innalzamento dell'età per le donne del settore privato. "Il governo deve sapere che 40 è un numero magico e intoccabile e mi pare che questo sia esaustivo della discussione" ha sottolineato il segretario della Cgil Susanna Camusso (IL VIDEO). Il sindacato chiede di affrontare i privilegi e le disparità che "non sono legati al lavoro dipendente e vanno affrontati sul serio" a partire dalla parificazione delle aliquote tra dipendenti e autonomi.

Anche la Uil dice no - Anche la Uil boccia le ipotesi di  portare a 43 gli anni di contribuzione necessari per accedere alla  pensione. "Sarebbe ingiusto. I lavoratori non avrebbero nessun aumento alla pensione; lavorerebbero gratis. E' un obolo, una  donazione alle casse pubbliche", dice il leader Luigi Angeletti.
A conti fatti, calcola Angeletti un lavoratore dovrebbe pagare il 29% del suo reddito lordo, circa un  terzo, per far fronte ai contributi previdenziali. Su un reddito di 3 mila euro lordi, dunque, i lavoratori ne 'cederebbero' circa 1.000 all'Inps. Ma tutto questo avverrebbe "gratis perché non  riceverebbero nessun aumento alla pensione". Aumentare il tetto dei  40 anni, dunque, sarebbe solo "un obolo che i privati verserebbero alle casse pubbliche", prosegue.
Disco verde, invece, all'ipotesi che sembrerebbe essere il tavolo del governo per estendere il calcolo  contributivo a tutti. "Ogni lavoratore deve ricevere in proporzione a quanto ha  pagato negli anni. Quindi siamo d'accordo che la proporzione debba essere identica per tutti perché, al contrario, significherebbe che c'è un vantaggio che potrà essere legittimo in quanto previsto dalla legge ma che non è equo e bisogna eliminarlo".

Marcegaglia : "C'è da salvare il Paese, non è il momento di porre veti" - Alle proteste dei sindacati risponde Emma Marcegaglia, che afferma come "ormai di intoccabile non c'è più niente. davanti alla crisi dell'eurodebito ed al fatto che le manovre che faremo in Italia sono essenziali anche per salvare l'euro. Tutti capiscano che o ci salviamo tutti o perdiamo tutti - continua la presidente di Confindustria -  Noi siamo d'accordo sul fatto che la manovra debba essere equa. Certamente credo che vadano toccate le pensioni, le pensioni di anzianità: 40 anni non e' un numero invalicabile."

La manovra di Monti - Una manovra 'complessa' che sarà definita nel dettaglio dopo il doppio passaggio Eurogruppo-Ecofin di Bruxelles e la cui entità potrebbe
lievitare nel caso in cui le previsioni di crescita del Pil italiano dovessero essere confermate al ribasso. Questo il quadro che si presenta al governo a pochi giorni dal consiglio dei ministri el 5 dicembre, quando l'esecutivo varerà le misure economiche richieste dalle istituzioni europee.
Ma l'ormai scontata frenata della crescita potrebbe portare a 20 miliardi, dai 13 ipotizzati inizialmente, la correzione necessaria per raggiungere il pareggio nel 2013.

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