Il governo Monti? Il più vecchio d'Europa

Grafico tratto dal dossier di Open Polis "I tecno-­professori. Rapporto sulla composizione del Governo Monti per età e genere".
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Conflitto di interesse, quote rosa ed età media alta. Il nuovo esecutivo tecnico finisce nel mirino di alcune iniziative nate sul web. Che, da una parte, chiedono maggiore trasparenza sui nuovi ministri e, dall’altra, sottolineano l’elevata anzianità

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di Nicola Bruno

Età media alta, poche donne e potenziali conflitti di interessi. Sono i tre aspetti del governo Monti su cui si concentrano di più le attenzioni di chi in Italia utilizza la rete per monitorare l’operato della politica.
C’è chi sfrutta gli strumenti della statistica e del data-journalism per elaborare dossier comparativi sulla composizione di genere e l’età dei nuovi ministri. E chi invece ricorre alle petizioni online per chiedere al premier maggiore trasparenza su quello che viene definito un “governo dei poteri forti e delle banche”.

IL PIU’ VECCHIO D’EUROPA - 62 anni e mezzo. E’ questa l’età media dei 19 ministri che compongono il nuovo esecutivo Monti (se si tiene conto anche dell’ultima nomina di Filippo Patroni Griffi alla Funzione Pubblica, che con 56 anni è uno dei più giovani). Il governo dei “tecno-professori” si conferma così come “quello con l’età media più alta sia fra i 58 che si sono susseguiti in Italia dal 1948, sia fra i 27 esecutivi europei attualmente in carica”. E’ quanto emerge dal mini-dossier realizzato da Open Polis, associazione nota in rete per aver lanciato OpenParlamento, uno dei primi progetti di monitoraggio dal basso della politica.
Mettendo in fila i dati di tutti gli esecutivi attualmente in carica in Europa, l’Italia batte di molti punti Ungheria, Grecia (in seconda posizione con un’età media di 57 anni) e Cipro - terza posizione con 56 anni. Il report di Open Polis ha infatti calcolato per il Governo Monti un’età media di 64 anni, che è pero scesa a 62,6 dopo la nomina dell’ultimo ministro Patroni Griffi.
Si registra, poi, un vero e proprio gap generazionale con Estonia e Svezia, che possono vantare ministri con un’età media di 40 anni, i più giovani in assoluto tra quelli in carica nel Vecchio Continente.
Il dossier di OpenPolis sottolinea anche come Mario Monti sia il premier più anziano (68 anni), “in un’Europa dove non solo i grandi paesi hanno governanti più giovani - Merkel (57 anni) in Germania, Sarkozy (56 anni) in Francia, Cameron (45 anni) nel Regno Unito - ma ci sono ben 11 primi ministri quarantenni”.
Si conferma così una tendenza tutta italiana, per cui i governi tecnici sono anche quelli con l’età media più alta: l’esecutivo Pella del 1953 (58 anni) e quello Dini del 1995 (62 anni) sono tra i più vecchi in assoluto dell’intera storia repubblicana.

POCO ROSA - Altro dato interessante che emerge dall’analisi di OpenPolis riguarda invece la composizione di genere: con solo tre donne su un totale di 19 ministri, il governo Monti ha una “quota rosa” del 16,6%. In questo caso, comunque, non si registra nessuna anomalia rispetto al resto d’Europa, dove la media delle donne nei ruoli chiave del governo è del 19,7%, segno che “una corretta rappresentanza di genere sia ancora un traguardo lontano sia in Italia che in Europa”, sottolinea OpenPolis. Ad ogni modo se si paragona l'Italia con gli stati europei più importanti, anche qui ci troviamo nelle ultime posizioni: in Spagna il governo Zapatero aveva una quota rosa del 43%; Germania e Francia vantano un esecutivo con una forte presenza femminile (rispettivamente 37% e 26%). Tra le grandi nazioni, il nostro paese fa meglio solo del Regno Unito, fermo al 14%

CONFLITTO DI INTERESSE - Punta invece ad ottenere maggiore trasparenza sui membri del Governo una petizione lanciata nei giorni scorsi online. “Chiediamo a Monti di pubblicare subito tutte le informazioni che riguardano il reddito, le proprietà e i precedenti rapporti lavorativi dei suoi membri di governo. Solo alla luce di queste informazioni potremo giudicare le azioni del nuovo governo”, si legge nella petizione che è stata già sottoscritta da oltre 65mila cittadini. Un tema questo su cui è tornato lo stesso Mario Monti che, al termine della cerimonia di giuramento dei nuovi sottosegretari ha dichiarato: "Attenti a parlare di conflitto di interessi, rispetto al quale saremo trasparenti. Chi nella società civile ha avuto delle competenze e ha fatto la scelta di entrare nel governo, non lo ha fatto per trascinare le esperienze passate".
La petizione è stata lanciata da Avaaz, organizzazione presente in oltre 193 paesi e nata da una costola di Moveon.org (una delle prima comunità online di mobilitazione politica, nata nel 1998 negli Stati Uniti come risposta all'impeachment di Bill Clinton). Tra i referenti italiani di Avaaz c'è Giulia Innocenzi, volto noto di "Servizio Pubblico" di Michele Santoro e giornalista del Fatto Quotidiano. Su una base globale di 10 milioni di iscritti, Avaaz può contare su una community di oltre 700.000 utenti in Italia. Attraverso strumenti virali come "scrivi un'email al tuo leader" e azioni sui social media Avaaz conduce diverse battaglie su temi di interesse pubblico come il cambiamento climatico, i diritti umani, la povertà e la corruzione.
Al di là del conflitto di interesse, i promotori della petizione sottolineano anche l’urgenza di approvare quanto prima una legge sulla trasparenza “per far sì che sia il governo che il parlamento siano aperti, accessibili e al servizio dei cittadini”. Insomma, la battaglia per la liberazione dei dati (che in altri paesi, come la Gran Bretagna, fa parte dell’agenda politica degli esecutivi in carica) resta uno dei nodi centrali secondo gli attivisti online. Non solo per evitare potenziali conflitti di interesse, ma anche per permettere ai cittadini di partecipare meglio alla vita pubblica.

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