Il pressing del Pdl su Napolitano per l'ok a Monti

Gianni Letta e Silvio Berlusconi in una foto d'archivio
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Silvio Berlusconi si è dimesso ma ha posto condizioni per l'appoggio al governo tecnico: Letta, programma per l'Europa e durata dell'esecutivo. Ma intanto lo stesso Letta fa un passo indietro

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Silvio Berlusconi lascia e Giorgio Napolitano, con un timing serratissimo, procederà alle consultazioni per assegnare entro domani sera l'incarico a Mario Monti. L'opposizione esulta ma, prima ancora dei partiti, a festeggiare sono i cittadini che per tutto il giorno hanno contestato il Cavaliere e che si sono ritrovati davanti al Quirinale ad attenere la notizia ufficiale delle dimissioni del capo del governo.
Da domani sera dunque sarà l'ex commissario Ue il nuovo inquilino di palazzo Chigi, che potrà contare sull'appoggio pieno delle attuali opposizioni e, alla fine, anche del Pdl che dopo giorni di discussioni, e rischi di spaccature, ha accettato di sostenere un esecutivo tecnico ponendo però dei precisi 'paletti': primo fra tutti l'ingresso di Gianni Letta nel governo (il sottosegretario ha però poi annunciato al Colle di fare un passo indietro, con senso "di responsabilità e dello Stato", per "evitare di essere un problema o un ostacolo").
La richiesta di un ingresso di Letta nel governo il Cavaliere l'aveva fatta direttamente a Monti nel corso del pranzo a palazzo Chigi, ricevendo però un no secco dal rettore della Bocconi e neosenatore a vita, intenzionato a procedere in solitario nella stesura del programma così come nella composizione della squadra di governo che deve essere tutta 'tecnica'.

Un tentativo di mediazione tra le parti sarebbe stato fatto anche dal Quirinale sul 'nodo Letta' anche se l'idea di un governo tecnico sostenuto dal Pdl ma senza la presenza di suoi ministri potrebbe diventare un importante viatico per non rompere definitivamente l'alleanza con la Lega Nord.
Un ragionamento fatto con lo stato maggiore del partito riunito a palazzo Grazioli in un vertice carico di tensione, non solo per la decisione di doversi arrendere ed accettare un governo guidato da Monti, ma anche per le contestazioni di piazza che hanno accompagnato ministri e dirigenti.

Il sì a Monti però non significa accettare tutto a scatola chiusa. Berlusconi lo ha ribadito a muso duro anche al Quirinale in un faccia a faccia che nel Pdl non esitano a definire gelido e carico di tensione. Il Cavaliere ha ribadito la richiesta di volere Letta nell'esecutivo come 'rappresentate' del centrodestra in più avrebbe preteso che il programma del nuovo governo ricalcasse gli impegni presi dal suo esecutivo con l'Europa.

Stessi concetti che oggi la delegazione del Pdl guidata da Angelino Alfano ripeterà al Quirinale. L'esito dell'incontro sarà riferito dal segretario del partito ai dirigenti pidiellini in un vertice che dovrebbe tenersi già stasera. Insomma disponibilità a votare la fiducia a Monti facendo chiarezza sugli obiettivi dell'esecutivo.
Il nuovo premier - è la linea condivisa dal Pdl - deve capire che con i nostri numeri possiamo staccare la spina quando vogliamo. La decisione ufficiale, il Pdl la prenderà in un nuovo ufficio di presidenza che si riunirà una volta ascoltato il discorso ed il programma con cui Mario Monti chiederà la fiducia in Parlamento.

Chi invece non sembra essere proprio disposta a cambiare idea è la Lega Nord pronta già, come ha annunciato Umberto Bossi, a "fare l'opposizione". Il nuovo esecutivo avrà poi il sì compatto di Pd, Udc e Terzo Polo mentre l'Italia dei Valori si riserva di ufficializzare il suo appoggio dopo aver valutato il programma del nuovo governo.

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