Governo Monti, ecco il Piano Giarda contro i grandi sprechi

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Nei mesi scorsi il neo-ministro dei Rapporti con il Parlamento ha stilato un dossier per ridimensionare la spesa pubblica, individuando inefficienze e costi inutili. Tutto quello che prevede secondo il Corriere della Sera

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Le reazioni:
Napolitano - Casini (Udc) - Franceschini (Pd) - Romani (Pdl) - Ferrero (Prc) - Cota (Lega) - La Russa (Pdl) - Di Pietro (Idv) - Bernini (Pdl)

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E' vero: in teoria, il suo dicastero non dovrebbe occuparsi di spesa pubblica. Eppure il professor Piero Giarda, da poche ore, ministro dei Rapporti con il parlamento (la scheda) è considerato una vera autorità del settore. Talmente competente da essere stato coinvolto dal precedente ministro dell'Economia Tremonti come coordinatore di una delle commissioni di studio per la riforma fiscale.
Così il "Rapporto preliminare sulla dinamica, struttura e criteri di governo della spesa pubblica" può tornare utile per capire quali potrebbero essere gli orientamenti del nuovo esecutivo sui conti dello Stato.
Ad approfondire il tema è Dario Di Vico, che sul Corriere della Sera scrive come quel rapporto "suddivide la spesa inefficiente in 10 fattispecie".

10 tipi di sprechi da eliminare - "Lo Spreco di Tipo 1 è l'utilizzo di fattori produttivi in una misura eccedente la quantità necessaria. L'esempio è quando due impiegati vengono incaricati di fare un lavoro per il quale uno di loro sarebbe sufficiente".
Seguono a ruota l'acquisto di fattori produttivi pagando prezzi superiori a quelli di mercato, l'adozione di tecniche di produzione sbagliate, l'utilizzo di modi di produzione obsoleti o incompatibili tra loro.
L'analisi di Giarda si concentra anche sul cosiddetto Welfare state e sulla progettazione di opere incomplete, oppure di quelle i cui test di benefici sono superiori ai costi.

La soluzione? Copiare il modello di relazioni tra Roma e Bruxelles - Ma la parte più interessante del "Rapporto" è la revisione del patto di stabilità interno che - come scrive Di Vico - "ha l'obiettivo di ridurre la differenza tra spese finali e entrate proprie di comuni, province e regioni. Il criterio di fondo è quello di dare agli enti locali regole certe e garantite nel tempo, le stesse che governano le relazioni tra Roma e la Ue nell'ambito dell'obiettivo di riduzione del rapporto deficit-Pil".
Certo: il rapporto è stato esteso da Giarda quando era ancora consulente e non ministro. Ma è difficile immaginare che venga completamente ignorato dal nuovo governo di cui lui fa parte.

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