Un passo avanti, un passo indietro. Governo alla conta

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Oggi alla Camera il voto sul rendiconto. Berlusconi smentisce le dimissioni, ma ai suoi dice: deciderò dopo l'esito in Aula. Maggioranza a 311. Le opposizioni studiano una strategia comune: verso l'astensione a Montecitorio. LA RASSEGNA STAMPA

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"Avanti fino alla fine. Se il Governo è destinato o meno a cadere lo si saprà solo in Parlamento". Così sentenzia il quotidiano la Padania di martedì 8 novembre.
Dopo la giornata convulsa di lunedì, che ha visto rincorrersi voci e smentite sulle dimissioni di Silvio Berlusconi, con la Borsa e lo Spread sull'ottovolante, oggi è il giorno del voto alla Camera sul rendiconto dello Stato. E Berlusconi resiste: "Non me ne vado". (GUARDA IL VIDEO)

Berlusconi decide dopo il rendiconto - Silvio Berlusconi attende l'esito del voto sul rendiconto alla Camera per decidere sul futuro, se fare un passo indietro o continuare nell'azione di governo. L'intenzione del premier sarebbe quella di ascoltare la Lega e riconvocare lo stato maggiore del Pdl per prendere la decisione finale. Questo quanto emerso dal lungo vertice notturno del Pdl a Palazzo Grazioli.

Gli scenari -
A Palazzo Grazioli sono stati esaminati diversi scenari: nel caso ci fossero i numeri, Berlusconi ribadirà l'intenzione di andare avanti. E' stata anche presa in considerazione l'ipotesi che la maggioranza in Aula non otterrà i numeri necessari. In quel caso, è stato il ragionamento fatto dai presenti, ci sarebbero solo le elezioni.
A Palazzo Grazioli sarebbe anche emersa l'ipotesi di un altro tipo di governo ma alcuni presenti avrebbero messo in chiaro la possibilità che su questo scenario il Pdl potrebbe dividersi. Al riguardo peserebbe anche l'incognita Lega Nord. Berlusconi avrebbe ribadito di voler prender ancora del tempo anche se i big del Pdl gli avrebbero chiesto ancora una volta di valutare la possibilità di fare un passo indietro.

"Il Rendiconto dello Stato passerà con le astensioni" - Il Rendiconto dello Stato avrà il timbro del Parlamento. L’opposizione intera si asterrà, dunque per assurdo ad approvarlo basterebbe un singolo voto - scrive Ugo Magri sulla Stampa- . Berlusconi salvo? Niente affatto. Anzi, nonostante la sua ostinata resistenza, non si vede come possa tirare avanti. Il governo ha un febbrone da cavallo, e le votazioni di oggi saranno il termometro. Se sul rendiconto la maggioranza non darà prova di essere tale, può accadere addirittura che Berlusconi debba salire sul Colle a dimettersi già questo pomeriggio. Glielo chiede l’intero Pdl con una rimarchevole eccezione (lui). E da ieri pure la Lega vorrebbe che Berlusconi in quel caso gettasse la spugna. Se il Cavaliere facesse finta di niente, e provasse a tirare avanti lo stesso, l’opposizione gli lancerebbe contro un’apposita mozione di sfiducia da discutere subito in Parlamento, prima ancora che la Camera si pronunci sulla manovra per l’Europa (in gergo si chiama «maxi-emendamento alla legge di stabilità»). La decisione, sceglie la prudenza Bersani, verrà presa stasera in base alle votazioni".

La conta dei voti, nel caos -
Secondo i quotidiani in edicola, dunque, la questione non è se il voto il rendiconto otterrà l'ok, ma quanti saranno i voti della maggioranza.
"Camera, maggioranza a 311 voti" titola il Corriere a pagina 8. "Sulla carta - si legge nell'articolo di Monica Guerzioni - se i partiti di opposizione non cambieranno linea rispetto all'intenzione di astenersi compatti, pd, terzo Polo e Idv possono avere fino a 315 voti, contro i 311 a cui rischia di fermarsi la maggioranza. La previsione lasciata filtrare dai centristi potrebbe essere ottimistica, perché molti «malpancisti» ritengono che il documento finanziario sia «un atto dovuto». Ma i due schieramenti tengono coperte le rispettive strategie e i colpi di scena non sono esclusi".
In realtà, "il pallottoliere delle minoranze dava questo responso in caso di voto di fiducia; 312 voti per il fronte Fini, Casini, Bersani, Rutelli e Di Pietro e 311 per Berlusconi e Bossi".

Strategie d'opposizione  -
"Astensione e poi mozione di sfiducia". Questo lo scenario ipotizzato da Repubblica nell'articolo di pagina 10 a firma di Giovanna Casadio. "Il nodo astensione/voto contrario sarà sciolto da tre appuntamenti - si legge sul quotidiano di Ezio Mauro - la presidenza del gruppo Pd (alle 10); la riunione dei capigruppo di tutte le opposizioni allargata anche ai liberaldemocratici Daniela Melchiorre e Tanoni e al repubblicano Giorgio La Malfa (alle 11.30); l'incontro tra Bersani e i leader Radicali Marco Pannella e Emma Bonino. (...) Ma oggi l'opposizione deciderà se presentare o meno la mozione di sfiducia".

Da destra sinistra - "Venitemi a prendere - titola Libero - In caso di sfiducia, l'obiettivo sono elezioni subito:candidato premier lui stesso (Berlusconi, ndr) oppure Alfano"
"Non me ne vado": questa l'apertura de il Giornale.  "Morale - precisa nel suo editoriale Alessandro Sallusti - Non se ne andrà perché lo chiedono Casini, Bersani e Fini. Non perché anche tra alcuni dei suoi fedelissimi serpeggia la paura di perdere la posta tutta. Non perché risolverebbe un problema del Quirinale. Se ne andrà soltanto quando la metà più uno dei deputati e senatori che lo hanno messo lì diranno che hanno cambiato idea".
Secondo l'Unità, invece, quella cui stiamo assistendo è "La fine della Seconda repubblica". Saper uscire di scena è l'impresa umana più difficile - scrive Pietro Spataro nell'editoriale - C'è chi sa farlo al momento giusto. chi rinvia sperando di salvarsi e chi, infine, resiste con ostinazione barricandosi. Costi quel che costi. Berlusconi appartiene senza dubbio alla terza categoria".
Il Manifesto affida ogni commento a una vignetta di Vauro da titolo: Berlusconi:"Voglio vedere in faccia chi mi tradisce". Sotto alla scritta un gruppo di persone col viso coperto: "Ok ragazzi - dice un uomo - via il cappuccio". 

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