Napolitano e la crisi: se il presidente diventa supplente

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Il pressing sulle riforme, le telefonate coi leader europei, la nomina di Monti a senatore a vita: da garante della Carta, il capo dello Stato ha assunto nelle ultime settimane un ruolo da protagonista. Occupando uno spazio lasciato vuoto dalla politica

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Crisi economica, fibrillazione dei mercati, spread alle stelle: è la sera di giovedì 10 novembre quando Barack Obama decide di fare un giro di telefonate con i leader europei. Chiama Germania, Francia e Italia.
A Berlino parla con Angela Merkel, a Parigi sente Nicolas Sarkozy. Poi interpella Roma. Ma, anziché telefonare a Palazzo Chigi, si mette in contatto con il Quirinale. E in un rapido colloquio esprime “fiducia nella leadership” del presidente della Repubblica, lo incoraggia per la sua azione in un momento difficile e lo ringrazia per quello che sta facendo.
In queste ore, Obama non è il solo a decidere di chiamare il Colle, anziché il capo del governo. Nell’ultima giornata, l’ufficio di Napolitano ha ricevuto le telefonate della cancelleria Angela Merkel, del presidente francese Nicolas Sarkozy, di quello tedesco Christian Wulff.
Non solo: nella serata di venerdì 11 novembre sarà il capo dello Stato a ricevere per primo il presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, che solo dopo incontrerà in una cena di lavoro il premier.

Obama, Von Rumpuy, Sarkozy e Merkel si sono incontrati di recente al G20 di Cannes. Con loro, non c’era però Napolitano, ma Berlusconi: a lui spettava - e fino alle sue effettive dimissioni dovrebbe spettare - il compito di rappresentare l'Italia nella maggior parte dei summit internazionali.
Questo, almeno sulla carta. La cronaca di questi ultimi giorni racconta però una storia diversa, con la presenza del capo dello Stato sempre più evocata da gran parte dei leader europei: da Sarkozy che, nella stessa occasione della controversa risata sull'inaffidabilità del premier a Cannes, ha espresso “fiducia nelle istituzioni italiane”; e dalla Merkel, che attraverso il suo portavoce a fine ottobre si è augurata che Berlusconi la pensi come Napolitano.

Più indizi, un'unica interpretazione: è sul presidente della Repubblica che - come ha scritto Eugenio Scalfari – “si concentra da tempo la fiducia del Paese e di tutti i governi dell'Europa e dell'Occidente”.
Una fiducia partita in sordina dopo un’elezione risicata (solo con i voti del centrosinistra), incoraggiata dalle iniziali rassicurazioni ("Porterò al Quirinale due cose: la mia lunghissima esperienza di deputato e il mio attaccamento alle istituzioni parlamentari") e che – tra sporadiche contestazioni e vibranti tirate di giacca - ha raggiunto forse la sua massima popolarità durante il 150esimo anniversario dell’Unità.
Discorsi accorati, in difesa di "una sola Italia", cui sono seguiti richiami alla responsabilità e al sacrificio, qualche rumorosa ramanzina alla politica e ai suoi costi, corredati dalla rinuncia concreta ad aumenti e dalla decurtazione di antichi vitalizi.

Il risultato? Una rapida ascesa nella fiducia degli italiani (secondo un sondaggio Ispos, piace a più di otto cittadini su dieci) che è andata di pari passo, nei momenti di instabilità politica, con un sempre più marcato pressing sulle riforme richieste dall’Europa.
Prima le generiche raccomandazioni sull’unità da tenere nei momenti della crisi e nelle risposte da dare alla richieste dei mercati; poi il pressing sempre più fitto su premier e maggioranza dopo la mancata approvazione del rendiconto; la richiesta all’opposizione di evitare ostruzionismi; e, infine, dopo il mancato raggiungimento del quorum alla Camera da parte del centrodestra, il comunicato in cui si annunciano le dimissioni del premier.

Non è bastato. I mercati hanno continuato l'altalena? Il Colle ha fatto pressione sui presidenti delle Camere in modo da far approvare il più fretta possibile la legge di stabilità. Lo spread è rimasto alle stelle? E allora è arrivata la nomina a senatore a vita di Mario Monti, corredata da due incontri in pochissime ore e con la sempre più accreditata ipotesi di un governo tecnico a guida dell'economista della Bocconi.
E' a quel punto che è arrivata la telefonata di incoraggiamento di Obama, l'offerta di sostegno e il plauso per l'attività svolta. Un colloquio cordiale, come si fa tra capi di governo. O tra capi di stato, quando la casella dell'esecutivo è momentaneamente vacante.

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