Tutto il Berlusconi IV: i 1.283 giorni del Cavaliere

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Il quarto governo dell’ex premier entra in carica l’8 maggio 2008 e finisce il 12 novembre 2011. In tre anni e mezzo passa da una “maggioranza bulgara” alla conta dei voti. Tra promesse, leggi, gaffe, scandali, successi, ecco il racconto di 43 mesi

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di Valeria Valeriano

Dalla vittoria schiacciante del 2008 alla conta dei voti nel 2011. Dal governo Berlusconi a quello Monti. In tre anni e mezzo il quarto esecutivo del Cavaliere passa dalla più solida maggioranza parlamentare della storia repubblicana, fatta da 344 deputati e 174 senatori, ai 308 sì della Camera che non vogliono dire più maggioranza assoluta. Eppure, dopo i risultati delle elezioni del 13 e 14 aprile 2008, in pochi si sarebbero aspettati un epilogo così. “Trionfa Berlusconi, boom della Lega” e “L’Italia a Berlusconi e Bossi” sono i titoli che gli italiani leggono sui principali quotidiani il giorno dopo le votazioni. Il risultato delle urne non lascia dubbi: la coalizione di centrodestra ha tre milioni di preferenze in più rispetto a quella avversaria. In 25 giorni il Cavaliere forma la sua squadra, accetta l’incarico dal presidente della Repubblica senza la consueta “riserva” (l’unico precedente è il governo Pella nel 1953) e comunica subito la lista dei ministri. L’8 maggio 2008 entra in carica il Berlusconi IV: sessantesimo esecutivo della Repubblica italiana, secondo per longevità (il record è del Berlusconi II che, dopo il governo Mussolini, è anche il più duraturo dall’Unità d’Italia). All’inizio tutto fila liscio e i primi provvedimenti, come l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e il piano di salvataggio di Alitalia, vengono approvati senza grossi problemi. Nel 2009 cominciano le defezioni, che culminano con l’uscita dal Pdl di Gianfranco Fini. I voti blindati dalla fiducia a Montecitorio diventano sempre più frequenti (alla fine saranno più di 50). Altre tegole si abbattono sull’esecutivo: alcune figure chiave vengono coinvolte in scandali e lo stesso premier deve affrontare inchieste, giudiziarie e giornalistiche, spinose come la vicenda Ruby o il caso escort. Dalle facce sorridenti delle elezioni Regionali del 2010, si passa alla sconfitta delle Amministrative 2011, quando il Pdl perde anche la roccaforte Milano. Scendono in piazza gli studenti, i lavoratori, i no Tav, le donne, gli indignati. Non mancano le emergenze. Spazzatura, terremoto, alluvioni e sbarchi tra tutte: il presidente del Consiglio, all’inizio accolto come un salvatore sia a Napoli sia a L’Aquila sia a Messina sia a Vicenza sia a Lampedusa, in una seconda fase riceve fischi e critiche (in Liguria e Toscana, lo scorso ottobre, non si presenta). Fino al lancio di monetine del 12 novembre 2011, il giorno delle dimissioni. In mezzo ci sono guerre, promesse mantenute e mancate, gaffe, barzellette, "politica del cucù" con i leader stranieri: ecco un riassunto dei 1.283 giorni del quarto governo Berlusconi.

MINISTRI. Ventidue ministri, 5 viceministri e 37 sottosegretari: la squadra del Berlusconi IV parte così. A maggio 2009 si allarga con la nascita del ministero del Turismo e con la nomina di 5 viceministri, già sottosegretari. Un anno dopo Claudio Scajola si dimette da ministro dello Sviluppo economico perché non è in grado di spiegare la provenienza dei soldi per acquistare la sua abitazione a due passi dal Colosseo. Berlusconi tiene l'interim per 5 mesi. Fino a ottobre 2010, quando viene nominato Paolo Romani. A giugno dello stesso anno era diventato ministro anche Aldo Brancher (Attuazione del federalismo amministrativo e fiscale): coinvolto nello scandalo Antonveneta, lascia dopo 17 giorni. Il 23 marzo 2011 si dimette Sandro Bondi, ministro dei Beni e delle attività culturali (qualcuno gli addebita anche i crolli di Pompei). Al suo posto arriva Giancarlo Galan.

ECONOMIA. Uno dei primi provvedimenti del nuovo esecutivo è, come promesso in campagna elettorale, l’abolizione dell’Ici sulla prima casa (luglio 2008). Dopo tocca al salvataggio di Alitalia (ottobre 2008), al decreto salva banche (dicembre 2008), al federalismo fiscale (maggio 2009) e allo scudo fiscale (agosto 2009). Poi tutto rallenta. La situazione internazionale fa sentire i suoi effetti anche in Italia. I rapporti tra Berlusconi e Tremonti diventano sempre più precari, i tagli indispensabili e le manovre economiche difficili. Il 3 agosto 2011 il Cavaliere interviene alla Camera per un’informativa sulla crisi e cerca di rassicurare tutti sulla solidità del sistema economico, bancario e politico del Paese nonostante il crollo della Borsa. A fine ottobre il governo manda una lettera all’Ue con i propositi per affrontare la crisi. A novembre, mentre lo spread italiano raggiunge livelli record, Berlusconi predica ancora ottimismo e dal G20 di Cannes dichiara: “Mi sembra che in Italia non ci sia una forte crisi. I consumi non sono diminuiti, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto, i ristoranti sono pieni”. Pochi giorni dopo, con il compito di verificare l’attuazione delle misure promesse da Roma, nel Paese arrivano i commissari europei.

GIUSTIZIA. Sono diverse le riforme invocate da Berlusconi, definite da alcuni “ad personam”, che hanno fatto discutere durante il suo quarto governo. In principio fu il Lodo Alfano (sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato): entrato in vigore nell’agosto 2008, è dichiarato incostituzionale dalla Consulta il 7 ottobre 2009. Segue la riforma delle intercettazioni (definita legge bavaglio), presentata per la prima volta al Parlamento nel giugno 2009 e rimasta incompiuta. A gennaio 2010 arriva il sì del Senato per il “processo breve” (chiamato ancora così anche se ormai il cuore del provvedimento è la norma sulla prescrizione che, se approvata, estinguerà, tra gli altri, il processo Mills), fermo all'esame della commissione Giustizia di Palazzo Madama. Quindi è la volta della legge sul legittimo impedimento del presidente del Consiglio e dei singoli ministri, firmata da Napolitano ad aprile 2010. Già limitata a gennaio dalla Corte costituzionale, è stata abrogata dal referendum del giugno scorso. Tra i provvedimenti destinati a non vedere la luce c'è, forse, anche il “processo lungo”, approvato dal Senato a luglio 2011. Probabilmente finiranno in archivio anche due riforme che Berlusconi ha sempre definito fondamentali. La prima è quella della Carta, la riforma della "architettura costituzionale" e dell'assetto istituzionale del Paese. La seconda è la riforma “epocale” della Giustizia (separazione delle carriere e due diversi Csm) messa a punto da Angelino Alfano, ex Guardasigilli e dal 1 giugno 2011 segretario del Pdl.

DONNE. Elencare tutte le donne che, per un motivo o un altro, sono state affiancate a Berlusconi dal 2008 al 2011 è impossibile. Eccone alcune. Ad aprile del 2009 il Cavaliere partecipa alla festa di compleanno di Noemi Letizia, 18enne di Casoria. Il 3 maggio Veronica Lario, first lady, dichiara di aver chiesto la separazione. A giugno El Pais pubblica le foto, risalenti al 2008, di alcune ragazze poco vestite a Villa Certosa. Alle feste in Sardegna avrebbe partecipato anche la ragazza campana, all’epoca minorenne. Ad agosto 2009 scoppia lo scandalo: la escort pugliese Patrizia D’Addario rivela di aver trascorso notti a pagamento a Palazzo Grazioli. Ad ottobre 2010 arriva il caso Ruby, la ragazza marocchina aiutata da Berlusconi anche con una telefonata in Questura, e il bunga bunga. La lista di giovani (vip ed escort) che, in cambio di regali, favori o soldi, avrebbero partecipato ai festini di Berlusconi è lunghissima. Ma l’ex premier ha sempre ribadito la “correttezza e l'eleganza dei comportamenti di tutti i miei invitati alle feste”, accusando “i porno giornalisti e i porno magistrati” di averlo ricoperto di calunnie.

PROCESSI. I procedimenti a carico del Cavaliere che durante il Berlusconi IV hanno occupato le prime pagine dei giornali si dividono tra Roma e Milano. Nel capoluogo lombardo, il 6 aprile 2011, si apre il processo sul caso Ruby. L’ormai ex premier è accusato di concussione e di prostituzione minorile. Qualche giorno dopo, l’11 aprile, riprende anche il processo sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset (Berlusconi è accusato di frode fiscale). Il 19 settembre 2011 il Cavaliere si presenta al Tribunale di Milano per il processo sul caso Mills: è accusato di corruzione in atti giudiziari dell'avvocato inglese (la prescrizione scatta nel febbraio 2012). Poi c’è il processo Unipol: il 5 dicembre prossimo il gip di Milano, Stefania Donadeo, dovrà decidere sul rinvio a giudizio per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio. A Roma l’ex premier ha due vicende pendenti: pressioni per la sospensione di Annozero (la Procura ha sollecitato l'archiviazione per l'accusa di abuso d'ufficio, la palla è ora nelle mani del gip) e ancora diritti tv Mediaset, una tranche della più ampia indagine della Procura di Milano. Nella capitale il Cavaliere compare anche come parte lesa per le presunte estorsioni ai suoi danni di Valter Lavitola, Gianpaolo Tarantini e Angela Devenuto. L’inchiesta è partita da Napoli, spostata a Roma e poi trasferita in parte a Bari. Ma nel capoluogo pugliese la parte lesa è Tarantini e per Berlusconi, non indagato, l’ipotesi di reato è induzione a rendere false dichiarazioni alla magistratura. Si è concluso il 18 ottobre scorso, invece, il processo Mediatrade: l'ex premier, prosciolto, era accusato di frode fiscale e appropriazione indebita.
In tre anni e mezzo, però, Berlusconi non deve badare solo ai suoi processi e, come li definisce più volte, ai “giudici comunisti” che lo “perseguitano”. Alcune inchieste coinvolgono uomini a lui molto vicini: Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, e Denis Verdini, coordinatore Pdl, chiamati in causa per gli appalti illeciti nella ricostruzione post terremoto in Abruzzo; Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia, indagato per collusione con la cosca camorristica dei Casalesi e più tardi nell'ambito dell'inchiesta sulla nuova P2; Alfonso Papa, deputato Pdl, e l’inchiesta P4; Marco Mario Milanese, anche lui deputato Pdl, e le accuse di corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e associazione per delinquere; Francesco Saverio Romano, ministro per le Politiche agricole, rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa; Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, indagato per reati d’ufficio, turbativa d’asta e truffa aggravata per aver favorito una holding di cooperative vicina a Cl in un appalto (nel marzo 2011 i pm chiedono l’archiviazione) e sentito per la vicenda P4.

LEGGI. Uno dei vanti del quarto governo Berlusconi è la lotta alla mafia, con arresti eccellenti (tra cui 32 super latitanti) e l’inasprimento delle pene. Dal 31 gennaio 2010 è legge il Piano nazionale antimafia e dal 9 giugno 2011 è in vigore il Codice delle Leggi Antimafia. Altro successo è l’introduzione del reato di stalking, fortemente voluto dal ministro Mara Carfagna. Fa parte del decreto Maroni, approvato nell’aprile 2009: un pacchetto che contiene, tra l’altro, anche l’introduzione delle discusse ronde. Sempre il ministro dell’Interno, sempre tra le polemiche, nell’agosto dello stesso anno vara la direttiva sulla tessera del tifoso (obbligatoria dalla stagione calcistica 2010-2011). Pochi mesi prima, a febbraio, aveva visto la luce il provvedimento anti fannulloni del ministro Brunetta e la sua riforma della pubblica amministrazione. Approvata con tante polemiche anche la riforma Gelmini: il primo settembre 2009 è entrata in vigore per la scuola elementare (maestro unico) e media (test Invalsi), un anno dopo per le superiori (inglese obbligatorio, voto in condotta che fa media, riordino degli indirizzi) e da gennaio 2011 per l’Università (nuove regole di reclutamento per professori e ricercatori, codice etico, meritocrazia, limite al mandato dei rettori). Non va in porto, invece, la riforma della Protezione civile, proposta nel 2009, che l’avrebbe trasformata in una società per azioni. Nello stesso anno si blocca anche il decreto legge per impedire la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione dei pazienti. Il Consiglio dei ministri lo approva in extremis mentre inizia la procedura per fermare la nutrizione artificiale di Eluana Englaro, la ragazza che ha vissuto in stato vegetativo per 17 anni dopo un incidente stradale. Il capo dello Stato non firma. La sera stessa il cdm, riunito in sessione straordinaria, approva un disegno di legge con gli stessi contenuti del decreto e lo trasmette al Senato. La morte di Eluana avviene alle 19:35 del 9 febbraio, mentre a Palazzo Madama si discute sul ddl (che verrà ritirato dal governo in cambio della discussione del testo più articolato sul testamento biologico e sulla disciplina dei casi di fine vita).

ESTERI. I giornali stranieri dedicano spesso la copertina a Berlusconi. E più volte, dopo incontri e vertici internazionali, sulle prime pagine finiscono le sue gaffe e barzellette. Come quando a novembre del 2008, durante una conferenza stampa con il presidente russo Medvedev, definisce il neo eletto presidente Obama “bello, giovane e abbronzato”. Qualche giorno dopo fa “cucù” ad Angela Merkel. A febbraio del 2009 dice al presidente francese Sarkozy, sposato con Carla Bruni: “Guarda che la tua donna te l'ho data io”. Ad aprile dello stesso anno fa saltare il cerimoniale di un vertice Nato per una telefonata e qualche giorno prima viene sgridato dalla regina Elisabetta durante il G20 di Londra. È un successo, invece, il G8 del luglio 2009 spostato dalla Sardegna a L’Aquila. A pochi mesi dal terremoto la città accoglie e commuove i grandi del mondo.
A far discutere sono i rapporti di Berlusconi con alcuni leader stranieri. A dicembre del 2010 l’allora premier italiano indica il tunisino Ben Ali e l'egiziano Mubarak tra i suoi migliori amici. Ma a creare polemiche è soprattutto il legame con Gheddafi: dal trattato di amicizia firmato il 30 agosto 2008 a Bengasi, alle visite del Colonnello in Italia (la prima nel giugno 2009) con tutti gli onori, al baciamano in Libia (marzo 2010). Poi l’appoggio alla guerra contro il Raìs (marzo 2011). E il 20 ottobre, quando Gheddafi viene catturato e ucciso, il Cavaliere commenta: “Sic transit gloria mundi”. Gli attacchi sul suolo libico, come tutte le altre missioni italiane all’estero, creano frizioni tra Berlusconi e la Lega. Sotto accusa soprattutto la presenza in Afghanistan, dove dal maggio 2008 muoiono 33 militari (45 dall’inizio dell’operazione). In tre anni e mezzo l’ex premier non ha fatto visita al contingente italiano. 

EMERGENZE. Il 21 maggio 2008 il primo consiglio dei ministri operativo della quarta era Berlusconi si riunisce a Napoli. La città è in piena crisi per i rifiuti che ricoprono le strade. Il Cavaliere promette che le libererà dalla spazzatura e viene accolto come un salvatore. Nonostante gli interventi del governo non si trova una soluzione definitiva e il problema continua a ripetersi. E per Berlusconi arrivano le contestazioni. Altra emergenza che in una prima fase fa guadagnare consensi all’ex premier è il terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009. Berlusconi arriva nelle zone colpite poche ore dopo il sisma (tre mesi dopo ci porta anche i leader del G8) e assicura: “Nessuno sarà lasciato solo”. Un anno dopo, però, gli aquilani scendono in piazza con le carriole per protestare. Plausi e contestazioni si mescolano anche a Messina, colpita dall’alluvione l’1 ottobre 2009, e nel Veneto, sommerso dall’acqua tra ottobre e novembre 2010. Tante promesse e non tutte mantenute pure a Lampedusa, messa a dura prova dagli sbarchi dei migranti iniziati nei primi mesi del 2011. A marzo il Cavaliere va sull’isola e dichiara: “Diventerò lampedusano anch’io, ho comprato casa qui”. Ma tra il dire e il fare si mette di mezzo il demanio. C’è ancora di mezzo il mare, invece, tra Sicilia e Calabria: il ponte di Messina, così come l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, non esce dal tunnel delle promesse (l'Italia avrà contribuito a costruire anche questo oltre a quello, caro alla Gelmini, tra il Gran Sasso e Ginevra?).

PROTESTE. Nei tre anni e mezzo del Berlusconi IV sono numerosi i momenti di tensione in piazza. Nell’autunno del 2008 nasce l’Onda, il movimento degli studenti contro la riforma Gelmini. Protestano anche gli operai Fiat, gli insegnanti e tante altre categorie di lavoratori e precari che salgono su tetti, gru e monumenti per farsi ascoltare. Cortei anche per Popolo viola, donne (“Se non ora quando”), no Tav e indignati ( la manifestazione del 15 ottobre 2011 viene rovinata da un gruppo di giovani che trasforma Roma in un campo di battaglia). Tra maggio e giugno 2009, per la cessione ormai certa di Kakà, contestano il loro presidente anche i tifosi del Milan. Gli stessi che due anni dopo gioiscono per l’unico scudetto rossonero del quarto governo Berlusconi. Il 13 dicembre 2009, invece, il Cavaliere subisce un’aggressione nella sua città: dopo un comizio viene colpito al viso da una miniatura del Duomo di Milano lanciata da un uomo, Massimo Tartaglia (poi assolto perché non imputabile). Qualche giorno prima, il 5 dicembre, un milione di persone (90mila secondo la questura) si erano ritrovate a Roma per il No B day.

URNE. Il 28 e 29 marzo 2010 si vota in tredici regioni: il centrodestra si riconferma in due (Lombardia e Veneto) e ne strappa quattro (Calabria, Lazio, Campania, Piemonte) al centrosinistra. “Sono sceso in campo e questa è la mia vittoria”, esulta Berlusconi. Ma alle amministrative 2011 la sua discesa in campo non basta più: tra sindaci e presidenti di Provincia il centrosinistra, a maggio, batte gli avversari 29 a 12. La svolta è rappresentata da Milano e Napoli, sfide più attese, che voltano le spalle ai candidati del Cavaliere. Il 12 e 13 giugno 2011 è la volta dei referendum abrogativi. Berlusconi “consiglia” di non andare a votare ma, per la prima volta dal 1995, il quorum viene raggiunto e superato. Vince il sì per tutti e quattro i quesiti (due riguardano la privatizzazione dell’acqua, uno il nucleare e l’altro il legittimo impedimento). E per le regionali in Molise dello scorso ottobre l’ex premier non ci mette neppure la faccia.

CHI VIENE E CHI VA. A segnare il Berlusconi IV sono soprattutto le grandi fughe. La prima importante defezione all’interno del partito avviene nel febbraio 2009. Ad andare via è il fedelissimo Paolo Guzzanti. Ma a creare più problemi è la rottura con Gianfranco Fini. Dopo il pubblico scambio di accuse ad aprile 2010, durante la direzione nazionale del Pdl, il presidente della Camera forma un nuovo gruppo parlamentare, Futuro e Libertà. È il 30 luglio 2010. Il 29 settembre l’ex premier si presenta a Montecitorio con un discorso programmatico in cinque punti per dimostrare che la maggioranza regge nonostante il “tradimento” di Fini. Incassa la fiducia. Così come il 14 dicembre 2010, quando in una capitale agitata dalle rivolte studentesche, il governo si salva per tre voti. Emblematico è il caso del responsabile Domenico Scilipoti che, eletto nelle fila dell'Idv, passa ad appoggiare il Cavaliere. Ma le fughe dal Pdl non si fermano. Anche Gabriella Carlucci, berlusconiana della prima ora, lascia il partito a inizio novembre 2011. L’8 la Camera approva la riformulazione del Rendiconto generale dello Stato 2010, bocciato il 10 ottobre, con appena 308 voti e un astenuto: Berlusconi non ha più la maggioranza, sale al Quirinale e annuncia le dimissioni dopo l'approvazione della legge di Stabilità. Il 12 novembre 2011 finisce il quarto governo dell’era Berlusconi. E il settimanale inglese The Economist dedica la copertina all’ormai ex premier italiano: “That’s all, folks”.

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