Prodi e Amato: "Fare presto e bene"

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Dopo l'appello di Napolitano sulla possibilità di larghe intese, il governo viene messo sotto pressione da molti commentatori perché vari al più presto le misure anti-crisi. Dura presa di posizione del Corriere della Sera. La rassegna stampa

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Dopo l'appello del Capo dello Stato, che ha chiesto "misure anticrisi efficaci e improrogabili", arrivano anche dai giornali in edicola  nuove pressioni sul governo perché vari al più presto le misure per portare il Paese fuori dalla crisi.

Il Sole 24 ore pubblica un appello firmato da Romano Prodi, Giuliano Amato, Alberto Quadrio Curzio e Paolo Savona dal titolo "Fare presto e bene". "Nel giro di ore l'Italia deve risultare credibile tanto ai suoi partners istituzionali quanto al mercato. E' responsabilità  ineludibile di tutte le forze politiche, e in primo luogo della maggioranza, creare le condizioni perché tale credibilità sia assicurata" scrivono i firmatari. "Il momento è drammatico ed esige l'adozione di provvedimenti immediati e quantitativamente adeguati a fronteggiare l'emergenza. Ogni ritardo - proseguono  - può avere conseguenze irreversibili per l'intero paese e le nostre banche per prime potrebbero uscirne depauperate e paralizzate nella loro essenziale funzione di finanziamento delle imprese produttive".

Ferruccio de Bortoli, dalle pagine del Corriere della Sera, scrive che l'impressione che diamo in Europa è quello di un "paese alla deriva", divisi tra gli scontri interni a maggioranza e opposizione: "I destini personali prevalgono su quelli generali. La paura di perdere voti su quella di perdere il paese". E anche se, secondo il direttore del Corriere, divisioni simili ci sono nell'opposizione, ormai "il tempo di Berlusconi è finito. La resistenza del Cavaliere non ha più senso". L'unica strada percorribile, per De Bortoli, è "rendere possibile subito, con un gesto responsabile un esecutivo di emergenza - anche a guida di un esponente della maggioranza - che concordi con l'opposizione tempi e modi per scongiurare il pericolo di un fallimento e l'onta internazionale di vedere il Paese con il cappello in mano".

Sul Messaggero, il direttore Mario Orfeo scrive che "l'Italia può ancora salvarsi ma occorre un'azione decisa con misure anche impopolari. La politica deve agire in fretta, decidere e non annunciare, realizzare e non promettere", mentre Oscar Giannino, sempre dalla pagine del quotidiano romano sostiene che "se la notte non avrà portato consiglio oggi sarà di nuovo tregenda. E alla fine ci si dovrebbe consegnare a una squadra di gendarmi del Fmi, se avremo bisogno di aiuti che in pochi giorni l'Efsf europeo non può darci. Il Fondo Monetario non tratta, ma impone programmi di risanamento".

Completamente diversi l'analisi di Alessandro Sallusti dalla pagine de Il Giornale. Secondo il direttore del quotidiano della famiglia Berlusconi, l'intervento di Napolitano va letto come un commissariamento "un'opposizione irresponsabile che minaccia di non onorare gli impegni presi con l'Europa".
"Chi è davvero con le spalle al muro è Bersani - sostiene Sallusti - se non otterrà lo scalpo del premier nelle prossime ore dovrà scegliere se contribuire a salvare l'Italia o mettersi dalla parte degli speculatori".

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