Berlusconi: "Prima la legge di stabilità, poi mi dimetto"

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Il premier si arrende: "Prendo atto che non ho più la maggioranza" (ASCOLTA L'AUDIO). Poco prima l’incontro al Colle con Napolitano, che con una nota aveva annunciato la svolta. Alla Camera il rendiconto di bilancio passa con soli 308 sì. VIDEO, FOTO

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"Dopo il varo della legge di stabilità ci saranno le mie dimissioni in modo che il capo dello Stato possa aprire le consultazioni e decidere sul futuro: non spetta a me" decidere, "ma io vedo solo la possibilità di nuove elezioni. Il Parlamento è paralizzato". Dopo la nota del Colle il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, interviene telefonicamente al Tg5 e conferma il suo passo indietro dopo l'approvazione della legge di stabilità.
Una decisione dettata dal voto sul rendiconto dello Stato. Il governo non ha raggiunto infatti la maggioranza assoluta a Montecitorio. L'Aula della Camera ha approvato il disegno di legge di rendiconto generale dello Stato per il 2010 (provvedimento sul quale il governo era andato sotto a ottobre) con 308 sì, ben sotto la soglia di 316 necessaria per la maggioranza. Un deputato si è astenuto e i non votanti sono stati 321 (guarda le foto della giornata).
Nello stesso giorno l'Ue ha inviato all'Italia un nuovo ultimatum per chiedere misure aggiuntive e risposte chiare entro l'11 novembre.

Vertice a Palazzo Grazioli, ipotesi Alfano premier
- Al termine di una giornata convulsa e cruciale per lo scenario politico italiano, Berlusconi ha riunito i suoi fedelissimi a Palazzo Grazioli per studiare le prossime mosse. Secondo fonti del Pdl, il premier sarebbe pronto a lanciare Angelino Alfano (ex ministro della Giustizia e ora segretario del partito) come suo successore. Un nome sul quale converge anche la Lega Nord. La riunione, alla quale hanno preso parte anche Umberto Bossi e Giulio Tremonti, si è conclusa dopo circa tre ore.

La nota del Colle
- La debacle a Montecitorio aveva spinto il premier a salire al Colle per un colloquio con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Al termine dell'incontro, che si è svolto nel tardo pomeriggio di martedì, il Quirinale ha pubblicato una nota: "Il presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea", recita il comunicato. "Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione".

Berlusconi: "Dare ai mercati la prova che facciamo sul serio" –
Il premier conferma la linea del Quirinale intervenendo nella serata di martedì al Tg5: "Il governo non ha più la maggioranza che credevamo di avere", spiega Berlusconi al telefono. "Dobbiamo preoccuparci di ciò che accade sui mercati finanziari che non credono che l'Italia sia capace di approvare le misure che l'Ue ci ha chiesto. Credo sia la prima cosa di cui preoccuparci. Dobbiamo dare ai mercati la dimostrazione di fare sul serio. La cosa importante è fare il bene del paese". E all'opposizione chiede "di consentire il varo urgente di queste misure di stabilità" che conterranno "tutte le richieste dell'Europa". Poi, intervenendo al Tg1, ha ribadito che dopo le sue dimissioni vede solo le elezioni: "La situazione di questo Parlamento, che è stata fotografata oggi sul Rendiconto, conferma la fotografia esatta della realtà: non sarebbe pensabile dare responsabilità di governo a chi ha perso le elezioni, in democrazia si fa così". Quanto ai parlamentari del Pdl che hanno deciso di non appoggiare il governo il premier dice: "Non ho provato solo sorpresa, ma anche molta tristezza e dolore in certi casi, perché le persone che hanno ritenuto di lasciare la nostra parte politica erano persone a cui ero anche molto legato personalmente da anni, erano tutte persone che avevano partecipato all'inizio di Forza Italia e c'era un rapporto non solo politico, ma anche di amicizia".

Bossi: "Che succede? Chiedete a Napolitano" - Ai cronisti a Montecitorio che gli chiedono cosa accadrà dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, invece, il leader della Lega Umberto Bossi dice: "Intervistate il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano".

Bersani: "Oggi una svolta" - L'annuncio delle dimissioni del presidente del Consiglio "è una svolta, che salutiamo con grande soddisfazione", spiega soddisfatto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che subito dopo il voto alla Camera era tornato a invocare un passo indietro del premier.
Guardando alla crisi Bersani sottolinea come sia "urgente che le dimissioni del presidente del Consiglio consentano di aprire una nuova fase".
Quanto alla legge di stabilità, Bersani dice: "Ci riserviamo un esame rigoroso del contenuto dell'annunciato maxiemendamento per verificare le condizioni che ne permettano, anche
in caso di una nostra contrarietà, una rapida approvazione".
Poi attacca il premier: "Il Pd ritiene sconcertante che con le sue prime dichiarazioni il presidente del Consiglio, battuto alla Camera e dimissionario, cerchi di condizionare un percorso che è pienamente nelle prerogative del Capo dello Stato e del Parlamento".

Casini: "Bene, ma evitare campagna elettorale" -
L'esito dell'incontro tra Napolitano e Berlusconi "dimostra che una via d'uscita" c'era ma "sono convinto che Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale". Lo dichiara il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini.

Il dubbio: governo tecnico o elezioni – Si susseguono le dichiarazioni sul futuro del paese,se sia meglio affidarsi  a un governo di transizione o se sia meglio andare alle urne. A SkyTG24 ha parlato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che a proposito ha detto: “La prima cosa è votare la legge di stabilità, dopo di che il ruolo fondamentale è quello del presidente della Repubblica, che noi rispetteremo. Noi non vediamo margini per un governo di larghe intese, prendiamo atto che in questi anni non è stato possibile costruire nessuna intesa con l’opposizione. Per noi la strada maestra è quella delle elezioni”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, secondo il quale (intervistato sempre da SkyTG24) “il problema semmai è vedere ora se esiste un’altra maggioranza”. Per questo, dice: “Meglio le elezioni”.

Legge di stabilità al Senato la prossima settimana - Il Senato dovrebbe licenziare in prima lettura il ddl stabilità entro venerdì 18 novembre. Lo ha riferito il relatore di maggioranza, Massimo Garavaglia (Lega), precisando che "non sono previste procedure particolari" alla luce dell'incontro tra il premier, Silvio Berlusconi, e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Mercoledì 9 novembre sarà presentato l'emendamento Ue da parte del governo e qualche emendamento del relatore - ha detto Garavaglia - poi bisognerà prevedere i tempi per i subemendamenti e a seguire il voto in commissione".
L'approdo nell'aula di Palazzo Madama del provvedimento, su cui Berlusconi ha annunciato la fiducia, è previsto per martedì 15 novembre. "Contiamo di chiudere entro venerdì della prossima settimana", ha detto Garavaglia aggiungendo che "sarà difficile rispettare alla lettera" i tempi inizialmente indicati e che "ci sarebbe uno slittamento di un paio di giorni". 

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