1994-2011: Berlusconi allo specchio delle sue parole

Le trenta parole più utilizzate dal premier uscente durante il suo videomessaggio del 13 novembre 2011
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Da una parte il videomessaggio storico della "discesa in campo", dall'altra il discorso in cui spiega i motivi delle dimissioni. Cosa è cambiato nel lessico del premier uscente in 17 anni di attività politica. GUARDA IL CONFRONTO

I DISCORSI DI BERLUSCONI A CONFRONTO: LA GALLERY

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di Filippo Maria Battaglia


Per qualcuno è finita un'era; per qualcun altro si è chiusa solo una fase. Ma le dimissioni di Silvio Berlusconi, rassegnate il 12 novembre 2011, se non la fine di un'epoca, segnano comunque la chiusura di un'intera stagione.
Non sembra casuale allora la scelta del premier uscente di affidare a un videomessaggio l'uscita di scena dal governo, così come avvenuto nell'ormai storico filmato di diciassette anni fa, con l'annuncio della "discesa in campo".
Per confrontarlo, abbiamo scelto il meccanismo delle tag cloud (guarda l'album fotografico con tutti i raffronti): basta inserire le parole in siti come Wordle per ottenere una rappresentazione grafica in cui i vocaboli si dispongono con una dimensione diversa a seconda di quante volte vengono utilizzati nel testo. Come se fossero delle nuvole.

Tra i due messaggi (guarda il confronto), vi sono senz'altro diverse analogie, o comunque dei forti rimandi: il "Paese" del discorso 1994 torna a essere evocato nel 2011, ma stavolta è affiancato alla parola "Italia". E ovviamente non mancano "governo" e soprattutto "libertà", uno dei termini più frequentemente utilizzati nelle sortite in pubblico di Berlusconi.

Ma le differenze sono piuttosto significative: il discorso della discesa in campo segna una fortissima accezione volitiva. Il verbo "volere" è citatissimo ed è in gran parte utilizzato alla prima persona, singolare o plurale. Non solo: tocca alle parole "serenità" e "speranza" puntellare il messaggio di fiducia del futuro premier.
Concetti, questi, che si eclissano nel discorso dello scorso 13 novembre, sostituiti da "crisi" e "moneta".
E c'è di più: al posto del "volere" di 17 anni fa, spunta il "dovere" e la "responsabilità" di questi giorni. Una sfumatura non solo semantica

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