Sacconi: "Scontri di Roma indicano il rischio di terrorismo"

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Il ministro del Lavoro torna a evocare il pericolo di azioni violente: "Nuclei organizzati operano clandestinamente". L'Idv: "Riferisca alla magistratura". Olga D'Antona: "Eviti di creare altre spaccature"

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Dopo l’allarme lanciato ai microfoni si SkyTG24, il ministro del Lavoro Sacconi torna sul rischio di attentati terroristici nel nostro Paese. "Quello che è  successo a Roma è sì  sintomo di insofferenza giovanile, ma indica anche che sono al lavoro nuclei organizzati che operano clandestinamente per trasformare il disagio in rivolta", dice Sacconi in una nota, con riferimento agli scontri durante la manifestazione degli indignati del 15 ottobre.

"I terroristi e i violenti organizzati in Italia, come dimostrano i decenni tristi che abbiamo vissuto, non sono venuti da Marte: li abbiamo allevati nelle nostre scuole, nelle nostre università, nelle nostre case. E con molta tolleranza politica, culturale, istituzionale. La Germania non ha fatto così", afferma ancora. "Che cosa significa ciò? Significa che il terrorismo non nasce da lucide elaborazioni estremiste prodotte all'interno del quadro politico, ma nasce dal ventre della società, da pulsioni che diventano irrefrenabili quando la dialettica politica da strada diventa linea politica. Ricordiamo l'uccisione del commissario Calabresi: per oltre due anni Calabresi è stato indicato, anche sulla stampa 'borghese', come il defenestratore di Pinelli creando il clima e il 'contesto' (ricordate Sciascia?) in cui è maturato, fino alla scontata conclusione, il delitto Calabresi. Facciamo un salto di quasi trent'anni: abbiamo scordato 'il contesto' in cui è maturato l'assassinio di Marco Biagi?".

"Il ministro Sacconi sta facendo un gioco pericoloso. Se le cose che sta dicendo corrispondono a notizie certe e fatti circostanziati ha il dovere di riferirle alla magistratura e al suo collega Maroni, perché si tratterebbe di circostanze di una gravità inaudita" commenta il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi. "Se, invece - aggiunge - si tratta di strategia della tensione per disinnescare le polemiche legate alle sorti del governo e alle sue politiche sul lavoro, allora saremmo di fronte ad un comportamento gravissimo ed irresponsabile".

Il rischio terrorismo in Italia  purtroppo c'è. E' come un fenomeno carsico, che attraversa lunghi  periodi di sommerso e poi può tornare a comparire. Ciò non toglie  che il ministro Maurizio Sacconi farebbe bene a non evocarlo e soprattutto dovrebbe evitare di creare spaccature ulteriori sia con il sindacato che con il mondo dei lavoratori", il commento di  Olga D'Antona, deputato del Pd e vedova del giuslavorista ucciso dalle Nuove Brigate Rosse il 20 maggio del 1999.

Domenica il segretario della Cgil Susanna Camusso aveva detto: "Spero che il ministro parli perché ha degli elementi e non per inquinare il clima". Anche il giuslavorista, senatore Pd, Pietro Ichino critica le dichiarazioni del ministro: "Credo che il rischio di un'azione violenta da parte di terroristi non sia oggi maggiore di ieri e che comunque non debba essere usato per limitare il dibattito sulle  questioni di politica del lavoro, soprattutto sulle questioni calde, delicate come quella che è sulle prime pagine dei giornali in questi giorni" ha detto a Radio 24.

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