La lettera Ue e le riforme: Berlusconi lotta contro il tempo

Silvio Berlusconi in una foto al G20 di Cannes
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Mentre i partner europei lo incalzano a mantenere gli impegni presi, il premier assicura che entro 15 giorni arriveranno i primi via libera. Ma sono 16 le scadenze da rispettare, secondo i giovani di Fli, che hanno lanciato il 'countdown' delle riforme

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di Serenella Mattera

Il contatore ha iniziato a macinare giorni e ore. Le misure promesse devono essere attuate nelle scadenze indicate nella lettera all’Unione europea. Ma con una maggioranza parlamentare sempre più debole, l’opposizione ha buon gioco a sibilare che il governo non ce la farà.
Silvio Berlusconi ha garantito ai leader europei che in 15 giorni i primi provvedimenti, contenuti nell’emendamento alla legge di stabilità, saranno definiti. Ma gli interventi promessi sono numerosi, ricordano i finiani, che hanno fatto partire il countdown: mancano 26 giorni alla prima scadenza, 423 giorni all’ultima.

"10-15 giorni" per il maxi-emendamento –
E’ il maxiemendamento alla legge di stabilità licenziato mercoledì notte dal Consiglio dei ministri, il primo provvedimento concreto esibito dal premier Berlusconi ai partner stranieri nel G20 di Cannes dopo la lettera all'Ue. Con l’apposizione della fiducia del provvedimento, fra 10-15 giorni tutte le misure contenute in quel testo saranno “determinate e definite”, ha affermato il Cavaliere. In concreto, entro quel termine l’esecutivo conta di incassare in Senato (accelerando i tempi con un voto di fiducia) il primo via libera parlamentare. Ma il testo ancora non c'è e con ogni probabilità non arriverà a palazzo Madama prima di lunedì, dal momento che tecnici e ministri sono ancora al lavoro per definire le misure che in esso saranno inserite e quelle che invece dovranno essere rimandate a un futuro decreto.

L’incalzare europeo – “Il presidente Silvio Berlusconi ci ha riferito i risultati della riunione del governo italiano (il via libera al maxiemendamento, ndr). Ne abbiamo preso atto con interesse, ma anche lui sa che la questione non è il contenuto del pacchetto ma se sarà applicato”, ha detto a Cannes un Nicolas Sarkozy niente affatto tenero, ultimamente, verso il nostro esecutivo. Ma anche il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy è stato chiaro sull’urgenza: “L’Italia ha un’economia forte – ha osservato – ma devono stare molto attenti e devono attuare tutto ciò che hanno promesso. E’ una questione di credibilità”.

Le scadenze del decreto sviluppo –
“Presenteremo” il decreto sviluppo “entro la metà di questo mese, come ci siamo impegnati a fare”, diceva Berlusconi il 3 ottobre. Ma a un mese di distanza, di quel provvedimento non c’è ancora traccia. Sebbene siano circolate alcune bozze. E nonostante le ripetute rassicurazioni del premier. “Entro la metà di ottobre presenteremo il decreto”, ribadiva il 7 ottobre il Cavaliere. Ma il giorno 14 invitava ad avere ancora un po’ di pazienza: “La prossima settimana arriverà il decreto per la crescita e lo sviluppo”. Mentre la settimana successiva, il 18 ottobre, spiegava: “I soldi non ci sono. Dobbiamo inventarci qualcosa. Non c’è nessuna fretta”. E il 19: “Spero di poter annunciare qualcosa in settimana. Comunque quanto prima”. Il 28 ottobre, infine, dopo aver delineato il programma delle riforme nella lettera all’Ue: “Dalla prossima settimana presentiamo le misure in Parlamento”, ha detto il premier.

'Il contatore delle riforme' – Per incalzare il governo, Generazione Futuro, il movimento giovanile di Futuro e libertà, ha pensato bene di mettere in fila tutte le promesse fatte dal governo all’Ue in quella che ironicamente definiscono la “letterina di Babbo Natale”. E ha fatto partire sul suo sito un vero e proprio countdown, con un contatore che scandisce inesorabilmente il passare di giorni, ore, minuti e secondi per ben 16 provvedimenti attesi.
E’ stato lo stesso Berlusconi a indicare del resto nella lettera a Bruxelles i termini entro i quali il suo esecutivo si impegna ad adottare le misure necessarie per uscire dalla crisi. E così, per fare solo qualche esempio, Generazione Futuro ha gioco facile a calcolare che mancano appena 26 giorni al “piano di dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico” atteso per il 30 novembre.
Molti di più, 208, sono invece i giorni che ha ancora a disposizione il governo per realizzare la “riforma della legislazione del lavoro” che dovrebbe contenere i cosiddetti ‘licenziamenti facili’, anche per motivi economici. Ma la scadenza del maggio 2012 appare comunque molto vicina, dopo le proteste scatenate dalla sola ipotesi di una legge del genere. Tant’è che il premier a Cannes ha dovuto rassicurare i partner europei che tratterà con i sindacati sull'argomento.
E ancora. La delega fiscale-assistenziale dovrà essere esercitata entro il 31 gennaio (88 giorni), altrimenti scatterà la clausola prevista dalle manovre estive con tagli lineari alle oltre 400 voci dell’assistenza fiscale. Mentre l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione ha 329 giorni per essere varato. Ma serve la doppia approvazione di Camera e Senato e al momento il ddl è ancora al primo esame delle commissioni di Montecitorio.
Paradossalmente, invece, il governo può star tranquillo sulle pensioni, il tema più controverso alla vigilia. La lettera all'Ue non contiene nessuna scadenza nuova sull'argomento: tutti gli impegni erano già stati assunti.

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