Il Quirinale: legge di stabilità, poi dimissioni del premier

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La nota del Colle dopo il colloquio tra Napolitano e Berlusconi. Nel pomeriggio il governo non aveva ottenuto la maggioranza alla Camera sul rendiconto dello Stato: 308 sì, 321 non votanti, tra i quali 11 deputati di centrodestra

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Legge di stabilità, poi le dimissioni del premier. Questa la linea emersa in un incontro di circa un'ora tra il premier Berlusconi e il capo dello Stato Napolitano, secondo quanto riferisce una nota del Quirinale, dopo che il governo non ha raggiunto la maggioranza assoluta a Montecitorio. L'Aula della Camera ha approvato infatti il disegno di legge di rendiconto generale dello Stato per il 2010 (provvedimento sul quale il governo era andato sotto in ottobre) e i voti a favore sono stati 308, ben sotto la soglia di 316 necessaria per la maggioranza. Un deputato si è astenuto e i non votanti sono stati 321.

La nota del Colle - "Il presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea", recita la nota. "Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione".
Nella serata di martedì 8 novembre Silvio Berlusconi ha confermato la linea dettata dal Quirinale (segui qui tutti gli aggiornamenti).
La Legge di Stabilità, con il maxi emendamento annunciato dal governo, deve essere approvata dal Parlamento entro fine anno ma ci si può aspettare adesso una accelerazione dell'iter legislativo.

11 i non votanti del centrodestra - A non votare, oltre all'opposizione, 11 deputati di centrodestra. Per quanto riguarda il Pdl si tratta di Roberto Antonione, Fabio Fava, Gennaro Malgieri, Giustina Destro e Alfonso Papa (agli arresti domiciliari). Assenti al voto anche gli esponenti del Misto Calogero Mannino, Giancarlo Pittelli, Luciano Sardelli, Francesco Stagno D'Alcontres e Santo Versace. Si è invece astenuto Franco Stradella, del Pdl.

Bersani: "La maggioranza non c'è più" - "Questo voto ha certificato, su un atto dirimente per la governabilità del Paese, che il governo non ha la maggioranza in quest'Aula" ha detto il leader del Pd Pierluigi Bersani (guarda il video). "Chiedo al presidente del Consiglio - ha aggiunto Bersani - con ogni forza, che prenda atto finalmente della situazione, che compia un atto. Rassegni le dimissioni". (guarda il video conl la reazione del premier).
Dopo il voto sul rendiconto dello Stato, mentre anche la stampa estera osserva con attenzione la crisi politica nel nostro Paese, Piazza Affari rallenta i guadagni e lo spread sale fino a sfiorare i 500 punti.

Francheschini: "Esecutivo di transizione" - Anche il capogruppo Pd Dario Franceschini, dopo il voto sul rendiconto, chiede le dimissioni del governo e un esecutivo di transizione.  "Tutti i sondaggi indicano che il Pd vincerebbe le elezioni con qualsiasi schieramento. Se fosse una questione di interessi di parte noi vorremmo il voto subito ma, siccome cè un emergenza nel Paese, serve un governo di transizione che affronti le misure economiche e faccia una nuova legge elettorale", ha detto dopo il voto sul rendiconto. Per Di Pietro invece l'unica strada per affrontare la crisi della maggioranza sono le elezioni anticipate (guarda il video).

Riunione straordinaria del governo - Il presidente del Consiglio, subito dopo il voto, si è messo a controllare il tabulato dei voti che gli è stato consegnato dalla sottosegretaria Laura Ravetto. Poi è stata convocata presso la Sala del Governo una riunione straordinaria a cui hanno preso parte il presidente del Consiglio e vari ministri: Umberto Bossi, Giulio Tremonti, Roberto Maroni, Franco Frattini, Altero Matteoli e Maria Stella Gelmini. Presenti anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti e il segretario del Pdl, Angelino Alfano. "C'è un problema di numeri, decidiamo subito cosa fare" avrebbe detto il premier ai suoi. Prima del voto l'affondo di Bossi: "Il premier lo faccia Alfano". Il vertice di governo si è poi spostato a Palazzo Chigi.

E su un biglietto il premier scrive: "Dimissioni"
- Chi lo ha visto da vicino descrive il premier come "frastornato", ma l'impressione di qualcuno è che sia determinato a volere il voto di fiducia alla Camera. Intanto i fotoreporter in Aula alla Camera hanno immortalato un biglietto autografo del premier dopo il voto. Berlusconi prende appunti e scrive testualmente: '308 (meno 8 traditori). E poi: 'Prenda atto'. E infine: 'dimissioni'.

Paniz col premier, Vitali: "Dimissioni" - "Il presidente sa quello che deve fare" il commento del deputato Pdl Maurizio Paniz (guarda il video), il cui nome era circolato nell'elenco dei cosiddetti "frondisti".
"Su un voto fondamentale la maggioranza si è fermata a quota 308. Di fronte a questi numeri ci sono atti consequenziali da adottare" afferma invece in una nota Luigi Vitali, Componente del Direttivo Parlamentare del Pdl e considerato un fedelissimo del premier. "Non voglio entrare nel merito delle defezioni che non condivido e che biasimo - continua- però i numeri sono quelli e si deve mettere fine allo spettacolo immondo di parlamentari che si sono messi in proprio".

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